La prima lettera di Giovanni è, per definizione, la lettera dell'Amore. L'apostolo evangelista, che ha chinato il capo sul cuore di Cristo nella sacra cena, in forza dello Spirito Santo ci ha comunicato l'apice della rivelazione: Dio è AMORE. Egli "per primo ci ha amati e noi siamo chiamati alla gioia della comunione con Lui in una assidua ricerca di unione tra noi.
La pericope s'inserisce in un avvertimento che l'autore dà ai suoi figli spirituali; cioè a quanti riconoscono "che Gesù Cristo è venuto nella carne" (4,2). Giovanni ancora afferma: "Colui che è in voi (ossia lo Spirito di verità che abita nel nostro cuore) è più grande di colui che è nel mondo", ossia dello spirito del male e dell'errore che non riconosce Gesù come Verbo di Dio incarnato e semina perciò confusione e menzogna. Lo spirito della menzogna rende incapaci di amare. Lo Spirito della verità, invece, conduce alla verità piena, che è il mistero dell'AMORE rivelato in Cristo Gesù.
V 7a Carissimi
La traduzione più esatta è "diletti". Importa comprendere questo
che è il senso vero e significa letteralmente "amati da Dio" più che
"miei cari". Questo termine "diletti" (cioè amati) è la
chiave per capire tutto quello che segue.
AMIAMOCI l'un l'altro perché l'amore è da Dio
Questo imperativo "amiamoci" scaturisce dunque in direttissima da
quella proposizione causale: "poiché siamo amati da Dio e l'amore viene da
Dio". Diventa così di evidenza solare sia l'imperativo
"amiamoci", sia tutto quello che è detto nei versetti seguenti.
"L'amore viene da Dio" fa da trampolino di lancio. È come dire:
possiamo amarci, dobbiamo amarci perché l'amore sgorga potente dalla forza
creatrice e vivificante del Suo Spirito. Dire una cosa simile, a quei tempi e in
quel contesto socio-culturale, era novità dirompente, luminosissima.
v. 7b Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio
La traduzione della TOB dice "perviene alla conoscenza di Dio",
sottolineando così che la conoscenza di Dio è un fatto progressivo. È
impegnandosi ad amare il prossimo che il credente si lascia continuamente
"generare" da Dio, "si lascia fare" da Lui che lo inoltra
sempre più nella conoscenza amorosa, esperienziale del suo mistero, della sua
vita.
v. 8 Chi non ama non ha conosciuto Dio
Rifiutare il rischio che è la gioia e insieme la fatica di amare, significa
precludersi la conoscenza di Dio. Perché Dio è amore. Qui la Parola sacra
tocca uno degli apici di tutta la Bibbia. Davvero questa è l'essenza di Dio.
Diciamo Padre e Madre e Sposo e Fratello e Amico. Sono tutti nomi veri e
consolatori. Ma Dio "è più intimo a me di me stesso" come dice
S.Agostino, perché è oltre ogni nome: è l'Amore da cui io continuamente sono
generato. Sorgente di ogni vita che voglia diventare capace di amare.
v. 9a In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato
il suo Figlio unigenito nel mondo
Il testo originale è EN HEMIN, e non significa tanto "per noi"
quanto "in noi". Ecco in che cosa consiste l'amore di Dio che si
manifesta tra le sue creature: il dono dell'incarnazione del Verbo, la sua
passione e morte in croce e la sua risurrezione. Ed è l'unica vittoria sullo
spauracchio che incatena l'uomo: la morte. L'autore sacro, più avanti, dirà
che noi riusciamo ad amare i fratelli proprio per questo: perché Dio, con
questo incommensurabile dono che è il mistero pasquale, "ci ha amati per
primo" (v.19).
v. 9b Perché noi avessimo la vita per Lui
Tutto ci viene di lì. Noi non abbiamo incominciato da noi stessi quella
qualità vera di vita che è poter amare, impegnarsi ad amare. Ma Dio, proprio
perché noi potessimo vivere quella vera vita, ha manifestato il suo essere
amore dando, sulla croce, la vita del Figlio Gesù.
v. 10a In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui
che ha amato noi e ha mandato suo Figlio come vittima per i nostri peccati
L'autore sacro insiste su ciò che è fondamentale, per il nostro cammino
spirituale: l'iniziativa dell'amare, del costruire la vita amando Dio e amandoci
è assolutamente sua. E la prova sta in questo: l'enormità del peccato è stata
riscattata da Gesù. Lui è la "vittima" espiatoria. Al v.14 Giovanni
insisterà: "E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha
mandato suo Figlio come SALVATORE del mondo".
v. 11 Carissimi, se Dio ci ha amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli
altri
Ritorna, nel testo originale, la parola "diletti" che significa
"amati da Dio". Ed ora diventa chiarissimo il rapporto tra l'amore che
Dio ha per noi e l'amore tra noi. L'amore di Dio per noi è tutt'altro che una
realtà che si esaurisce nella sfera dei sentimenti. Dal fatto che l'amore di
Dio è sfociato nel dono totale del Figlio, fino all'estremo darsi in croce,
scaturisce il comando dell'amore fraterno: chiave interpretativa di tutto il
cammino cristiano.
La bellezza, la stabilità, la pace, il respiro che vivifica le nostre giornate è, di fatto, una realtà salda come la roccia: fede nell'amore. In questo stesso capitolo 4, Giovanni scrive: "Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi" (v.16). E poiché, come abbiamo visto, l'iniziativa è assolutamente gratuita da parte di Dio, noi siamo chiamati a giocarci dentro la gioia-fatica di amare: una gioia-fatica che è anzitutto "frutto" dello Spirito di cui Dio ci ha fatto dono (cf v.13b)
I santi hanno capito, dentro la concretezza del quotidiano, che "se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi" (v.12b).
"Dio è amore - dice ancora l'autore sacro -; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (v 16b). Allora nella nostra vita si fa chiarezza. Sì, Dio nel darci il Figlio Unigenito, ci propone il suo stesso stile di amore. In questo suo darsi e "regalarsi", in questo suo aver misericordia e compassione, in questa sua ferma volontà di salvare è il vero amore perché proprio questo forma la sua essenza: l'essenza di Dio!
Così e solamente così mi è dato di capire che anche in me l'amore non può ridursi a un solo fatto di sentimento, ma è anzitutto un atteggiamento tipico dell'interiorità. Sì, perché tutto il contesto di questo brano e lo Spirito che tutto vivifica comunicano alla parola AMORE una profondità, un respiro, una forza da non perdere e da non lasciar soffocare all'insegna dell'esteriorità istintiva.
Amare diventa dunque chiedere al Signore di avere un cuore buono e sincero: "L'amore - dice S.Paolo - non abbia finzioni; fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno […], rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto" (Rm 12,9-10.15).
Così "amare" vuol dire cercare di mettersi sempre in sintonia con l'altro. "Simpatia" ed "empatia", significa, in forza dello Spirito, entrare, per così dire, nella gioia e nel dolore dell'altro, nel suo modo di sentire e di pensare, mettersi, come si dice, nei suoi panni. Posso non condividere quello che l'altro pensa. L'amore non mi chiede di pensare come lui, ma di amarlo nella sua "diversità" quand'anche il suo modo di pensare fosse opposto al mio. L'amore mi chiede di astenermi dal giudicarlo, e di regalargli per quel che posso, il mio aiuto.
- Chiedo allo Spirito con perseveranza, ogni giorno, la capacità e la forza di amare?
- So entrare in relazione con l'altro?, a cominciare da chi mi sta accanto? C'è in me l'atteggiamento di profondo rispetto e di volerlo capire dal di dentro delle sue richieste profonde, forse silenziose o imbarazzanti o… maldestre?
- Quando e perché scattano in me atteggiamenti di chiusura, di pretesa, d'insofferenza, di aspro giudizio nei confronti dell'altro?
- Quando e perché pretendo di essere capito/a piuttosto che impegnarmi a capire?
- Aborrisco la grettezza di cuore e miro a dilatare questo mio cuore nel perdono facile, nella prontezza a sorridere, a sdrammatizzare, a sacrificarmi senza vittimismi, a nulla pretendere e a capire che, come dice Gesù, "c'è più gioia ne dare che nel ricevere" (Atti 20,35)?
Nella quiete invoco dallo Spirito Santo che mi dia "un cuore di
carne" (cf Ez 36,26), cioè un cuore capace di giocarsi in relazioni di
bontà, di affabilità, un cuore tutto volto al bene delle persone con cui il
Signore mi dà di entrare in relazione.
Convincimi, Signore, che se non sto unito a Te, mai porterò il frutto del vero
amore. Dammi di percepirmi amato da Te, perché io impari ad amare ognuno.