Isaia 55,1-4.6

 

È un brano del Deuteroisaia, vissuto circa 500 anni a.C.
Profeta dalla fede vigorosa esprime, con uno stile solenne, un contenuto di consolazione.
Scrive questo testo quando è già compiuto il tempo dell'esilio in Babilonia e si rivolge a chi, realizzando un nuovo Esodo, torna a Gerusalemme e sta per riedificarla, più bella di prima. In questi versetti e in quelli che seguono c'è una forte tensione escatologica segnata dall'alleanza eterna che estende il patto (patto nuziale!) a tutti i popoli di tutti i tempi. In questa alleanza anch'io sono, oggi più che mai, chiamata ad entrare.

Sono quattro i piccoli nuclei del brano.

v.1 Un imperativo rivolto a chi ha sete, dov'è poi sottolineato che anche chi non ha denaro può ottenere cibo e bevande.

v.2a Un interrogativo circa il cattivo utilizzo delle proprie sostanze.

v.2b-3a Altri imperativi: come caldo invito all'ascolto visto in rapporto alla possibilità di sfamarsi ed avere vita.

v.3b-6 La solenne promessa di un'alleanza che durerà sempre.

Fuori struttura: l'imperativo a cercare il Signore in un tempo favorevole.

 Colpisce anzitutto l'invito pressante, scandito da una serie di verbi all'imperativo. Il profeta ci rende persuasi che, al grande banchetto della gioia di Dio, siamo chiamati "tutti".

Vi si può accedere non in base a particolari meriti personali, poteri, ricchezze, ma a un unico criterio discriminante: bisogna essere "assetati". Interessante "rivisitare" il tema della sete di Dio nella Bibbia:"Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio. L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente" (Sl. 42,2-3); "O Dio, tu sei il mio Dio, di te ha sete l'anima mia" (Sl.63,1); "Il Signore è il mio pastore, ad acque di ristoro mi conduce" (Sl.23,2). Nel suo vangelo Giovanni ci presenta in Gesù colui che è la profonda risposta alla sete dell'uomo:"Chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno" (4,14). E afferma solennemente: "A chi ha sete io darò dell'acqua che zampilla fino alla vita eterna" (7,37).
Oltre all'acqua (cfr. v.1a) gratuitamente è offerto vino e latte. Attenzione alla simbologia! Se l'acqua è vista come sorgente di vita, mezzo di purificazione, potenza cosmica, il vino è segno di gioia in quanto accresce il senso vitale, il latte, per il fatto d'essere il primo nutrimento del bambino, è visto come una bevanda di vita.
L'interrogativo è provocatorio: perché spendere il patrimonio ( progetti , energie vitali) per raggiungere cose che, essendo caduche, finite e spesso vane, non saziano? L'allusione al pane, evoca ancora, in Gesù, una promessa di vita: "Io sono il pane della vita" (Gv. 6).

L'invito è per "cose buone, cibi succulenti" che richiamano la gioia del banchetto escatologico. È importante lasciar risuonare in noi questo tema del banchetto, così pregnante nella Bibbia. Dal banchetto-celebrazione dell'esodo dall'Egitto (Es.12) alle evocazioni profetiche del banchetto messianico (Is.25,6; 56,11-15; Sl.22,5), al banchetto nel giardino del Cantico (Ct.5,1) a quello della festa nuziale nella parabola (Mt. 9,15) alla cena del Signore in cui istituisce l'Eucarestia (Lc. 22,16-18) al banchetto escatologico di Mt. 5,6 e Lc.22,29-30, questa immagine colma di gioia e di speranza il cuore attento di chi si nutre di parola biblica. Il tono più profondo dell'intimità segnata da questa immagine è in Ap. 3,20: "Io sto alla porta e busso, se qualcuno mi apre, io entrerò e CENERÒ con lui".

"Porgete l'orecchio, venite a me, ascoltate" . Interessante notare che nel testo originale (ebraico) questo invito era all'inizio della pericope. Non una sola, ma tre volte poi torna l'invito pressante (tre imperativi!) all'ascolto. Resta così evidente la priorità assoluta dell'ascolto. È la Parola di Dio che, se ascoltata con perseveranza, consente al cuore di percepire l'enorme importanza del banchetto e di scegliere o lasciare in ordine ad esso, muovendo incontro al Signore.

"Ascoltate e vivrete". In radice, la grande scommessa della vita è qui. Allora si comprende esistenzialmente l'Alleanza che, stretta da Dio con Abramo, Mosè, Davide, Giosuè, è divenuta patto nuovo ed eterno di salvezza con l'incarnazione di Gesù che lo siglò col suo sangue. E importante è "berit" (=patto nuziale).

"Cercate il Signore mentre si fa trovare": altro imperativo! Cercare è pure un verbo molto significante nella Bibbia. Qui significa: cercate il Signore, aggrappatevi a Lui con tutto il vostro desiderio (sete esistenziale) e col durarla nell'ascolto della sua Parola., durante questo tempo favorevole che coincide coi giorni fugaci della vostra vita.

In questa società consumista e dentro la sua continua "fabbrica di bisogni fittizi", so prendere le distanze, so fare chiarezza in me e identificare la mia vera sete che è sete di Dio?

Come "alimento" questa sete e a quali fonti mi "disseto"?

Nei miei impegni personali che posto occupa l'ascolto pregato della Parola di Dio? Ne percepisco la prioritaria importanza, sono deciso e perseverante, facendo spazio a questo ascolto nelle mie giornate?

Cerco veramente il Signore nel mio cammino di fede e vivo i miei impegni pastorali all'insegna della gioia dell'Alleanza, patto nuziale stretto da Dio con me?

Ho il cuore orientato alla gran festa definitiva- banchetto e rivelazione nuziale dell'amore, o troppo mi lascio irretire, affannare e immelanconire da una vita senza orizzonte escatologico?

Invoco soprattutto accrescimento di "sete" di Dio: "Beato colui il cui desiderio di Dio è diventato simile alla passione dell'amante per la persona amata" (Giovanni Climaco).

"Il desiderio della visione: la fede.
Il desiderio del possesso: la speranza.
Il desiderio dell'amore: la carità.
Con l'attesa, Tu o Dio, accresci il desiderio.
Col desiderio scavi le nostre anime.
Scavandole, ci rendi più capaci di riceverti". - S. Agostino -