1 Cor. 12,1-27

Scritta dagli abitanti di Corinto, città greca famosa per la sua forte cultura pagana e per le sue dissolutezze, questa così detta prima lettera ai Corinti dà a Paolo l'opportunità di chiarire il pensiero cristiano in ordine a verità di grande respiro: una di queste è la dimensione comunitaria di quanti sono in Cristo l'unico suo corpo ad opera dello Spirito Santo che elargisce a ciascuno i suoi doni (carismi), ma per l'utilità comune (v.7).

Sono quattro le parti in cui il tema centrale viene sviluppato:

vv.1-6 Paolo istruisce quelli di Corinto (e noi!) sulla natura dei doni, dei carismi, dei ministeri e operazioni varie, che Dio realizza nei suoi fedeli in forza dell'unico Spirito che agisce in tutti.

vv.7-11 Viene fatta un'esemplificazione di come può manifestarsi lo Spirito nelle singole persone, ma - attenzione! - sempre per l'utilità comune. Questa affermazione ha un peso particolare nella struttura della pericope. Che sia l'azione dello Spirito e non altro ad operare "tutto in tutti" emerge anche dall'insistenza con cui è nominato: ben 10 volte (dal v.1 al v.11) !

vv.12-13 Paolo esprime con l'immagine del "corpo di Cristo" l'identità profonda della Chiesa. Viene sottolineato che questo Corpo è unico, anche se formato da uomini di nazionalità e condizione sociale diversissime, a causa dell'unico Spirito Santo a cui ognuno "si abbevera"

vv.14-27 Paolo esplicita l'immagine del "corpo" ( termine che ritorna 17 volte!) nel suo diversificarsi in molte membra, così come il "corpo di Cristo" che è la Chiesa, cui appartengono, in qualità di membra vive, persone diverse per carismi e ministeri, ma complementari tra loro, in funzione del bene di tutti.

v.3 Paolo ci tiene a sottolineare che , a differenza del paganesimo, la fede cristiana è una "vita" in cui è all'opera lo Spirito di Dio. Tutto parte da questa azione potente dello Spirito Santo, a cominciare dalla professione di fede cristologica "Gesù è il Signore" rivelatrice del credente come di uno che vive sotto la signoria di Cristo, in opposizione a quanto proclamavano i pagani durante l'Impero Romano: "Cesare è il signore".

vv.7-11 Paolo indugia nell'elencare i carismi svariati la cui distribuzione e forza operativa sempre dipende dall'unico e medesimo Spirito (v.11). L'elenco è qui incompleto (cfr. gli altri elenchi in vv.28-30; 14,36; Rm.12,6-8; Ef.4,11). Quel che dal testo emerge è la natura ecclesiale di questi carismi. Non sono per la persona singola, ma scaturiti dallo Spirito Amore, comunicazione reciproca del Padre e del Figlio, sono in funzione relazionale e comunionale.

vv.12-20 Vien fatto di ricordare il celebre apologo del corpo e delle membra raccontato da Menenio Agrippa (cfr.TITO LIVIO, Storie II,32). Ma la novità paolina sta nell'uscir dalla metafora per esprimere una realtà. "Qui per corpo di cristo non si allude a lui, ma e' lui stesso" (v.12): il Crocifisso-Risorto. La Chiesa perciò non solo appartiene a Cristo, ma è Lui stesso. Io, tu, ognuno che crediamo, siamo membra sue (cfr. 12,4-5; Col.1,18-24; 2,17-19; Ef.1,23; 4,12-16; 5,30).

È importante nella vita cristiana, e tanto più in quella consacrata, vivere fuori da ogni asfittico individualismo, convertendoci continuamente a quello che, per grazia, già potenzialmente siamo: membra del Corpo Mistico di Gesù, dunque membra gli uni degli altri.

È una conversione che lo Spirito Santo può operare se lo invochiamo con fiducia, se ci lasciamo illuminare da Lui e chiamiamo con sincerità per nome le nostre deleterie tendenze ad appropriarci dei doni che Dio ha fatto alla nostra persona, servendocene o per fare del protagonismo o disattendendoli per pigrizia, pessimismo, stanchezze, tensioni varie.

Cirillo di Gerusalemme coglie con forza e poesia insieme l'opera dell'unico Spirito dentro la varietà delle membra, commentando Giovanni 7: "PERCHÉ CHIAMA ACQUA LO SPIRITO SANTO? PERCHÉ PER MEZZO DELL'ACQUA TUTTO SUSSISTE: È L'ACQUA CHE FA IL VERDE E LA VITA. DAL CIELO SCENDE L'ACQUA; ESSA SCENDE SEMPRE UGUALE, MA AGISCE IN MILLE MODI: UNA SOLA PARTE IRRIGA L'INTERO GIARDINO; UNA SOLA ED UNICA PIOGGIA CADE SU TUTTA LA TERRA. ESSA DIVENTA BIANCA NEL GIGLIO, ROSSA NELLA ROSA, PURPUREA NEL GIACINTO, VARIANDO ALL'INFINITO SECONDO LE SPECIE; DIVERSA NELLA PALMA, DIVERSA NELLA VIGNA; IN UNA PAROLA: TUTTA IN OGNI COSA E TUTTAVIA NON AVENDO CHE UNA FORMA E NON ESSENDO ALTRO CHE SE STESSA (...) COSÌ È PER LO SPIRITO SANTO: ESSO È UNO, INDIVISIBILE, IMMUTABILE E DISTRIBUISCE A CIASCUNO LA GRAZIA COME VUOLE. E COME IL LEGNO SECCO IMPREGNATO D'ACQUA PRODUCE GERMOGLI, COSÌ L'ANIMA PECCATRICE, DIVENUTA MEDIANTE PENITENZA DEGNA DELLO SPIRITO SANTO, PRODUCE GRAPPOLI DI GIUSTIZIA".

Si tratta di restare sotto il fiotto di quest'acqua viva che è lo Spirito Santo e gioire nel sapere che io, tu, lei, lui, insieme, non solo siamo la funzionalità di un corpo unitario, ma anche facciamo armonia. Non c'è posto per sensi d'inferiorità o di superiorità in una "vita a Corpo Mistico" dove, "le membra che sembrano più deboli sono più necessarie" (v.22). Nel corpo le membra più duttili, come le mani, si prendono cura delle altre. Così è in una vita comunitaria che sia veramente tale e non un insieme "d'individui-isole" proiettati, ciascuno in proprio, su opere apostoliche contagiate dalla schizofrenia dell'azione tipica di questa convulsa nostra società.

"È NECESSARIO PERSEGUIRE IL GIUSTO EQUILIBRIO, NON SEMPRE FACILE DA RAGGIUNGERE, TRA IL RISPETTO DELLA PERSONA E IL BENE COMUNE (...) TRA I CARISMI PERSONALI E IL PROGETTO APOSTOLICO DELLA COMUNITÀ"

L'evangelizzazione, rilanciata da Giovanni Paolo II, è irrimandabile. Ma deve sgorgare come acqua pura da persone che, anzitutto all'interno della comunità, sono elementi di pace, di comprensione, di aiuto disinteressato specie nei confronti di chi fatica di più a vivere evangelicamente. "Se un membro soffre, tutte le membra soffrono. E se un membro è onorato tutte le membra gioiscono con lui" (v.26).

Giacomo di Sarug, uno dei più importanti Padri della Chiesa siriaca († 521) scrisse: "AMARE, AMARE È PIÙ IMPORTANTE CHE PARLARE IN NOME DI DIO, CHE CREDERE IN LUI. SENZA AMORE, NON PUOI PARLARE NEL NOME DI DIO, NÉ CREDERE IN LUI". Si tratta dunque di comprendere che questa "vita a Corpo Mistico" è una vita d'impegno sempre nuovo ad amare. L'amore è, di fatto, diffuso nel nostro cuore dallo Spirito Santo (cfr. Rm.5,5). È già in noi, e questa certezza deve consolarci!

Ma l'amore dello Spirito Santo è come un fiotto d'acqua. Se il mio cuore è una cisterna ostruita dai sassi dell'egoismo, del comodismo, del protagonismo, dell'invidia, della gelosia, dello scoraggiamento, l'amore è lì, ma non può penetrare, né agire. Preghiera e ascesi: ecco i grandi rimedi per il rinnovamento della comunità. Perché nella preghiera, soprattutto nel "pregare la Parola" e nel condividerla comunitariamente, chiedo l'energia dello Spirito di Dio per realizzare una continua, indispensabile dinamica di conversione che mi configura a Cristo, così come la Parola tratteggia il seguace di Gesù.. E nell'ascesi il cuore di pietra diventa di carne (cfr. Ez.36,26) quando vive il mistero pasquale di Gesù rinnegando i desideri mondani e quindi lasciandosi penetrare da quella pace (cfr. Tt.2,12) che lo rende capace di pazienza e tolleranza, di benignità, di mitezza, di umiltà, fuori da ogni ricerca centrata nell'interesse proprio, ma umilmente intento al perdono facile e alla crescita di ognuno e di tutti.

Sì, è possibile vivere una "vita a Corpo Mistico", tendere a far comunione. Purché, senza frustrazioni né sensi di colpa, teniamo presenti la nostra irritabilità, grettezza d'animo, orgoglio, e nello stesso tempo, lottando e soffrendo con pace, non smettiamo mai d'imparare ad amare. Vivere è amare. E vivere da consacrata è diventare sempre più profezia di una vita che, quaggiù, ridiverrà umana solo nella misura in cui si lascerà plasmare dall'Amore e, nella parusia, sarà pienezza splendore felicità di Amore.

Quali sono i doni di grazia che ho ricevuto? Ne ho stima? Gusto la gioia di "essere creatura", collaborando con Dio creatore? Me ne servo per il bene comune?

Faccio un cammino nella verità, nell'umiltà oppure sono soffocata da sensi d'inferiorità e quindi da falsa umiltà con conseguenti ipocrisie varie? Sento la forza dell'ammonimento paolino: "Dite ciascuno la verità al prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri" (Ef.4,25).

Vivo forse sensi di superiorità con disistima, disaffezione e disattenzione per qualcuna delle sorelle o per gli altri?

Ho paura di qualcuno in comunità perché la sento come rivale?

Mormoro e critico alle spalle dei membri della comunità, vivendo sensi di delusione, o sono un membro attivo leale, fuori da deleteri vittimismi?

Se i doni sono per il bene comune, valorizzo i doni dei vari membri, comprendendo che me ne viene anche in bene personale, se imparo a gioire del bene degli altri?

Per la Preghiera

Leggo e interiorizzo, adagio, questa forte affermazione conciliare: "Ogni fedele deve essere davanti al mondo un testimone della risurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo. Tutti insieme e ognuno per la sua parte, devono alimentare il mondo coi frutti spirituali (cfr. Gal. 5,22) e in esso diffondere lo Spirito da cui sono animati quei poveri, miti e pacifici che il Signore nel Vangeli proclamò beati (cfr. Mt.5,3-9)."

Invoco dallo Spirito Santo soprattutto il "frutto dell'amore, pace, gioia" (cfr. Gal.5,22). Vivo a livelli profondi l'accoglienza di questo frutto, lasciando affiorare quelli che sono i miei doni personali.

Li ricevo nuovamente con gioiosa gratitudine dalla sorgiva bontà del Padre e chiedo allo Spirito di purificarmi da ogni appropriazione di essi.

Penso ad armonizzare i miei doni con quelli delle sorelle con cui vivo. Rendo grazie al Padre con Gesù nello Spirito Santo per me e per loro, che avvolgo di tenerezza nel cuore.

Chiedo che, di fatto, io armonizzi con le mie sorelle senza paura di "crocifiggere" in me quello che mi appare contrario a questa armonizzazione.