Rileggere spiritualmente questo brano vuol dire prendere in considerazione uno dei passi più commentati dagli antichi Padri, che lo hanno sentito fondamentale circa la necessità del battesimo (soprattutto relativamente a "rinascere in acqua"), e più ancora circa la necessità di vivere e agire secondo lo Spirito (rinascere dallo Spirito). Interessante qui ricordare che, secondo molti esegeti, l'espressione "rinascere dall'acqua" sarebbe un'interpretazione dell'evangelista, mentre tutta la forza e l'autorità rivelativa del testo va colta nell'espressione certissimamente di Gesù: "rinascere dallo Spirito" (v.5).
L'incontro di Gesù con Nicodemo viene subito dopo la narrazione del fatto che molti Ebrei credono in Gesù perché vedono i segni che Egli opera, ma il Signore non è persuaso della qualità della loro fede interessata, imperfetta, legata ai "segni" e non alla sua Persona portatrice di salvezza (cfr. 2,23; 3,2).
Sono due i nuclei narrativi:
vv. 1-2 Si dice dell'identità di Nicodemo, un "capo dei Giudei" e della sua andata da Gesù durante la notte, per indagare sul "mistero" della sua persona.
vv. 3-10 Il racconto (qui non lo prendiamo tutto in considerazione) s'impernia sull'alternarsi di domanda e risposta. Dalla modalità serrata del dialogo ( di una profondità unica ) balza evidente la forza rivelativa del rinascere dallo Spirito.
vv. 1-2 È presentato Nicodemo: uomo famoso tra gli ebrei, rabbi fariseo, capo del Sinedrio (cfr.7,50) e ricco (cfr. 19-39). Va di notte a incontrare Gesù, ignorando che solo Lui è la "luce del mondo" (cfr. Gv.8,12), che solo Lui illumina le nostre "notti" esistenziali. Non senza una certa presunzione che trapela dall'espressione "Noi sappiamo", dice di credere che Gesù è da Dio, appunto perché i segni rivelano che Dio è dalla sua parte.
v. 3 Gesù risponde con una prima parte rivelativa: "Se uno non nasce dall'alto, non può vedere il Regno di Dio".
v. 4 Scatta l'incomprensione pesante di Nicodemo: "Può un uomo rinascere se è già vecchio?"
vv. 5-8 Gesù risponde con una seconda affermazione rivelativa preceduta dalla solenne espressione: "In verità, in verità io te lo dico: se uno non nasce (d'acqua) e di Spirito Santo nessuno può entrare nel Regno di Dio".
vv.9-10 Si ripete l'incomprensione di Nicodemo. "Come può succedere?", chiede lui. E Gesù: "Tu sei maestro in Israele (hai il dottorato in queste cose) e non comprendi?". Quel che nel testo si evidenzia con forza è che il cambiamento risulta possibile solamente per l'intervento dello Spirito Santo. Senza di Lui c'è ermetica chiusura e tenebra. L'immagine del vento inafferrabile, impalpabile, evocatore del mistero, è efficacissima. Gesù se ne serve per esprimere la natura dello Spirito che appartiene al mistero, alla libertà di Dio e anche per alludere al mutamento misterioso e profondo che avviene nel cuore di chi rinasce dallo Spirito. In effetti si tratta di capire che l'uomo appartiene alla sfera della carne (sarx) e non ce la fa a raggiungere il mondo di Dio. Diventa creatura capace di un cammino spirituale solo se di continuo rinasce per la forza dello Spirito Santo. Certo! Perché "ciò che è nato dalla carne, è carne, mentre chi è nato da Dio ha il seme di Dio (la Parola) operante in lui" (cfr. 1 Gv. 3,9). Anche nei Sinottici leggiamo che è possibile credere in Cristo solo se c'è Rivelazione, non per la carne e per il sangue (cfr. Mt.16,17). Ma chi "non vede il Regno" di Dio (v.3), "non vedrà la vita" (v.36).
La vita diventa un'esistenza veramente cristiana (non solo di nome) e a maggior ragione la vita diventa un'esistenza consacrata a Dio (di fatto e non formalmente), se avviene questa continua rinascita, "ri-generazione" il cui protagonista è lo Spirito Santo, non il nostro volontarismo. "Nascere dallo Spirito" significa essenzialmente nascere alla vita nuova: quella che ha i parametri della fede della speranza della carità, quella che ha gli occhi di Cristo sugli eventi e sulle persone, la sua logica che è quella del Vangelo. Ci è d'aiuto sapere che i Padri hanno molto riflettuto su questo brano.
ORIGENE distingue bene i cristiani: coloro che sono nati semplicemente "dall'acqua" e coloro che "sono nati dallo Spirito" in quanto hanno ricevuto di fatto "lo Spirito di adozione" e sono impregnati di Vangelo (cfr. ORIGENE, In Mattheum 11,23,26-27).
AGOSTINO pure afferma che non basta nascere dall'acqua, ma è indispensabile nascere dallo Spirito, intendendo una conversione vera, una trasformazione che non avviene di colpo, ma è il continuo rinnegare (non verbis, sed factis = non a parole, ma coi fatti) la mentalità corrente e secolarizzata che ci pervade da ogni parte (cfr. AGOSTINO, De baptismo contra Donatistas, 6,12,19).
Che cos'è "nascere dallo Spirito" se non quel "nascere da Dio" che, secondo il Prologo (cfr. Gv.1,13), è proprio di chi crede nel nome (= nella Persona, presenza, potenza!) del Verbo, vera luce degli uomini venuta in questo mondo? (Cfr. Gv.1,4b). La nostra meditazione ci porta così a convincerci che solo rendendoci docili allo Spirito Santo ci rinnoviamo in una fede forte, autentica che è adesione piena alla Persona di Cristo, totale fiducia di poter compiere - in Lui e per mezzo di Lui - la volontà del Padre. "È nato da Dio" chiunque crede che Gesù è il Cristo (1 Gv. 5,1). E il fatto di vivere come nati da Dio avviene attraverso un dinamismo delicato e forte: quello che opera il "seme" della Parola di Dio (cfr. 1 Gv.3,9). È la quotidiana familiarità con la Parola che ci consente il quotidiano rinascere dallo Spirito in Cristo. C'è un'azione di Dio che è prioritaria in questa nascita: è l'azione della sua grazia che viene dalla Parola, dai sacramenti, dalla preghiera; e c'è una risposta dell'uomo in questo cambiamento (conversione = metànoia) che è il diventare bambini. Ai "maestri in Israele" (ai "sapienti di questo mondo") la rinascita è preclusa come a Nicodemo, perché "la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio" (1 Cor.3,19). È possibile solo a chi smette la sua autosufficienza, bravura spirituale, il proprio credersi, tutto sommato, migliore degli altri. Rinascere è possibile a chi, chiusi gli occhi della carne, apre gli occhi del totale abbandono. "IN VERITÀ, IO LO DICO A VOI: A MENO CHE NON DIVENTIATE COME BAMBINI, NON POTRETE ENTRARE NEL REGNO DEI CIELI" (Mt.18,3; cfr. anche Mc.10,15; Lc.18,17). Rinascere, ridiventare bambini è possibile solo attraverso lo Spirito Santo (Ruhat - pneuma), il grande protagonista della santificazione. Ezechiele l'aveva predetto: "VI DARÒ UN CUORE NUOVO, METTERÒ DENTRO DI VOI UNO SPIRITO NUOVO (...) PORRÒ IL MIO SPIRITO NELL'INTIMO DEL LORO CUORE" (Ez.36,26).
Quel che Gesù dice a Nicodemo è, oggi, rivolto personalmente a me.
Credo con tutto il mio essere che: · rinascere è possibile, è un dono d'amore; · la conversione (come cambiamento di mentalità e appunto rinascita) è irrimandabile; · il Padre vuole darmi lo Spirito Santo e me lo dà, di fatto, se glielo chiedo, perché avvenga questo rinascere?
C'è in me una forte, decisa volontà di consegnarmi allo Spirito di Dio perché sia lui ad abbattere difese paure sfiducia mondanità e rassegnato tran-tran nel quotidiano?
Chiedo una conoscenza più esperienziale dello Spirito Santo in me, facendolo entrare più vitalmente nella mia attenzione.
Ä Ricordo che lo Spirito (Ruhat) è il soffio vivificante della mia
persona. Realizzo un esercizio di respirazione pregata così:
io respiro, lo so, lo sento, (mi fermo);
sento l'inspirazione come un dono.
Posso attingere aria continuamente.
È qui per me. Ne provo benessere.
Avverto l'espirazione per quel che è: un mandar fuori l'anidride
carbonica, quindi una
liberazione, una distensione.
Mi soffermo in questa esperienza.
Ora percepisco il respiro, il ritmo di inspirazione ed espirazione e
penso a Dio Amore, al suo
soffio vitale che è lo Spirito Santo.
Ecco: da Lui ricevo il soffio (Ruhat - inspirazione).
A Lui consegno ogni mia tensione, peso,
affanno, negatività;
me ne libero (espirazione).
Ä Respirare mi dà sollievo, novità di vita...se lo faccio con consapevolezza di preghiera. Se respiro nello Spirito Santo, il respiro mi diventa simbolo vitale. Nell'inspirazione ricevo il flusso dallo Spirito vivificante dell'Amore; nell'espirazione consegno quel che scaturisce da me: le mie negatività, ma anche affetti, desideri, propositi; un flusso che si abbandona a Lui, si purifica e si perde in Lui.
Ä La breve verbalizzazione orante potrebbe essere proprio
nell'accompagnamento del respiro:
"TU a ME, IO a TE."
Ripetere a lungo, con fiducia, con abbandono, con la semplicità del
bambino evangelico.