Paolo afferma in modo categorico che la vocazione cristiana è una vocazione alla libertà (Gal.5,13). Il cristiano è un figlio. Non ha ricevuto uno spirito da schiavo che lo opprima nella paura, ma uno spirito di filiazione divina per il quale può gridare a Dio: "Papà, Padre!" (cfr. Rom.8,15 ). Di qui la sua dignità non solo di persona presente a se stessa, attiva e ricettiva nel non lasciarsi condizionare da pressioni ambientali ( libertà di spirito: grande valore umano!), ma di persona che assume la capacità, il rischio della libertà nello Spirito, cioè di realizzare se stessa, fuori dalle pressioni del suo "ego", nel dono totale di sé ai fratelli per amore di Dio e sul modello di Cristo.
Sono due i nuclei narrativi:
cap.5,1.13-15 È focalizzato il significato cristiano della libertà che è "AGÀPE ", amore.
vv. 16-24 Viene evidenziata
una forte opposizione: vita e opere della carne, vita e
frutto dello Spirito.
vv.25-26 e cap.6,1-2 Si dice qual è il comportamento di chi vive secondo lo Spirito.
vv.1.13-15 Nella prima parte di
questo capitolo, Paolo ha rimproverato i Galati che cercavano la
"giustificazione" (=salvezza) nella legge mosaica e
nelle sue pratiche. Ha asserito che in Cristo Gesù non è
l'essere o no circoncisi ad avere effetto salvifico, ma la fede in
Lui che si attua mediante la carità (v.6).
Conviene essere fermamente persuasi che, liberati da Cristo per
una vocazione alla libertà e quindi per un cammino nella
libertà, non è il caso di ricadere nella schiavitù. Ci sono due
tipi di schiavitù: quella di riprendere il giogo della legge con
le sue pesantezze e prescrizioni esteriori e vissute
nell'esteriorità o quella che sta al polo opposto. Sembra, ma non
è libertà. Si tratta di permissività e licenza nel concedersi
alla carne (sarx), cioè a un tipo di vita sbagliata, incline alle
passioni, all'istintività egoistica con le sue pretese.
Paolo sa che dove l' "ego" trionfa, gl'individualismi
scatenano divisioni, litigi, un "mordersi a vicenda"
(v.15).
La libertà, al contrario, si realizza per mezzo della carità -
incredibile, ma vero
per la forza dello Spirito! - nell'essere in permanenza gli uni
schiavi degli altri.
Qui Paolo tocca un vertice del suo argomentare motivando:
"PerchéÈ la legge trova la sua pienezza in una sola parola:
AMERAI IL TUO
PROSSIMO COME TE STESSO" (v.14).
Altrove egli aveva detto:
"CHI AMA L'ALTRO HA GIÀ PORTATO A COMPIMENTO LA LEGGE"
(Rom. 13,8),
"LA CARITA' E' LA PIENEZZA DELLA LEGGE" ( Rom. 13,10).
È dunque evidente: non sei mai così libero come quando scegli di
servire l'altro per amore di Dio.
vv.16-24 "Spirito" e
"carne" sono visti come principi operativi antitetici:
l'uno libera perfino dalla legge, nel senso che l'adempimento di
essa non è forzato, ma mosso dal dinamismo interiore dello
Spirito-Amore; l'altro schiavizza perché fa cadere nel peccato.
Paolo esemplifica enumerando peccati di 4 categorie:
1. Disordine nel campo sessuale (fornicazione, impurità,
debolezza)
2. Peccati contro la religione (idolatria, magia)
3. Peccati contro la carità (notare come si parte dalle ostilità
che allignano nell'intimo
per giungere all'esplosione in varie manifestazioni)
4. Peccati contro la temperanza (orge, ubriachezze).
Tutto questo, dice Paolo inequivocabilmente, non permette di
accedere all'eredità escatologica del Regno di Dio.
vv.22-24 Al contrario il frutto
dello Spirito (notare il singolare che richiama il
"frutto" per eccellenza maturato sulla radice di Iesse:
Gesù, il suo stile di vita virtuoso, ricco d'amore!)si articola
in una gamma di atteggiamenti tipici di chi, come Gesù, vive
animato dallo Spirito d'Amore e perciò ama, gioisce, è nella
pace, edifica il "sé", s'apre a magnanimità, bontà,
benevolenza, ispira e dà fiducia, è mite ( quindi umile),
costruisce dei rapporti interpersonali ispirati a carità,
padroneggia i propri impulsi (ciò vale tanto per l'ambito
personale che per quello relazionale ). Come non sentire risuonare
gli stessi atteggiamenti presenti in 1Cor.13, celebre inno alla
carità?
Quel che si evidenzia sempre più è che libertà e amore
s'identificano. E l'amore è sì anche impegno nostro, ma
anzitutto è dono dello Spirito: "L'amore di Dio e' versato
nei nostri cuori mediante lo spirito che ci e' stato donato"
(Rm.5,5). La legge non si occupa di cose del genere (v.24),
proprio perché la persona che ama è animata e guidata dallo
Spirito. E chi appartiene a Cristo (a causa del battesimo, tanto
più per la consacrazione religiosa) in forza e amore di Spirito
Santo crocifigge la propria parte istintiva, incline al male
(carne) in Cristo Gesù Crocifisso; è in Lui che s'appropria
dello Spirito Santo vivificante e liberante.
v.25 e cap.6,1-2 Se la nostra
vita è continuamente sorretta dall'energia dello Spirito,
s'instaura in noi un modo esistenziale capace di non schiavizzarsi
in vanagloria, competizioni, invidie; un modo libero d'impegnarsi
alla cura di sé e degli altri nella mitezza e nella pazienza che,
col vicendevole portare i pesi esistenziali, compie l'intera legge
di Cristo. Sì, perché è proprio in questa pazienza che si
manifesta concretamente l'amore.
E "l'amore e' la pienezza della legge" (Rm.13,10).
Lo Spirito, capace perfino di dare la vita alle ossa aride di cui
parla Ezechiele (37,4); lo Spirito che opera il trapianto del
cuore (togliendo il cuore di pietra ne dà uno di carne), è
capace, come già detto (Ger.31,33), di far vivere dal di dentro
con motivazioni interiori d'amore quella legge di Dio che
sostanzialmente è espressione della sua volontà.
Davvero: "dove c'e' lo spirito del signore e' libertà'"
( 2 Cor.3,12), perché è lo Spirito a condurci all'intera e
intima verità delle cose che Gesù ci ha insegnato (cfr.
Gv.16,13-15) con l'esempio e con la Parola.
Ma questa libertà, fuori da ogni equivoco, ci riconduce a una
carità che è impegno d'amore fino alla concretezza del servire.
"non sono venuto per essere servito, ma per servire ",
dice Gesù.
E Paolo:
"libero da tutti mi sono fatto schiavo di tutti " ( 1
Cor. 9,19).
È importante educarci ed educare le giovani generazioni di suore a questa
vera libertà di spirito e secondo lo Spirito.
Il vento delle interpretazioni errate e superficiali del Concilio Vaticano II
ha tentato di spazzare via l'adesione alla Legge, alle Costituzioni.
Risultato: in alcuni consacrati si è evidenziato ancora di più un
attaccamento esteriore, legalistico, sostanziato di paure; in altri (e sono
più numerosi) s'è ingenerata l'insofferenza delle Legge, di ogni disciplina,
il culto dello spontaneismo spirituale che è superficialità o addirittura
vuoto di fede.
La Legge di Dio e della Chiesa (per noi le Costituzioni) hanno sempre ragione
d'essere perché c'impediscono di scivolare nel campo minato del
soggettivismo, della faciloneria, del rischio di barattare le proprie
estrosità egoistiche col disegno di Dio.
Bisogna però tenere sempre ben presente il fatto che l'osservanza senza amore
di Spirito Santo è priva di significato, porta frustrazioni nel campo
dell'affettività, delle realizzazioni personali, della vita singola e
comunitaria.
"CHI ALL'OSSERVANZA IN QUANTO TALE ACCORDA UN VALORE IN SÉ SI
SFORZERÀ DI CONSERVARLA INTATTA AD OGNI COSTO, POTRÀ IMMAGINARE CHE IN
QUALCHE MODO OBBEDISCE ANCORA ALLA LEGGE, ANCHE SE GIUNGE A DISTORCERLA O,
COME SUCCEDEVA AI FARISEI, AD USARE MALIZIA CON ESSA (cfr. Mc.7,10-13)".
Essere donne libere ed educatrici a libertà oggi è più che mai
indispensabile.
Occorre però chiarezza d'idee ed impegno perseverante. Liberi non si è; si
diventa con un diuturno esercizio di preghiera, di consenso "a
crocifiggere la carne e i suoi desideri" (5,24), vivendo e amando in
forza dello Spirito, seguendo lo Spirito (cfr. V.25) "portando i pesi gli
uni degli altri" (v. 6,2) perché non coartati dalla legge, ma per un
amore di carità continuamente impetrato dallo Spirito d'Amore.
Scrive un autore:
"TALI ANIME SONO LIBERE PERCHÉ SUL PIANO PSICOLOGICO COMPIONO IL BENE
NON IN VIRTÙ DELL'ORDINE CHE VIENE IMPOSTO, MA IN FORZA DEL MOTO INTERIORE
CHE FA LORO DESIDERARE DI COMPIERE LA VOLONTÀ DI DIO COME UN'ESIGENZA DEL
LORO AMORE. ESSE AMANO TALMENTE CHE NON POTREBBERO NON VOLERE CIÒ CHE L'AMATO
DESIDERA.
MA IL PRECETTO NON LE VINCOLA, NÉ LE COARTA O INFASTIDISCE LA PROIBIZIONE,
NÉ EVITANO IL MALE IN FORZA DELLA PROIBIZIONE. ESSE PERCEPISCONO CHE IN LORO
SI REALIZZA LA PAROLA PROFETICA DI GEREMIA RIPRESA DALLA LETTERA AGLI EBREI:
<<IO PORRÒ LE MIE LEGGI NEL LORO SPIRITO, LE INCIDERÒ NEL LORO
CUORE>> "
Risulta dunque evidente che un ritorno all'interiorità è anche cammino
di libertà vera, dove proprio il massimo della libertà spinge al dono totale
di sé nel servizio (cfr. 5,13).
Come mi percepisco: interiormente libera o condizionata dal giudizio degli altri, dai vari fattori ambientali in cui vivo?
Qual è il mio rapporto con la Legge? Amo talmente il Signore che vi aderisco con libertà di cuore o sono paurosa, formale nella mia osservanza?
Aderisco alla Legge in funzione delle persone da amare e servire per amore di Dio o amo la Legge per la Legge, oppure sostanzialmente non amo che d'essere libera (?) di far ciò che mi appaga al momento?
Ricordo che lo Spirito Santo è certissimamente dato a chi lo invoca dal Padre con fede: quello Spirito che mi fa libera di amare? (Cfr. Lc.11,13)
Ä Riassaporo un bellissima affermazione del Concilio Vaticano II . La lascio entrare in me a livelli profondi: "Questo popolo missionario ha (...) per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio nel cuore del quali dimora lo Spirito Santo come in un tempio. Ed ha per legge il precetto nuovo di amare come lo stesso Cristo ci ha amato " (L.G. 2,9).
Ä Mi concedo del tempo per pregare:
O Spirito Santo,
Amore, vita e libertà dell'anima mia,
libera il mio essere da tutto ciò che non è amore di Dio e delle persone
a cominciare da quelle che vivono con me.