L'Esodo è per eccellenza il libro che narra la liberazione d'Israele
dall'Egitto e il suo vagare, guidato da Dio tramite Mosé, verso la terra
promessa. Fulcro del libro è l'Alleanza stipulata sul Sinai: "le dieci
parole" scritte dal "dito di Dio" sulle tavole, dapprima
vanificate per il grave peccato d'idolatria (vitello d'oro) e poi riconsegnate a
Mosé nella formula di promessa che Dio manterrà e di comandi che l'uomo deve
eseguire. Una "lectio", come lettura pregata che dia
sull'esistenziale, c'invita subito a porci nel cuore della nostra epoca nel suo
aspetto drammatico e insieme di speranza. "La storia fallisce. Dio è
assente. Non scavalca più i nostri muri diffidenti. L'uomo bramisce
all'orecchio dell'uomo. Il tempo si svia [...] All'uomo devastato la scienza non
può fornire che un faro cieco, un'arma d'angoscia, arnesi senza istruzioni. Al
più demente: il fischietto per manovrare il tutto".
Così René Char in "Introduzione all'ascolto del secondo appello",
(seminari di Marco Guzzi, Centro Internazionale Eugenio Montale, 1995).
Eppure Gesù ha detto: "Sarò con voi ogni giorno fino alla fine del
tempo". Per chi crede in Lui, Dio è "Uno che non smette di dimorare
in mezzo agli uomini, purché essi ne prendano coscienza. Egli è una Presenza
nel nostro andare verso la pienezza della vita.
Siamo all'ultimo capitolo dell'Esodo. Ripetutamente questo libro ha ribadito
che Dio ha accolto un'invocazione di Mosé da parte del popolo: quella di avere
il Signore compagno e guida del cammino. Il Signore risponde: "Io
camminerò con voi e ti darò riposo" (33,14).
Ripetutamente sono state date indicazioni circa l'Arca dell'Alleanza da
costruirsi in modo di farla entrare in quella "tenda del convegno"
dove Mosé viene a conferire con Dio a proposito del suo popolo, dove Jahvè gli
parla e "conversa con lui come con un amico" (Es. 33,7-11; 34,34; Num.
12,4-8).
A un popolo di nomadi nel deserto è incredibile quanto Dio si renda
accessibile: fino a dimorare nell'Arca con una misteriosa Presenza legata alle
"dieci Parole" (= la Legge), e per di più sotto una tenda, come il
suo popolo in cammino verso la terra promessa.
Si tratta di un'introduzione e quattro nuclei narrativi.
(Intr) vv.16-17 Mosé è un esecutore del tutto obbediente di quel che Dio vuole. Si noti che l'espressione: "come il Signore aveva ordinato" si ripete più volte.
vv.18-19 S'indugia a descrivere come la DIMORA viene costruita da Mosé, pezzo per pezzo, secondo le indicazioni del Signore. Sostanzialmente è una tenda.
vv.20-21 La testimonianza sono le due tavole della Legge che Mosé pone nell'Arca. In effetti "testimoniano" la rivelazione che Dio fa della propria volontà nei riguardi del popolo: una volontà di vita, di bene e salvezza. Il velo che viene steso davanti all'Arca esprime separatezza e venerazione a causa del fatto che Dio vi esprime la sua Presenza e la sua volontà. Così come il recinto intorno alla Dimora e la cortina alla porta del recinto (cfr. v.33).
vv.34-35 La nube (di cui qui si dice che riempie la Dimora) è espressione tipica della trascendenza di Dio, del suo essere "totalmente Altro" e la sua Gloria è la sua onnipotenza a servizio del suo amore e della sua fedeltà. "Quando Jahvè ricostruirà Sion, lo si vedrà nella sua gloria" (Sl.102,17; cfr Ez.39,21-29). In questo momento - diciamo inaugurativo della dimora - la nube che manifesta la gloria di Dio riempe talmente il luogo sacro che Mosé stesso non vi può entrare. La trascendenza è scandita con forza. L'uomo è chiamato a non banalizzare mai il suo rapporto con Dio.
vv.36-38 Ma la Dimora è peregrinante con gli israeliti pellegrini e stranieri nel deserto verso la terra promessa. Quando la nube s'innalza è segno che il popolo può riprendere il cammino alla sua ombra. Di notte poi nella Dimora risplende un fuoco che fa luce durante l'itineranza.
Mosè è fedele esecutore di una volontà non sua che è salvezza. "I tuoi ordini sono la gioia del mio cuore" (Sl.118). Riscoprirlo per ognuno di noi, per l'uomo d'oggi è porre il fondamento di una novità di vita che comincia di qui: essere convinti ed esperire che quanto Dio vuole nella nostra vita è in ordine al nostro vero bene.
L'Arca dell'Alleanza o della testimonianza esprime la continuità di un patto nuziale (= berit) che Dio ha voluto stringere colsuo popolo. Sancito per ora sulle tavole di pietra, s'iscriverà sempre più nel profondo, nel cuore dell'uomo. Saranno i profeti a dirlo, finché diverrà la "Nuova ed Eterna Alleanza" siglata dal Figlio di Dio col suo stesso sangue. Vivere in pace con sé, con Dio e con gli altri non è forse prendere coscienza di questo patto, non solo a livello di erudizione catechistico-teologica, ma di cuore, di vita, di profondo abbandono?
L'amore, la presenza di questo Dio che fa alleanza con ciascuno di noi è "nube" e "fuoco". La nube mi dice che non posso banalizzarlo. Per mia fortuna trascende ogni mia capacità intellettiva di comprenderlo. Quando tento di racchiuderlo nei miei schemi raziocinanti ingabbio un idolo, non il Dio vivente che è sempre più in là della mia logica. Egli però è anche fuoco distruttore dei miei idoli e forza, luce, amore al mio cammino di itinerante in un mondo bello, ma in permanente tensione verso "cieli nuovi e terra nuova" dove avrà stabile dimora la gioia.
La Dimora è Dimora di Dio con l'uomo, con me: certezza di una Presenza nella mia vita di "pellegrino e straniero"; una Presenza anche nella vita più devastata di ogni mio fratello.
Un'Arca dentro la tenda: un segno forte, un simbolo in questa pagina veterotestamentaria, di quel che avverrà quando il Figlio stesso di Dio porrà la sua tenda in mezzo agli uomini.
In un mondo succube ai dettami della pubblicità, del consumismo, della gratificazione, credo che conoscere e scegliere di fare ciò che a Dio è gradito spinge la mia vita verso la vera realizzazione personale e il vero bene di ciò che Dio mi affida?
Vivo la certezza che Dio vuol dimorare con me e che la "nube" della sua trascendenza e il "fuoco" del suo amore danno consistenza alla mia fede intesa come esodo dalle mie paure ed egoismi, come un andare fiducioso, continuamente sorretto da Dio, dalla sua Presenza sprigionante energie d'amore in Cristo Parola e Pane?
Sosto in un angolo appartato dove contemplo l'Arca nella tenda del convegno (posso sostare presso il Tabernacolo di cui l'Arca è segno)
Mi abbandono a una Presenza che dimora presso di me amandoni. Posso ripetere la parola salmica:
"Beato chi trova in te la sua forza
cresce lungo il cammino il suo vigore" (Sl.83)
La ripeto adagio, a lungo, finché la pace è unacosa sola col mio respiro.