Sono due testi molto ricchi in se stessi, ma ancora più se colti
nell'insieme di quegli ultimi discorsi di Gesù che solo Giovanni registra,
quasi a mo' di testamento del Signore.
Nell'imminenza della sua "ora" (cfr. Gv.13,1): della passione, morte
e resurrezione, Egli affida ai suoi, insieme al "comandamento nuovo
dell'amore" (Gv. 13,34) e alla promessa del suo ritorno, anche l'annuncio
dell'invio dello Spirito Santo che avrà il compito di proseguire nella Chiesa
e nel cuore dei fedeli, l'opera sua che sostanzialmente è rivelare la verità
di Dio come Amore.
cap.14,16-17 Le parole rivelative ruotano attorno ai protagonisti: Gesù in atteggiamento orante, il Padre che darà il Paraclito (l'Avvocato, il Consolatore), lo Spirito della Verità che viene comunicato. C'è anche il mondo (inteso come realtà chiusa a Dio) e ci sono i discepoli , veri destinatari dello Spirito che è "Spirito di Verità" (v.16).
cap.16,13-15 Qui ancora e centralmente i protagonisti sono le Persone divine nella loro opera salvifica. Lo Spirito della Verità guiderà alla verità intera che è in riferimento a quanto Gesù è: "Io sono la Verità" (14,6) e a quanto è venuto a rivelare a sua volta in riferimento al Padre: "Vi ho detto la verità udita da Dio" (8,40), "Tutto ciò che ho udito dal Padre ve l'ho fatto conoscere" (15,15). La breve pericope esprime strutturalmente la circolarità comunicativa e rivelativa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
cap.14,16 È Gesù stesso a
pregare, perché possiamo ottenere dal Padre lo Spirito Santo che,
proprio perché Spirito di Verità, è Paraclito (nostro
difensore, nostro Consolatore).
In Lc.11 Gesù ci sollecita a pregare a nostra volta il Padre
nell'assoluta certezza di ottenere lo Spirito Santo.
v.17 C'è una situazione
discriminante: "I discepoli (voi) possono ricevere e
conoscere lo Spirito di Verità che "rimane" in loro
(notare la forza del verbo "rimanere" tante volte
ripetuta in Giovanni); il mondo, inteso nel senso di realtà
negativa, non lo può. E perché non può? "Perché non lo
vede e non lo conosce" con gli occhi del cuore illuminati dal
Padre (cfr. Ef.1,17).
Il conoscerlo, invece dei discepoli, cioè l'entrare in intimità
con Lui, dipende dal fatto ch'Egli dimora, rimane presso di loro e
in loro, vale a dire nelle profondità di un cuore desto,
consapevole, in dinamica di conversione. "NON SAPETE CHE
SIETE TEMPIO DI DIO E CHE LO SPIRITO DI DIO ABITA IN VOI?" (1
Cor.3,16).
cap.16,13-15 Lo Spirito di
Verità non è venuto a svelarci nulla di nuovo. Gesù infatti
dice: "EGLI PRENDERÀ DEL MIO E VE LO ANNUNZIERÀ"
(v.14).
Gesù è il grande compimento della rivelazione che il Padre, nel
suo progetto d'amore, ha voluto. Lo Spirito è Spirito di Verità
proprio perché ne dà l'interpretazione, la piena intelligenza e
la possibilità di assimilarla a livelli profondi e vitali.
Lo Spirito è Spirito di Verità perché, procedendo dal Padre,
rende testimonianza a Gesù e ci fa testimoni di Lui (cfr. 15,26).
Ci sono due tempi nella storia rivelativa della salvezza. Il primo
è quello di Gesù nella sua missione terrena; il secondo, dopo il
ritorno di Gesù al Padre, è affidato allo Spirito Santo che,
senza accrescere il contenuto di Verità rivelata, consente al
cuore dei credenti di vedere e conoscere (con appagamento e
slancio interiore di vita nuova) quel che Gesù ha rivelato
dell'amore del Padre per tutti e per ciascuno.
Le conseguenze esistenziali per il battezzato (tanto più per il
consacrato) sono enormi. Vivere la vita cristiana autentica è avere questa
convinzione salda e forte: nel fondo del mio essere non c'è il vuoto, né
solo le mie complessità psichiche. Nel più profondo di me c'è Dio. Il suo
Spirito (14,17), più intimo a me di me stesso/a , è all'opera se gli
consento di agire.
Che cosa fare per prenderne atto, in concreto?
Una frase di Esichio di Batos è indicativa: "COLUI CHE SI VOLGE AL
SOLE, NE È ILLUMINATO, COSÌ COLUI CHE SI VOLGE A DIO NELLO SPAZIO PROFONDO
DEL CUORE, APRE GLI OCCHI E LA LUCE LO ILLUMINERÀ".
Alcuni esercizi pratici si pongono come necessari:
Tornare spesso al nostro cuore ("Rediamus ad cor"- S.Agostino); prendere contatto, in un costante movimento di fede vissuta, con lo Spirito presente che, interiormente, mi rivela la Verità dell'amore del Padre e di Gesù, mi vuole liberare dalla paura e darmi la pace, la sua pace (cfr. Gv.14,27).
Essere lucidi sulla realtà del cuore. Lo Spirito è lo Spirito di Verità pure nel "convincerci del peccato" (cfr. Gv.16,8). Anche quando, per grazia, non ci sono colpe gravi, quanti "cocci", "terra" e "rovi"" ingombrano il cuore! Ritorno dunque al cuore per vivere l'inabitazione dello Spirito in me, ma anche per smascherare con la sua luce pensieri di orgoglio, desideri egoistici, rancori, soprattutto non accettazione di me e di altri...
Credere dentro la concretezza dei giorni, che è lo Spirito di Verità a guidarmi, a poco a poco, alla verità tutta intera (16,13). E l'intera verità è che Dio è Amore (1Gv.4,16) e mi ha amata per primo (1Gv.4,10), mi ha scelta ed eletta ancor prima della fondazione del mondo (Ef.1,4) in Gesù crocifisso e risorto.
Pur essendo la mia una realtà di peccato di povertà di fragilità, Egli mi salva se accetto di convertirmi, cioè di porre i miei liberi "sì" a quello che, momento per momento, si rivela come volontà di Dio; ed è la forza dello Spirito di Verità che mi illumina, facendomi scoprire "ciò che è gradito a Dio" (cfr. Sap.9,10). È Lui che mi rinvigorisce potentemente (cfr. Ef.3,16) nella volontà perché lo segua con determinazione di amore.
Sono profondamente convinta che la Verità di Dio è il suo essere Amore?
Mi percepisco amata, eletta, benedetta, inabitata nel profondo del mio cuore?
Oppure avverto
troppo spesso senso di vuoto, di smarrimento, di isolamento, di confusione e
paura?
Davanti alla verità di me stessa che è peccato, impotenza, "sclerocardia" (cuore indurito), facile cedimento all'invasione nel cuore di sensi di colpa o sensi d'inferiorità o di superficialità e non amore, come reagisco? Invocando lo Spirito che cambia il cuore di pietra in cuore di carne (cfr. Ez.36,26), oppure con ripiegamento su di me, scoraggiamento o presuntuoso volontarismo?
Anzitutto mi esercito nella discesa al cuore, tramite l'immaginazione.
Immagino una scala che poggia, con la sommità alla testa e, con la base, al
cuore. Mi vedo scendere lentamente gradino per gradino, mentre conto
mentalmente da 10 a 0.
Poi sosto alle radici del mio essere, in quel t empio abitato dallo Spirito
che sono io, nel mio
cuore profondo.
Consegno quello che in esso si agita al Signore e prego:
"Spirito Santo,
anima dell'anima mia,
svelami tutta la verità del Dio Amore nella mia vita.
Sposo del mio esistere nel tempo e nell'eternità,
fa' che ti accolga nella quotidianità dei miei giorni,
ti accolga in un movimento semplice e il più possibile frequente
di ritorno alle radici di me, al mio cuore profondo;
e accetti anche la verità di me stessa,
mi converta credendo fermamente che Dio è più grande di questo mio cuore
(cfr.1Gv.3,20)
e continua ad amarmi per primo (cfr. Gv.4,19)."