Si tratta di una pericope molto breve ma importante perché prepara la partenza per il primo viaggio missionario di Paolo. Inoltre ci presenta, pure attraverso una scarna essenzialità, la giovane chiesa di Antiochia viva di fervore e di entusiasmo.
Siamo all'inizio del capitolo XIII che, col 14°, descrive il primo viaggio
missionario di Paolo. Egli andrà a Cipro, poi sull'altopiano dell'Anatolia e
presso alcune città della Galazia.
Il suo viaggio farà emergere un problema importante: la convenienza che anche i
pagani, non solo i Giudei, possono essere ammessi alla Fede cristiana. Siamo
alle origini storiche della UNIVERSALITA' della chiesa.
Nel 15° capitolo viene poi narrato come ciò avvenga.
Da notare che, al concludersi del capitolo 12° Luca racconta la tragica fine
del re Erode Agrippa (il persecutore di Pietro) e, con suggestiva espressione,
dice che "la Parola di Dio cresceva e si moltiplicava" (12,24)
Nella struttura di questi capitoli degli Atti è interessante cogliere come
tutto è narrato in ordine al primo concilio: quello di Gerusalemme in cui una
chiesa vivace sotto l'impulso dello Spirito Santo, è già missionaria e
realizza la propria espansione verso tutti gli uomini.
Il brano si struttura in tre nuclei:
C'erano
nella Chiesa stabilita ad Antiochia profeti e dottori: Barnaba, Simeone (…)
Saulo"
Di come si stabilì la chiesa ad Antiochia, parla Atti 11,19 ss
Antiochia era una notevolissima città della Siria (ora Turchia). Con i suoi
500.000 abitanti rappresentava la terza città, per importanza, dell'Impero
Romano.
Dopo la persecuzione che aveva infierito ai tempi del primo martire Stefano, i
cristiani erano giunti fin lì, oltre che a Cipro e in Fenicia.
Presto Antiochia divenne il primo centro di evangelizzazione ai pagani. Lo
stesso Paolo, nel suo primo viaggio, parte da Antiochia e ad Antiochia ritorna
I profeti cristiani sono uomini docili allo Spirito che incoraggiano la comunità dei credenti e la esortano a discernere e vivere la volontà di Dio
I dottori sono più dediti all'insegnamento che trasmettono, interpretando e
approfondendo il rapporto tra l'Antico Testamento e il ricordo ben vivo
dell'insegnamento di Gesù.
Luca fornisce un elenco di nomi, non si sa se completo (cfr altri elenchi in At
1.13 e At 6,5). Il primo e l'ultimo: Barnaba e Saulo, sono già noti e quindi
vengono solo nominati; gli altri tre hanno una piccola nota di presentazione.
Gli esegeti vedono in Simeone detto Niger un oriundo dell'Africa, in Lucio (in
greco Louka) probabilmente lo stesso Luca autore degli Atti, in M a n a è n
(nome ebraico che significa "figlio della consolazione") un uomo di
nobile famiglia, data la sua amicizia con Erode Antipa, il tetrarca della
Galilea.
Sono dunque uomini diversissimi tra loro, questi che erano le persone guida
della giovane chiesa: a volte profeti e dottori, a volte apostoli itineranti.
Mentre
essi prestavano servizio di culto al Signore e facevano digiuno, lo Spirito
Santo disse…
Luca ci parla di un servizio liturgico a cui ovviamente prende parte tutta
la comunità antiochese, ma presieduto dai cinque.
E' l'antica chiesa radunata in preghiera, che si è preparata all'ascolto della
Parola (interpretata dai profeti) con l'ascesi del digiuno. Il senso di questo
esercizio ascetico?
"Col digiuno meglio si rendono evidenti gli attaccamenti del cuore. Quando
si è pervenuti a libertà, si può attendere e ricevere tutto da Dio. Preghiera
e digiuno possono essere vie per percepire lo Spirito di Dio e per capire ciò
che Dio vuole fare con noi" (KURZINGER - citato in: Gerard ROSSE' - Atti
degli apostoli. Commento Esegetico teologico - città Nuova 1998 p 486)
Attenzione però: L'iniziativa è divina e del tutto gratuita. La sottolinea
bene Luca, facendo intervenire lo Spirito Santo.
Lo Spirito Santo disse: Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l'opera a cui li
ho destinati"
Nella scelta dei due apostoli, i profeti, i dottori e la comunità
mandano i due in missione, ma coscienti di concretizzare ciò che lo Spirito di
Dio ha deciso.
Al redattore interessa, di fatto, evidenziare lo stretto legame tra
volontà-azione di Dio e decisione dei responsabili, in sintonia con la
comunità (cf At. 15, 23.28)
Risulta che questo importantissimo inizio dell'attività missionaria universale
non è affatto dovuta all'iniziativa di un singolo (fosse pure del calibro di
Paolo!), ma alla decisione della Chiesa sotto la guida dello Spirito.
Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li lasciarono
partire.
Interessante! La prima celebrazione liturgica è seguita da una nuova
celebrazione solenne che, nel resoconto di Luca, appare come scena di commiato,
con tre elementi importanti: di nuovo il digiuno
e la preghiera,
inoltre quell'imposizione delle mani come atto di speciale
benedizione e raccomandazione a Dio, non come comunicazione di poteri (cfr
invece Atti 6,6)
Quello che a Luca sta a cuore sottolineare è che l'azione liturgica della
chiesa garantisce che l'opera degli evangelizzatori sarà sotto la guida e la
protezione dello spirito Santo.
Sentirsi uniti e mandati dalla Chiesa è vera fonte di benedizione per il
singolo.
Come ci provoca esistenzialmente questa pericope degli Atti? Ci rende
avvisati, per nostra gioia, che il Signore ci chiama in seno alla sua chiesa, ci
fa chiesa insieme ai fratelli, cioè ci vivifica e ci rinvigorisce con la Sua
Parola e coi Sacramenti (Eucaristia e Riconciliazione), ci rende veramente
"beati" perché tendiamo ad assimilare, giorno dopo giorno, la realtà
del Vangelo: tutta la gioia, la ricchezza di orizzonti che esso ci offre. Al di
là di tutte le difficoltà, le sofferenze, le delusioni che la vita comporta,
questo lasciarsi evangelizzare nel cuore, mi abilita a capire che, proprio come
Chiesa, io che ho provato in Cristo il senso profondo del mio esistere (e dunque
la mia pace) non posso tenere per me questa ricchezza. Quando hai fatto una
scoperta esaltante, quando hai il sole al centro del tuo cuore, puoi startene
neghittoso e rannicchiato in te stesso?
Oggi molti (giovani e non) si lasciano vivere nella confusione esistenziale
realizzando poi angoscia, pessimismo, noia, accusa di tutti e di tutto, da cui
raccolgono solo disimpegno, frustrazione e la voglia mai sazia di evasioni di
ogni tipo, con ricorrente senso di vuoto che spesso sfocia in disperazione.
A questa gente, quanto bene può fare il mio essere un laico convinto, seguace
di Gesù che anzitutto crede in quel che fa: in famiglia, nel lavoro, nello
studio, nell'azione sociale e poi vive lo stile delle beatitudini, con gli altri
(fossero anche pochi); il coraggio delle scelte semplici, sobrie, della vita
onesta e casta, il coraggio del perdono facile, del rendere bene per male e di
vincere il male col bene, fino a tendere a cambiare le strutture sociopolitiche
in cui vivo.
Questo è il senso dell'essere "chiamato" oggi a evangelizzare.
Due notazioni forti:
L'attenzione allo Spirito Santo e l'intimità con Chi invia ed assiste l'evangelizzare. Senza "pregare la Parola" ogni giorno si può fare del proselitismo ma non si comunica il Vangelo che è vita vissuta in chi annuncia.
Pregare con la Chiesa, sentirsi gioiosamente, umilmente Chiesa viva. L'individualismo spirituale non evangelizza. Io "servo" con Cristo e come Cristo, se servo la chiesa santa perché è corpo del signore che ha Lui per capo, la Chiesa da cui sono chiamato e da cui sono inviato.
Tendo alla perseverante riforma di mentalità, di sentimenti, di volontà nella profonda gioia delle Beatitudini? Vi tendo concretamente lasciandomi modellare dalla Parola di ogni giorno?
Sento l'urgenza di avere un cuore evangelizzato ed evangelizzante accanto ai miei cari anzitutto e in tutti gli ambienti in cui vivo?
Per me la chiesa è forse ancora un insieme di persone e di cose da criticare o è il profondo, ricco mistero del Corpo di Cristo di cui faccio parte e a cui posso avvicinare i fratelli?
Signore, Ti chiedo, fammi chiesa viva e dammi un
cuore cattolico, dove questa espressione coincida con quanto ha detto un grande
Papa:
"Cuore cattolico vuol dire cuore dalle dimensioni universali, cuore che ha
vinto l'egoismo, l'angustia che esclude l'uomo dalla sua vocazione ad amare.
Cuore cattolico è cuore magnanimo, cuore ecumenico, cuore capace di accogliere
il mondo intero, cuore cattolico non significa cuore indifferente alla verità
delle cose e alla sincerità della parola.
Il cuore cattolico non confonde la debolezza con la bontà, non colloca la pace
nella viltà e nell'apatia. Ma vivendo il Vangelo e annunciandolo, saper pulsare
della mirabile sintesi di San Paolo: fare la verità nell'amore."
Paolo VI