Giuditta 9,1-17

 

Un vaso fragile, abitato dall'Onnipotenza di Dio

Giuditta mette in opera il suo piano a partire da Dio. Pur essendo donna d'azione, la radice del suo operare è in lei una preghiera supplice, impregnata di piena consapevolezza dell'Onnipotenza di Dio e della sua impotenza. Tutto il resto avviene di conseguenza. La forza di Dio non consiste nel numero e nella potenza degli eserciti; dunque è col debole braccio di una donna che il mistero della sua onnipotenza annienterà Oloferne, il potentissimo emblematico generale delle forze del male.

cap.IX,1 Nella sua preghiera Giuditta non è solo intenta a chiedere una speciale protezione a Dio, ma a vivere questo cruciale momento della sua vita in un atteggiamento di fede viva. E' collegata col tempio di Gerusalemme, simbolico luogo della grande presenza di Dio; e inizia a pregare quando, di sera, là si offre a Dio l'incenso. Il suo agire acquista dunque un senso offertoriale.

vv. 4b-8a Nell'argomentare di Giuditta in preghiera c'è la sua concezione di un Dio onnipotente che agisce con forza dentro la storia del suo popolo e porta a compimento il suo piano colpendo la protervia, l'orgoglio, la presunzione di un dispiegarsi enorme di mezzi distruttivi solo umani, di cui ben stoltamente il nemico del popolo (e quindi del Dio vero) si vanta. A quanti "si sentono sicuri delle loro armi" Giuditta chiede che si manifesti l'onnipotenza del Dio vero, Signore della vita e dell'universo.

vv. 8b-10 Contro la decisione di profanare il tempio di Gerusalemme e dunque contro l'empietà dissacrante di Oloferne, Giuditta invoca l'irruzione di Dio. Non esita a chiedere che proprio dal debole braccio di una donna, per di più vedova (in un certo senso svuotata del rigoglio della vita!), il Signore si serva per abbattere la superbia di Nabucodonosor e Oloferne.

vv. 11-12 Giuditta sottolinea la contrapposizione: da una parte la iattanza e la superbia di immani forze umane, la cui stoltezza si rivela nel presumere una schiacciante vittoria dentro disegni distruttivi, dall'altra parte il "Dio dei poveri, che aiuta gli oppressi, sostiene i deboli, salva chi è senza speranza". Sì, proprio Lui: il Dio grande "sovrano di tutto l'universo".

vv. 13-14 Può stupirci che Giuditta chieda a Dio di sostenere il suo piano mentre, per colpire Oloferne e l'enorme potenza di Nabucodonosor, si servirà di "parole ingannatrici" e di una spada. Bisognerà però ricordare che l'autore sacro narra questi particolari come accessori del racconto parabolico rivolto per di più a popoli, il cui contesto socioculturale aveva come componente naturale il fare giustizia comunque, anche in modo violento. Del resto, come nella parabola e nella favola, è il grande messaggio che conta: Dio onnipotente difensore degli oppressi, stravince proprio mediante la debolezza dei poveri che si affidano totalmente a Lui.

cap.XV,12,14;XVI,1-3 Il cantico di Giuditta, dopo la vittoria su Oloferne, ha uno sfondo di grande bellezza. Tutto il popolo le muove incontro. Davanti a tutti vengono le donne che compongono una danza in suo onore, mentre lei distribuisce strumenti musicali, incorona sé e loro di simboliche fronde d'ulivo e guida il procedere di tutte nell'armonia ritmata del ballo sacro (cfr. cap. XV,13). Le parole infatti che l'accompagnano sono di lode e ringraziamento a Dio, perché è Lui che "stronca le guerre, è Lui che ha vinto e salvato" (cfr. V,2). L'inno di Giuditta è in sintonia con i motivi di fondo del Salterio: Dio è grande; è bello e gioioso lodarlo! Ma qui lo specifico è che la sua stragrande potenza si serve della pochezza di una donna.

vv. 3-12 Il canto di Giuditta qui esprime l'acme della sua epica avventura e del suo messaggio. Da una parte Assur (il popolo degli Assiri con tutta la prepotenza di Nabucodonosor e di Oloferne), dall'altra Giuditta, una donna vedova ma con tutta la potenza di Dio che la inabita. L'eroina personifica la nazione d'Israele e la forza di chi si fida dell'Onnipotente valorizzando anche una bellezza che qui è più che mai emblematica della bellezza interiore. Si noti infatti come non c'è alcuna descrizione dei particolari concreti con cui si esprime la bellezza: né del volto, né degli occhi, né d'altro riguardante l'aspetto fisico. Il fascino di lei, la sua bellezza (elemento più volte ripetuto) sono di ben altro livello.

vv.13-17 E' l'apice della lode a Dio che si esprime nella novità di un amore consapevole dell'onnipotenza di lui. La novità sta proprio nel fatto d'inoltrarsi con rinnovato stupore nell'infinito, provvido amore di un Dio che salva attraverso i suoi figli più deboli. Si pensi per esempio a Davide (ragazzo e pastore) col gigantesco Golia.

Ci sono due modi di essere e sentirsi deboli di fronte alla irruenza prepotente e alla violenza del male che urge spesso nell'intimo del nostro stesso cuore o attorno a noi. Ci si può ripiegare su se stessi, deprimersi, fare del vittimismo, darsi per vinti: "Non ce la faccio". "E' una tentazione, una situazione che supera di gran lunga le mie forze". Anche se dico di credere, questo atteggiamento rivela che il centro di tutto sono io, e che Dio è un'astrazione, un'idea luminosa ma lontana, che non entra nella costruzione della mia personalità. Posso invece avere l'atteggiamento di Giuditta e il realismo della sua Fede nutrita di preghiera. Posso vedere i Nabucodonosor della realtà che mi circonda, in questa società idolatra di sé, posso anche scorgere il "mostro" sempre latente di Oloferne proprio in agguato nel mio cuore. Il suo piano è quello di farmi morire di "sete", far sì che, a poco a poco, non ci sia più l'acqua della vita, l'acqua di una preghiera profonda e vitale nelle mie giornate. E' qui che, invece di ripiegarmi su di me sconfortata, svuotata e depressa, posso confidare nel Signore e addirittura credere che proprio "quando sono debole" (cioè che riconosco umilmente di non potermi salvare da me) "allora in me trionfa la potenza di Dio".

La verità non sta dalla parte dei Nabucodonosor perché Dio è sempre vittorioso. · L'onnipotenza non sta dalla parte degli Oloferne (i "mostri" del male di cui i mass media sono una gran cassa di risonanza e che vivono nel mio cuore), perché è Dio solo che stronca le guerre e annienta i nemici. 
Due altre annotazioni: Anzitutto la bellezza di Giuditta. E' una femminilità che risplende a partire dal cuore immerso a lungo in preghiera. La vediamo ornarsi di gioielli quando si alza dall'essere stata a lungo prosternata in adorazione. Lei sa che anche attraverso questi emblemi di beltà femminile, il suo Dio trionferà. Ancora. La sua esultanza, dopo aver combattuto Oloferne, è una gioia a causa del Dio grande, e della vittoria che ella reputa appartenga a Lui, senza minimamente impossessarsene. Tutto diventa pacificazione (le fronde d'ulivo cfr. 15,13) e novità di canto di lode con vari strumenti musicali. Il procedere delle donne, guidate da lei, diventa danza. Altra notazione riguarda proprio la danza. Che cosa essa significa spiritualmente se non l'acquisita armonia esistenziale di quelle donne che, compiendo la volontà di Dio, cooperano di fatto al grande progetto divino per l'uomo e per tutto il cosmo?

Lascio emergere la mia femminilità, cosciente che esiste un fascino segreto dell'essere donna a partire dal cuore, quanto più la donna (sulla scorta di 1Pt 3,3-4) lo adorna di mitezza e di pace. Sono io davvero in pace? Vedo con lealtà quando e perché non lo sono.

Se sono uomo mi rendo consapevole di questo fascino dell'interiorità della donna e chiedo allo Spirito Santo di "maturare" nella responsabilità di sintonizzare, mettendomi anch'io a percorrere strade su cui quel che più conta è l'interiorità. A che punto mi trovo nel mio modo di tessere rapporti (amicali o d'amore) con la donna, con l'uomo? È l'amore-dono che conta o il piacere egoistico?

Ringrazio il Signore nell'accettazione piena del dono d'essere donna, del dono d'essere uomo per un cammino di reciprocità secondo il disegno di Dio. Invoco, in preghiera, che venga purificato e potenziato soprattutto a proposito di quella forza vincente che è nella donna l'AMOREVOLEZZA investita, penetrata, trasfigurata dallo Spirito Santo Amore Trinitario, nell'uomo il vigore dell'appoggio e la forza di volere, insieme, il bene.

Con l'aiuto dello Spirito, che invoco a lungo, chiedo al "Padre di ogni lume" di vedere quale "salto di qualità" nella Fede sono chiamata/o a fare nella mia vita di ogni giorno. Si tratta di vivere a fondo "l'obbedienza della Fede" che è un "DANZARE LA VITA" (renderla pace, umile amore e armonia) nell'individuare momento per momento, che cosa piace a Dio e compierlo con amore.

Signore, facci vivere la nostra vita
non come una partita a scacchi ove tuttoè calcolato,
non come uno scontro in cui tutto è difficile,
non come un teorema che spacca la testa,
ma come una festa sempre nuova
nella vittoria tua sul male quando
t'incontriamo al centro del nostro cuore.
Facci vivere la nostra vita
come un ballo con te
come una danza tra le braccia della tua Grazia,
nella musica universale dell'Amore.

J. Loew Madeleine Delbrêl