Il cap. 6 è centrale nel racconto. Quel che conta non è tanto la
narrazione dei fatti quanto i simboli, le allusioni che suggerisce. Un
caposaldo: il pesce che esce dal fiume (elemento non realistico!) e si avventa
contro Tobia, afferrato e vinto, diventa uno strumento di bene e di
guarigione, secondo i suggerimenti dell'Angelo Raffaele, che si avverano
pienamente.
Il cap. 12 è rivelativo della presenza di Dio tramite l'Angelo ed è
sapienziale circa il valore del digiuno, della preghiera e dell'elemosina che
danno consistenza e autenticità alla vita benedetta da Dio e benedicente la
sua gloria.
Capitolo 6
Tobia, scortato dagli insegnamenti di Tobi, se ne va nella Media per riavere il denaro depositato dal padre presso un parente: Galael di Roges. Sotto le spoglie di Azaria, un angelo si offre di accompagnare il giovane. Anche il cane di casa va con loro. Si evidenzia il viaggio come simbolo della vita. Nell'esistenza l'uomo non è solo. Cammina con lui il Signore e il suo Angelo (mondo sovrumano) e, nelle sue vicende, l'uomo coinvolge anche il mondo subumano (qui: il cane).
Capitolo 12
Si sottolinea più volte l'importanza della preghiera; si narra il ritorno di Tobia e la guarigione di Tobi i cui occhi sono spalmati con l'unguento tratto dal pesce, tramite i consigli di Raffaele.
Capitolo 6
vv. 1-9 Durante la prima notte di viaggio Tobia e l'Angelo sono accampati presso il fiume Tigri dove vivono un evento di forte pericolo. Un pesce esce dall'acqua (evidentemente il discorso è simbolico, perché nessun pesce ha vita, fuor d'acqua) Avventandosi su Tobia, il pesce sta per divorarlo. Il giovane grida e, incoraggiato dall'Angelo, afferra il pesce e lo sventra. Azaria lo addestra a riporre alcune parti del pesce e gli insegna a riconoscerle medicamentose: le une contro patologie agli occhi, le altre contro disturbi demoniaci.
vv. 10-13 Arrivati alla Media e in prossimità di Ecbatana, l'Angelo Raffaele rende edotto Tobia del fatto che, secondo la legge di Mosé, Raguel oltre che a restituirgli i beni del padre, è tenuto a dargli in sposa Sara, l'unica sua figlia perché, se non ci sono altri pretendenti, tocca a lui come parente più prossimo. Raffaele si ripropone di parlarne a Raguel in nome di Tobia, perché al più presto si realizzi questo favorevole matrimonio.
vv. 14-18 Il figlio di Tobi mostra i suoi timori perché ha saputo che sette uomini, successivamente avendo preso in moglie Sara, sono morti a causa del demonio Asmodeo. La risposta di Azaria è rassicurante: si valga di cuore e fegato del pesce che, bruciati nel braciere dei profumi, emaneranno fumo nocivo al demonio che se ne andrà. Prima però di realizzare l'unione sponsale, Azaria esorta Tobia a passare tempo della notte in preghiera con Sara, sua moglie. Il giovane acconsente e nel suo cuore già si accende l'amore per Sara.
Capitolo 12
vv. 1-5 Terminano i festeggiamenti per le nozze e Tobi desidera che sia compensato l'Angelo Raffaele che ancora è creduto l'uomo Azaria. Anche Tobia è fortemente propenso a dargli la metà dei numerosi beni che Raguel gli ha concesso in dono; lo dice al misterioso amico.
vv. 6-14 Raffaele, in risposta, li chiama in disparte e li invita a benedire Dio e a lodarlo per quanto di grande ha compiuto. Il cuore della pericope sta nei sapienziali consigli dell'Angelo che mette a fuoco come, vivere nella dimensione religiosa, comporta tre pratiche fondamentali: quella del digiuno, della preghiera e dell'elemosina intesa come attenzione alle necessità del prossimo. L'Angelo Raffaele non esita a dire che proprio l'impegno di Tobi a seppellire i morti ha attirato, dopo un periodo di prova, tante benedizioni su Tobi, Tobia e tutta la sua famiglia.
vv. 15-22 L'Angelo si accomiata e i due provano un senso di santo timore e tremore nell'esperienza del trascendente. Prima di scomparire Raffaele li rassicura: "Non temete! La pace sia con voi" (v.17) e li esorta a benedire Dio e le grandi opere che Egli ha compiuto. Canti di ringraziamento e di lode si effondono da Tobi e Tobia, mentre l'Angelo scompare.
Il pesce è simbolo del male ed ha per sede l'abisso.
Il demonio che ama possessivamente Sara ha qui valore di simbolo, evidenziando
come vivere la sessualità in modo egoico risulta distruttivo della coppia,
impedisce il vero realizzarsi del matrimonio. Attenzione alle parole
dell'Angelo a Tobia circa il pesce :"Prendilo! Non te lo far
scappare." (6,3).
E' sottesa una grande verità: Dio trae il bene anche dal male . Certo: il
bene non è una conseguenza del male, ma è la vittoria sul male.
E' affrontare il pesce la vera vittoria sul male per Tobia! E il pesce, nelle
vie provvidenziali di Dio, diventa strumento di salvezza per Tobi (guarisce
dalla cecità) e per Sara (è vinto il maleficio demoniaco). E' nelle
profondità del cuore che si muovono le forze del bene e le oscure forze del
male. Se da queste ultime ti lasci afferrare, perisci in balia di esse; se in
Cristo sei tu che afferri le tue istintività, queste oscure forze purificate
e ben orientate diventano "medicina" per te e per gli altri.
L'Angelo vuole e combina il matrimonio; l'Angelo è "segno" della presenza di Dio nella nostra storia, del fatto che è Lui a volere certi incontri, a tessere la trama dell'amore che nel sacramento del matrimonio diventa realtà sacra ed eterna...Bisogna cogliere e vivere il "mistero" di questo amore! La preparazione non è ....fare subito esperienza sessuale, ma fare esperienza di preghiera, entrare - benedetti da Dio - nel mistero. Allora l'uomo e la donna entrano nel disegno di Dio e trovano la loro gioia nel compierlo.
Nel discorso sapienziale l'Angelo raccomanda i tre pilastri delle grandi
religioni monoteiste (Giudaismo, Cristianesimo, Islamismo): la preghiera in
rapporto a Dio, l'elemosina (intesa come attenzione misericordiosa ai bisogni
degli uomini) il digiuno in rapporto a se stessi (come trasparenza e sobrietà
di vita).
L'Angelo esorta a vivere con senso di riserbo il momento dell'esperienza
profonda sia nella prova sia nella gioia volute da Dio (il segreto del re), ma
invita a rivelare poi la sua azione benefica, celebrandone le lodi e
testimoniando a tutti che Egli è buono.
Lascio risuonare in me, specialmente nei momenti di prova, il "Non temere!" (12-19) tanto ripetuto non solo nel libro di Tobia, ma in tutta la Bibbia ? (cfr. Ger. 15,1;50,21; Is. 43,5; Tob. 4,23; Mt10,28; Mc 6,50; Lc 24,36, Gv 6,20; 12,15 ecc.).
Di fronte alle avversità o al male che scopro nel mistero del mio cuore, ho il coraggio di affrontarlo, non da solo, ma con Dio, col suo Angelo, perché tutto in me diventi forza orientata a Lui per me e per altri?
Ho vivo il senso del "mistero" e sento l'esistenza come un viaggio in cui Dio mi guida anche mediante i suoi Angeli, che hanno il compito di aiutarmi ad aprire gli occhi su di lui, mia Salvezza? Oppure affondo nel materialismo imperante, senza "respiro" di consapevolezza del Trascendente, dentro e attorno a me?Qual è la mia concezione del matrimonio e di ogni "vero" amore? Percepisco che la "possessività" non dominata è demoniaca e perciò distruttiva?
Lascio risuonare a lungo in me l'invito di Raffaele "Non temete!", "La pace sia con voi" (12,17) e, in luogo appartato, lodo e benedico il Signore per quello che, anche attraverso la prova, ha operato o sta operando nella mia esistenza.