At. 4,23-31

 

E' un brano esemplare circa il comportamento della Chiesa delle origini. Notiamo anzitutto che non erano certo più gratificati di noi nelle condizioni socioculturali di tempi che, pur tanto diversi dai nostri, non favorivano la franchezza della testimonianza.
C'era però una fonte d'energia che è ancora presente e operante: lo Spirito Santo. E "Cristo ieri, oggi e sempre" si rivelava e si rivela ancora salvezza.

Pietro e Giovanni hanno guarito un paralitico davanti alla porta del tempio. Ne è nato entusiasmo da una parte e polemiche dagli oppositori del Vangelo. I due apostoli, minacciati e contraddetti, ricevono l'ordine di non parlare in pubblico nel nome di Gesù. Essi rispondono di dover obbedire prima a Dio e poi agli uomini. Per paura del popolo che è a loro favorevole, gli Anziani del Sinedrio
Rilasciano in libertà Pietro e Giovanni, dopo averli minacciati e angariati.

 

"Rilasciati andarono dai loro…Ed essi, udito ciò, elevarono concordemente la voce a Dio…
4, 23-24a
Luca sottolinea il fatto che gli apostoli "servitori della Parola", sentono il bisogno di aggiornare la comunità dei credenti di quanto è accaduto. E' sempre evidente la realtà di una chiesa di cui gli evangelizzatori si sentono parte viva espressiva (cf l'avverbio "concordemente"); ed è una Chiesa che anzitutto prega, dentro questo essere "un cuor solo e un'anima sola"

Signore, tu che hai fatto il cielo, la terra, il mare…
4, 24b
La preghiera inizia con l'invocazione a Dio. Attenzione: non THEOS, ma "DESPOTA" = Signore, ma nel senso di Padrone. Viene dunque sottolineata la potenza di Dio il suo dominio assoluto su tutto il cosmo. Ne scaturisce che la relazione dell'orante con Dio è quella del "servo" evangelico (pais) (cf Lc 1,38-68; Lc 17,10 e altri passi sul tema del servo)

Tu che per bocca del nostro padre Davide tuo servo e per mezzo dello spirito Santo hai detto...
4, 24b. 25-27
Dopo la lode a Dio creatore, la preghiera si rivolge a Dio che parla per mezzo della Sacra Scrittura, tramite Davide considerato autore dei Salmi. Ed è per mezzo dello Spirito Santo che la Chiesa "legge" il significato profetico del salmo 2, che predice la passione di Gesù.

Per fare questo la tua mano e la tua volontà avevano prestabilito che avvenisse
4,28-30
L'autore è persuaso che le ostilità incontrate da Gesù e ora dalla comunità dei credenti, anche se in se stesse negative, rientrano in un piano più alto e vasto, nelle mani del Dio che salva. Di qui l'intenzione di infondere fiducia nella comunità primitiva fortemente provata, e dunque bisognosa di acquistare la serena consapevolezza di star camminando sulle orme del suo Signore Gesù, a ritmo pasquale: morte (sofferenza, contrasti) e risurrezione (il prevalere del bene).
Da notare: non si chiede, in preghiera, di essere protetti in queste traversie dolorose, ma di "annunciare" con pieno coraggio (parrèsia) la Parola. Si chiede che Dio stenda la sua mano, manifesti cioè la sua potenza, operando "segni, prodigi e guarigioni", a servizio dell'annuncio del Vangelo.
E' importante! - è "nel nome di Gesù" che viene chiesta la grazia di operare cose grandi. Il nome infatti biblicamente esprime la presenza della sua Persona. Quanto al tema del nome confronta: At 3, 6.16; 4,7.10.17; 3,13.26; 3, 14; 4,16; cf. 5,12; 14,3; 15,2;

"E mentre essi pregavano, il luogo ove erano radunati tremò e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunciavano la Parola di Dio con franchezza".
v.31
L'Antico Testamento conosce il fenomeno del terremoto come manifestazione della presenza di JHWH (Sl. 33,8; 68,8ss Is 6,4; 29,6 ecc) Ma qui l'esaudimento della preghiera avviene in un clima di "piccola Pentecoste": c'è gente in preghiera, ritorna un segno sensibile (il terremoto) e avviene una nuova potente effusione dello spirito Santo che abilita tutti i credenti lì radunati al sereno coraggio della testimonianza là dove sono chiamati a vivere.

Recentemente un farmacista di una zona non lontana da Roma confidava a una psicoterapeuta che i farmaci da lui assai più venduti di qualsiasi altro sono gli ansiolitici e gli antidepressivi. Spesso la fascia di gente più demotivata, quella che si chiede: che senso ha vivere, che cosa sto a fare al mondo? È la fascia delle generazioni giovani. Una giovane donna mi diceva: se non "sento" più amore per mio marito, che senso ha vivere insieme? In ogni tempo il cristiano è un chiamato a testimoniare il Vangelo. Oggi però più di sempre.
Urge "dare ragione della speranza che è in noi" (1Pt 3,15), ma allora è chiaro che questa speranza deve essere una luce e un'energia "pentecostale", una gioia che attingo ogni giorno da una preghiera viva, perseverante: mia personale ma anche di gruppo, di chiesa
Il brano degli Atti, oltre a sottolineare questa esigenza viene evidenziando qualche altro atteggiamento di fondo:

Pregare "concordemente". Bisogna che io chieda allo Spirito Santo che mi dilati il cuore, che lo liberi da attaccamenti egoici, da facili ristagni di malumori, rancori, risentimenti, o preoccupazioni che riguardano solo me, la mia famiglia, una cerchia ristretta di persone e di interessi.

Il testimone del Vangelo oggi più che mai è chiamato a entrare sempre più consapevolmente nella sua "identità di servo" di Dio e del suo Regno. Da solo o in coppia, vive la serena persuasione che tutto gli è dato perché il suo modo di essere diventi un modo umile e perciò libero e sereno di servire: nel campo della ricerca scientifica, letteraria o economica, sulla cattedra universitaria come presso il lavello a rassettare le stoviglie.

Come leggiamo negli Atti, la Chiesa è invitata a vivere un'illimitata fiducia nella potenza del Padre e a camminare nella dinamica "pasquale" che, in concreto, è cambiare il nostro cuore e "rischiare" sempre l'amore gratuito. Per questo il testimone è uno/a che non ha paura di vivere le beatitudini e di annunciarle con franchezza nel nome (e con la forza) di Gesù e del Suo Spirito.

Ogni giorno un po' più risanato nel cuore per l'efficacia curativa della Parola che nello Spirito Santo gli fa luce su quel che è da cambiare e gli dà la forza per cambiare, il testimone è un ottimista ad oltranza. Irradia cioè il coraggio di credere al Vangelo e viverlo rendendo bene per male, vincendo il male con il bene e traendo il bene anche dal male (col Signore crocifisso e Risorto, mai da solo) Sono queste le beatitudini all'opera. Lungi dal fare proselitismo, il testimone espande acqua di beatitudini, irradia una vita attorno a sé, una pace, una gioia.
Nel suo modo di parlare di agire semplice e onesto, concreto e fattivo, non pettegolo né saccente, modesto e fiducioso, aperto a ogni realtà umana e rispettoso di tutti, il Testimone collabora al risanamento degli altri cuori". E' a questo prezzo che si può pensare a una pace, a una serenità vera nella coppia, nella famiglia, nel mondo in cui viviamo.
E' a questa condizione che può avvenire il cambio di quelle "strutture" di peccato in cui si è accumulato e quasi solidificato tanto malpensare e maleagire dell'umanità" (C.M.Martini).
La lezione degli Atti è questa sfida gioiosa:in una società ridiventata pagana come quella in cui si afferma la chiesa primitiva, io posso essere chiesa in cammino, chiesa testimoniante la gioia e la forza delle beatitudini. Insieme ai fratelli, in cammino con me.

Come testifica la chiesa degli Atti degli Apostoli anch'io credo alla priorità assoluta del pregare per poter fare del bene e testimoniare, sono neghittoso, incostante, oppure mi butto solo all'azione (volontariato ecc)?

Che importanza do alla concordia (essere unito nel cuore anzitutto a chi vive con me) là dove vivo, prego, lavoro, opero il bene?

Ho ben chiara la mia gioiosa identità di "servo del Signore" e perciò dei miei cari e di ogni fratello, oppure lascio sedimentare amarezze di inappagati desideri di riconoscimenti, diritti e altro?

Vivo e opero sforzandomi da solo di fare il bene o respiro la speranza, la fiducia e la gioia di sapere che è "nel nome di Gesù" e nelle energie dello Spirito Santo che posso sanare il mio cuore e persuadere gli altri a sanare il proprio, testimoniando che vale la pena di essere "beati" con Cristo e secondo il suo cuore?

Metto il silenziatore a tutta la mia realtà biopsichica e spirituale. Mi metto in contatto con Gesù e lascio emergere eventuali disagi.
Li "leggo" individuandone le cause e poi li consegno al Signore, con piena fiducia nella sua misericordia.
Lo prego "Sono tuo servo, Signore, colmami del Tuo Santo Spirito e dammi la franchezza dell'esser tuo testimone là dove vivo, gioiosamente.