Gv 21,15-19

 

Sulle rive del lago di Genezareth, Gesù risorto è apparso agli apostoli che, dopo la delusione della sua morte in croce, erano tornati al loro mestiere di pescatori. Condivide con loro un pranzo a base di pesci che Gesù stesso ha preparato, dentro un'atmosfera di presenza umanissima in cui, tuttavia, palpita il mistero. La modalità stessa con cui Gesù si avvicina loro "prese il pane e lo diede loro e così fece del pesce" evoca l'Eucaristia di cui il pane stesso è simbolo. Gesù è al centro di questa comunità nuova di cui fanno parte gli apostoli credenti in lui. E proprio ora Egli si rivolge a Pietro, che di questa comunità il Signore stesso sta per eleggere capo. La domanda con cui sta per provocarlo, provoca fortemente anche noi. È qui che ci immergiamo, curiosi di una realtà esistenziale importantissima per vivere la fede, oggi.

 

v. 15a    Quand`ebbero mangiato,

Notiamo che questo stare insieme nella gioia conviviale all'aperto, in riva al lago, é anche richiamo a quella mensa di vita che è l'Eucaristia: il pane spezzato, pane che Gesù ha spezzato per nostro amore in croce. La collocazione è importante circa quello che viene immediatamente dopo.

v. 15b    Gesù disse a Simon Pietro: "Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?"

Di per sé anche se non venisse ripetuta (come invece vediamo in seguito) la domanda è sorprendente. A colui che lascerà come guida dei suoi discepoli, come capo della giovane chiesa, Gesù non chiede se è sapiente, colto, prudente, esperto conoscitore di uomini e cose. Gesù va al cuore del mistero dell'uomo che è sete di amore, e al cuore del mistero di Dio che è per eccellenza l'amore creatore e salvatore. Inoltre Gesù domanda a Pietro se il suo amore per la sua persona è tale da superare l'amore degli altri uomini per lui. È una domanda dunque perentoria, fortissima, che esclude mezzi termini, blande sfumature. Ma - chiediamoci - non è proprio della natura dell'amore questa esigenza di assoluta radicalità?

v. 15c Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci i miei agnelli".
L'affermazione di Pietro è semplice, immediata. È immediato anche il conferimento ad essere pastore: uno che pasce, uno che si prende cura - attenzione! - non subito delle pecore ma degli agnelli, ossia della parte più fragile del gregge. Dovrà cioè preferire i piccoli, i lontani, i deboli, i poveri, i peccatori.

v. 16 Gli disse di nuovo: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci le mie pecorelle". .

Ecco l'insistere da parte di Gesù che ripete la domanda e il ripetersi di una risposta che è tutta appesa a quel "tu sai". Pietro sa che il Signore conosce il suo cuore. La sua risposta esprime anzitutto la sua fiducia in Lui. Alla ripetuta domanda e risposta segue il conferimento di maggiore ampiezza. Non solo gli agnelli, la parte più debole del gregge, ma anche quella adulta e forte: le pecore.

v. 17 Gli disse per la terza volta: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?". Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene". Gli rispose Gesù: "Pasci le mie pecorelle.
Emerge ora un parallelo per contrasto. Simone, in mezzo ai servi nella casa di Caifa, immediatamente prima della passione di Gesù, per paura aveva tre volte rinnegato Gesù. Qui l'invito delicatissimo di Gesù è a impegnarsi a una triplice professione di amore, "perché la lingua di Pietro non abbia a servire all'amore meno di quanto ha servito al timore" (G.Zevini). L'apostolo comunque si rattrista di questa insistenza di Gesù, ma non cade in confusione. La sua reazione è fare appello a Gesù come la Verità in persona: "Tu sai tutto, tu conosci che io ti amo!". Ed è la condizione della fiducia assoluta, senza ricadute sull'avvilente senso del proprio errore.

v. 18 In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi".
Gesù aveva proclamato: "Non c'è amore più grande che dare la vita". Egli, per primo, la diede in croce per noi. Ecco perché, nei riguardi di Pietro, Gesù offre addirittura un quadro profetico di quello che sarà il martirio di Pietro con quei verbi che alludono alla crocifissione di Pietro che, secondo la tradizione più antica, sarebbe stato crocifisso come il Maestro, ma a testa in giù.

v. 19 Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: "Seguimi".  

La pura bellezza del passo è questa cesellatura finale, resa dall'imperativo: "Seguimi!" in cui riecheggia, ma in ben più ardente atmosfera, il primo "Seguimi" là, sul lago di Tiberiade (cf Gv 1,43). Ora Pietro segue il Maestro senza più esitazione. Lo sprona e lo incoraggia la Parola del Signore: "Se qualcuno vuole servirmi mi segua e dove sono io, là sarà anche il mio servo".

  

C'interessa cogliere che il ripetersi della domanda posta da Gesù segna un crescendo. È messo in chiara evidenza dall'uso progressivo del verbo amare che in italiano resta tale e quale ma nel testo originale vede l'alternarsi di due verbi. Gesù chiede per due volte mi ami, usando il verbo agapá? mentre Pietro risponde due volte ti amo col verbo pileo. La terza volta anche Gesù usa il verbo "pileo" che è meno intenso del primo; ma è come un volersi abbassare per raggiungere Pietro dentro il suo limite. Qui è proprio la nota esegetica circa l'uso di questi verbi del testo originale, che ci apre al significato profondo del testo e anche della sua attualizzazione per noi oggi. Gesù si rende conto che Pietro, in quel momento è incapace di "agape" (=amore fino al dono completo del dare la vita) e, nel suo infinito protendersi a salvare, si accontenta di "pileo": un amore di amicizia profonda, dentro un rapporto di fiduciosa intimità. D'altro canto Gesù non sottace quel che chiede al leader della sua comunità di credenti: pascere vuol dire infatti procurare nutrimento, come ha fatto Gesù. Procurarlo con la Parola, l'Eucaristia, e una vita tutta donata fino al sacrificio totale di sé è quello che Gesù addita a Pietro, in una prospettiva di futuro che però è permeata di quella fiducia di cui si nutre il loro rapporto. Quel "seguimi" sfolgora di questa certezza: Gesù lo precederà sempre. E sarà Pastore e Vita, Pastore e Gioia, Pastore e Salvezza. Dentro questo testo la domanda è provocatoria e vitale per me, per te, per ogni uomo e donna. Perché AMARE È VIVERE. E AMARE GESÙ CHE È LA VITA, Colui che ha ingoiato la morte proprio per amore, mi apre i veri orizzonti della mia realizzazione personale e quella di una civiltà nuova: civiltà, appunto, non della violenza ma dell'amore. Anche il fatto che Gesù abbassa momentaneamente il tiro, usando l'espressione un po' riduttiva di Pietro, dice che non ho da temere. Verrà anche la mia, la nostra maturazione totale. Come è avvenuta per Pietro.

·      Colgo l'importanza e la forza di questo dono di Gesù che illumina e dà senso al mio vivere?

·      Confrontandomi con la figura di Pietro, trovo che alcuni suoi atteggiamenti sono anche miei?

·     Posso rispondere con Pietro: "Tu sai tutto, tu sai che ti amo!"?

·   Sono ben persuaso/a che non "conosco" veramente Gesù, se questa conoscenza non mi spinge a seguirlo anche quando la "testimonianza" chiede uno scotto costoso?

·    Come mi rapporto al Papa, successore di Pietro, alla Chiesa, continuità di un gregge che Gesù stesso vuol "pascere"?

In clima di raccoglimento lascio che il cuore percepisca anche rivolto a me il forte interrogativo: Mi ami tu? E chiedo con fiduciosa insistenza al Signore di creare Lui stesso in me le condizioni e le modalità della mia risposta personale al suo AMARMI PER PRIMO.