Il libro di Tobia (Antico Testamento) fu scritto intorno al 200 a.C. E' un
colorito racconto impregnato della più autentica religiosità giudaica. Gli
avvenimenti probabilmente non sono storici, ma lo sfondo lo è certamente.
I valori di cui è portatore travalicano la Fede di Israele e, soprattutto in
ordine al tema degli affetti familiari, la profondità del libro anticipa il
"sentire" cristiano. Tutto pervaso dal senso della provvidenza,, ci
fa anche intuire l'idea della paternità di un Dio che si prende cura
dell'uomo, e sempre risponde a chi lo invoca.
A Ninive Tobi è un israelita deportato: uomo profondamente giusto e buono. Tuttavia, proprio dopo aver compiuto un'opera buona, diventa cieco. A Ecbatana Sara, la figlia di un suo parente, vive il dramma di veder morire successivamente sette mariti la sera stessa delle nozze, a causa del demonio Asmodeo. Tanto Tobi che Sara, angosciati, anelano la morte, ma si volgono al Signore. Ecco: Egli li ascolta. E il libro racconta in qual modo Dio viene incontro, mandando sui passi del figlio Tobia l'angelo Raffaele che lo condurrà a sposare Sara e a trovare il rimedio per la cecità di Tobi, utilizzando con audacia le parti di un pesce catturato proprio mentre insidia alla sua persona.
Ritornando a Ninive, il re assiro Sennacherib infuria contro gli Ebrei che
vi aveva deportato.
Tobia, che si era fatto una fortuna entrando nelle grazie del re, ora è
travolto dalla persecuzione. Perde tutto, tranne la moglie, il figlio Tobia e
quella profonda fede nel Dio d'Israele che lo fa essere compassionevole con
tutti, anche con i morti che è solito seppellire, pur sapendo di rischiare la
vita.
Egli è il ritratto dell'uomo "giusto" che è tale e sa di esserlo
davanti a Dio. Narra, in prima persona, la sua storia di esule perseguitato.
Concomitante con la sua vicenda è quella di Sara, pur lontana nello spazio,
ma nell'angoscia come lui.
vv. 1-2 Tobi festeggia il rientro a casa e quella che pensa sia la fine dei suoi mali, con l'ospitalità conviviale aperta anche ai poveri.
vv.3-6 Il figlio Tobia lo rende avvertito che imperversa di nuovo la persecuzione; ne è indizio un israelita ucciso per strada. Tobia a suo rischio ne ospita in casa il cadavere e, a sera, pietoso, lo seppellisce.
vv. 7-8 I vicini lo deridono: ha scampato la morte per poco, a causa del suo seppellire i morti, ed eccolo di nuovo rischiare la vita per questo atto di pietà che, nella loro mente, è una ridicola fissazione. Il cuore di Tobia, già triste per la calamità in cui riconosce l'avverarsi della profezia di Amos, viene ulteriormente amareggiato.
vv.9-10 Proprio allora, cerca ristoro dormendo all'aperto, e i suoi occhi vengono gravemente danneggiati dai passeri. Diventa cieco e, di conseguenza, povero.
vv. 11-14 Tobi è ulteriormente sospinto nel gorgo dell'angoscia perché, per colmo di sventura, la moglie stessa lo denigra e, come la moglie di Giobbe col marito (cfr. Gb. 2,9), insinua in Tobi il sospetto che Dio si prende gioco di lui.
vv.3,1-6 Tobi è affranto e desidera la morte, talmente la sofferenza lo attanaglia da ogni parte; però non si toglie la vita, ma con una "preghiera-grido esistenziale", sincero e umile si consegna a Dio, consapevole della sua piena solidarietà col suo popolo. Riecheggia nella sua preghiera angosciata il grido di Elia (1Re 19,4) e quello di Giobbe (7, 1). La morte desiderata, chiesta a Dio, dice fino a qual punto l'uomo giusto possa essere provato.
vv. 7-10 Contemporaneamente molto lontano da Ninive, a Ecbàtana (Media) Sara, figlia di Raguele (parente di Tobi) è insultata da una serva. Per un maleficio demoniaco la giovane donna sembra essere la causa della morte di ben sette uomini che successivamente perdono la vita, dopo averla appena sposata. La situazione è così drammatica che Sara decide d'impiccarsi. Prevale però un sentimento di pietà filiale che la spinge a gridare la sua sventura a Dio.
vv. 11-15 Com'è struggente, umanissima, la preghiera di Tobi, così è quella di Sara.
v. 16 Tobi torna in casa, Sara scende dalla camera e Dio ha già accolto l'una e l'altra preghiera, decidendo di intervenire misteriosamente (il mistero dell'angelo Raffaele, compagno di viaggio a Tobia) per mutare in bene ciò che aveva provocato tanto dolore. La preghiera di entrambi chiedeva la morte, ottiene invece la vita: una vita tutta percorsa dalla provvidenza di un Dio che è AMORE E PIENEZZA DI VITA.
Tobi è il tipico uomo "giusto" La "Legge"(la volontà di Dio) è per lui quel che conta. Per la fedeltà alla Legge (che voleva il seppellimento dei morti) egli mette a repentaglio la vita.
Dio si rivela scomodo e sconcertante. Salva Tobi dall'essere ucciso, ma permette la cecità, la povertà, la derisione. La moglie di Tobi insulta il marito di cui non capisce l'integrità morale, ma in sostanza rimprovera Dio :"Dove sono le tue elemosine?...Lo sanno tutti quello che ti hanno fruttato" (2,14). E' interessante il confronto con Giobbe, sua moglie, gli amici.
Dio è al di là delle mie logiche. Non posso permettermi di sindacare quello che permette o vuole. Credere che è AMORE è tutto. La fedeltà, la fiducia oltre ogni misura e la preghiera è quel che riscatta me dal non senso, spesso dalla tragedia.
La preghiera di Tobi e di Sara colpisce per la contemporaneità. Da luoghi tanto lontani, lo stesso grido esistenziale a Dio che tiene le fila della vita degli uomini: nulla è casuale! Intrecciando la vicenda del figlio di Tobia a quella di Sara, Dio salva anche Tobi. L'unico modo per realizzarsi veramente è dunque coltivare anzitutto la fede nel Dio che ci conduce con misteriosa cura di noi. Non il caso, ma la provvidenza pervade la storia. Tobi e Sara pregano angosciati per ottenere ciascuno, a sé, la morte; Dio risponde aprendo loro una VITA NUOVA che è segnata dalla Sua presenza amorosa (l'Angelo Raffaele ne è segno) sul nuovo cammino.
Quanto alla vicenda di Sara si evidenzia la misteriosa, ma reale azione di ASMODEO: il demonio a cui preme seminare la "morte" all'interno del matrimonio attraverso una gestione egoica dell'amore. La sua però non è azione definitiva e vincente, se si ricorre alla preghiera.
Mi specchio un po' nel personaggio Tobia e, contemplando la sua bontà di cuore e l'integrità della sua coscienza, soprattutto la sua forte fede in Dio, m'impegno a CRESCERE....
Sono forse un po' dalla parte della moglie di Tobia nella mia logica o mi radico nella piena fiducia in Dio, qualsiasi evento sopraggiunga?
Che posto ha la preghiera nella mia vita? Grido con dolore a Lui nella
prova, ma credendo nella sua provvida cura per me e per tutti?
Cfr. le prospettive neotestamentarie:
Mt.6,25-34; 1Pt.3.13-17;
Rm.12,1-2.9-17.
Lc.11,9-13; Ef.6,18; Col.4,2; 1Ts.5,17; 1Tm. 2,8.
Dopo aver meditato sulla fede profonda di Tobia, chiedo a Dio che anche in
me la fiducia in Dio si radichi profondamente.
Invoco che il mio modo di pensare e di agire sia simile alla
"logica" di Tobia, non a quella di sua moglie.
Non solo per me, ma per quelli che amo e per tutti chiedo che la preghiera,
oggi, abbia un posto di grande rilievo nella vita di ognuno.