Ap. 21,1-8

 

Siamo al penultimo capitolo dell'Apocalisse che è l'ultimo libro della Bibbia.
Apocalisse significa RIVELAZIONE. In effetti, con uno stile particolarissimo, intessuto di visioni e carico di simbolismo, questo libro manifesta realtà misteriose che Dio vuol far conoscere agli uomini e che, in gran parte, riguardano gl'itinerari ultimi della storia della salvezza.
Chi ne è l'autore? Secondo S. Ireneo, S. Clemente d'Alessandria, Tertulliano e il Codice Muratori, sarebbe S. Giovanni l'evangelista. Studi più recenti direbbero di no. Comunque l'ispirazione e gli insegnamenti dell'autore del vangelo giovanneo pervadono tutto il testo.
Interessante il riaffiorare di contenuti e simboli dei profeti, specie di Daniele e di Ezechiele, per cui notiamo che il genere apocalittico sfuma nel genere profetico e viceversa.
Questa pericope ci fa intravvedere qualcosa degli esiti meravigliosi verso cui stiamo andando.
Ecco: il mondo bello ma imperfetto e pesantemente segnato dal male, è passato. Si realizza "un nuovo cielo e una nuova terra" in cui, non solo la vita sarà libera dal male e dal dolore, ma tutto ciò che di bello, di vero, di buono, di gioioso esiste troverà finalmente pienezza e compimento, proprio per il fatto che Dio (Bellezza, Verità, Bontà e Gioia infinita) ormai pienamente e senza veli DIMORERÀ con gli uomini e loro con Lui, in una felicità senz'ombra.

L'autore ha appena evocato la grande scena del giudizio finale quando sono "ormai scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di sé" (v.11b). Ognuno è giudicato "secondo le sue opere" (v.12) e i nomi dei salvati sono scritti nel "libro della vita" (v.20,15).

Quattro sono i nuclei.

vv.1-2 È la visione che contempla il compiersi di quella d'Isaia 65,17 che diceva: "Ecco, io creo nuovi cieli e terra nuova; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente". Ed è pure la visione di una Gerusalemme totalmente santa; così bella ormai da sembrare una sposa pronta per lo Sposo..

vv.3-4 Questa realtà della nuova Gerusalemme, simbolo della creazione nuova interamente salva in Cristo, viene ora assimilata a quella della dimora definitiva di Dio non più ormai solo col suo popolo, ma con l'intera umanità. In questo dimorare definitivo e sponsale non ci sarà assolutamente più nulla di attinente a dolore, affanno e morte.

vv.5-7 Dio afferma d'essere Colui che fa nuova ogni cosa e l'afferma con assoluta autorevolezza di verità. Si proclama l'Alfa e l'Omega, Colui che è prima del tempo e dopo il tempo, Colui del quale e grazie al quale tutte le cose hanno consistenza (cfr. Rom.11,36). Egli, l'origene e la meta di tutto ciò che esiste, promette quell'acqua totalmente gratuita che zampilla dalla fonte della vita. Come non sentire nelle sue parole riaffiorare quelle di Isaia 55,1, proclamandole come dono definitivo al credente, partecipe della vittoria di Cristo sul male?

v.8 Il bene sarà dunque assolutamente vittorioso sul male, la vita sulla morte. Per chi però scegliesse liberamente di assimilarsi alla menzogna, opponendosi all'amore, avrà luogo la "seconda morte" pure definitiva. Questa seconda morte è il non-amore, in se stesso catastrofico.

Il cielo nuovo e la terra nuova che l'autore ci fa contemplare allude al totale rinnovarsi dell'ambiente in cui vivranno i figli di Dio: quelli che hanno "scelto" di appartenergli. Sarà un mondo recuperato alla sua prima armonia. La Bibbia (cfr. Gen.1,2-12,4a) ci aveva parlato di questa creazione appena nata dalla volontà amante di Dio, un mondo che poi fu rovinato da libere scelte sbagliate dell'uomo che in se stesso lasciò prevalere la sola terresttrità, l'ego, il peccato.
Ecco, la storia di quella salvezza di cui Cristo è protagonista si muove tra questi due poli: un mondo dapprima perfetto ma poi deturpato e l'andare verso questo altro mondo totalmente recuperato all'armonia primitiva, un mondo ancora più bello, nuovo, solare!
Il male di cui è simbolo il "mare" (inteso come altre volte nella Bibbia "abisso", sede del demoniaco) è scomparso definitivamente.

La città santa Gerusalemme è da intendersi come l'ambiente ideale (non tanto spaziale) in cui vivono quelli che hanno scelto d'essere fedeli a Dio. Se andiamo a leggere Ap.17,1 dove si parla della città di Babilonia, la grande prostituta simbolo dell'ambiente dominato dal male, si capisce meglio lo "slittare" dell'immagine della città verso quella della "sposa adorna per il suo sposo".
Ecco: a chiusura della Bibbia ritorna questo fondamentale tema delle nozze! Tutta la sete d'amore, di unione plenificante che è nel cuore di ogni uomo sta per avere la sua risposta definitiva. Si tratta di saper attendere: "Sì, verrò presto" è la promessa dello Sposo-Gesù in Ap.22,20.

Il fatto che Dio ora dimora per sempre non solo col popolo d'Israele, ma con tutti gli uomini, realizza e completa (su prospettiva di finale visione positiva e di esito pienamente gaudioso) quello che aveva detto Ezechiele: "Io porrò la mia dimora in mezzo a voi... Sarò il vostro Dio e voi il mio popolo" (Ez.27,37; cfr. anche Zc.8,8).

Sarà il realizzarsi della piena intimità nuziale e di una consolazione che largamente ricompenserà delle cose dolorose di prima. Dio si lascia coinvolgere fino a "tergere -Lui stesso!- ogni lacrima". Risuona la parola di Paolo: "Se uno è in Cristo è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove" (2 Cor.5,17). La visione dell'autore dell'Apocallisse però si amplifica...Ora veramente tutto è recuperato alla novità originaria. Non solo l'uomo, ma l'intero cosmo. È Dio stesso a testificare: "Ecco io faccio nuove tutte le cose". E in quel "ecco sono compiute", come non cogliere l'eco del "tutto è compiuto" (Gv.13,30) di Gesù quando, sulla croce, pagò il prezzo di questa seconda e definitiva nascita allo splendore della vita senz'ombra di male e di afflizione?

Nel rivelarsi di Dio come fonte e meta di tuti e di tutto, e come Colui che disseta, proprio col suo essere risposta d'amore e di felicità a quello che arde nel cuore dell'uomo, è interessante vedere come qui, al termine della Bibbia, troviamo la lieta notizia di salvezza pienamente realizzzata dopo il vagabondare di Adamo (e, dopo di lui, di ogni uomo, anche il nostro incerto andare) lontano da Dio.
Dio infatti in Gen..3,15 ci prospetta la promessa di una vittoria dalla discendenza della "donna" sul serpente. E qui si dice che "chi sarà vittorioso", cioè chi parteciperà alla vittoria di Cristo (realizzata col suo mistero pasquale), sarà proclamato da Dio suo figlio.
Ecco, siamo al pieno recupero di quello che era la vocazione di Adamo. E tutto quel crescente flusso di benedizioni segno e frutto delle varie alleanze strette da Dio con l'uomo, fino a quell'eterna alleanza che fu stipulata col sangue di Gesù, qui non solo risana totalmente dalle maledizioni immesse nella storia dal peccato, ma fa esplodere la gioia del dimorare sponsale per sempre in una reciprocità di appartenenza che diventa reciprocità di vita e di amore nella felicità senza veli.

Quando soffro, ho lucida consapevolezza che tutto sta passando e che, se accetto dalla vita anche ciò che è doloroso vivendolo con amore, le mie giornate già sin d'ora s'illuminano della mia profonda identità filiale e sponsale rispetto al Signore della Vita che dura?

Un esegeta traduce alla lettera "sta facendo". Già adesso infatti Dio è all'opera a far nuovo tutto. Ci sono gemme di primavera dentro la storia di oggi. Sono in tutto il bene che viene compiuto: assai meno vistoso, per sua natura, del male. Credo che l'energia per "essere vincitore" viene dall'acqua della vita, viene cioè dalla preghiera, dai sacramenti, dal dono dello Spirito richiesto per educarmi a vivere l'amore come dono?

Sono uomo, donna di "desiderio"? "Io a chi ha sete darò da bere... gratuitamente" (v.6b) mi promette la Parola!

In atteggiamento (anche fisico) di pace chiedo di crescere nella virtù della speranza.
Aiutami Signore, a "contemplare" con cuore saldo il gran bene che attendo:
Maranhatha! Vieni, Signore Gesù!