La nostra pericope è all'interno di quel capitolo 8 della lettera ai
Romani in cui Paolo, dapprima con rigore teologico e poi con l'entusiasmo
dell'innamorato, ci rende partecipi della ricchezza della vita nuova in Cristo
che è generata e diretta dallo Spirito (8,10-14).
Tale vita esclude ogni condanna (8,1), ogni oppressione e paura (8,15); è un
dono della benevolenza del Padre (6,23); è data dallo Spirito (8,11) e ci
viene attraverso la morte e resurrezione di Cristo (5,10; 5, 17); è destinata
a tutti gli uomini (Rm.5,18), è segnata dall'aiuto dello Spirito (8,13) che
è stato Lui il primo e più valido protagonista della preghiera in noi
(8,26-27).
vv.5-8 È stato precedentemente detto che è lo "Spirito di Verità (cfr. v.2 testo originale) a infondere in noi una vita nuova con la necessaria forza per osservare la legge nuova (=Vangelo) che non esclude però quello che è vitale dell'antica. Qui si focalizza l'evidenza di un'opposizione: vita, pensieri, desideri della carne ("sarx" istintività che trascina al male); vita, pensieri, desideri dello Spirito. Gli uni approdano alla morte, gli altri alla vita e alla pace (v.6).
vv. 9.12-14 Il battezzato, abitato dallo Spirito della vita, è sotto il suo dominio (v.9); cioè è legato allo Spirito e non rimane in relazione con la carne, anzi è da Lui guidato (v.14).
vv.5-6 Si evidenzia il fatto che c'è incompatibilità piena tra una vita che s'ispira ai dettami della "sarx" e quella che, invece, si lascia convertire, plasmare e guidare dallo Spirito. Da notare gli esiti opposti. Da una parte la morte spirituale, dall'altra il vigore della vita che fiorisce nella pace. La molla sono i desideri . "Prega perché il Signore ti sia guida nei tuoi desideri" (cfr. Tb.4,19), consiglia Tobi al figlio Tobia; "Il Signore appaga i desideri di quelli che lo temono" (Sl. 145,19); certo, perché essi hanno crocifisso la carne coi suoi desideri (cfr. Gal.5,24), decisi ormai a mortificare questi desideri cattivi (cfr. Col.3,5).
vv.7-8 I desideri della carne portano a uno stato di morte spirituale perché spingono al peccato che instaura una situazione di ostilità nel rapporto dell'uomo con Dio. Infatti la "sarx" non accetta di sottoporsi alla legge di Dio e neanche potrebbe farlo perché, per se stessa, è costituzionalmente debolezza e fragilità.
v.9 La nostra appartenenza a Cristo è dovuta al fatto che è lo Spirito ad abitare in noi, è lo Spirito che grida nell'intimo del nostro cuore "Abbà (tenerissimo nomignolo aramaico), Padre" (Gal. 4,6). Vivere da cristiani è dunque lasciarsi ispirare da Lui in tutto il proprio comportamento.
vv.12-13 Se c'è un essere debitori non è certo verso la "sarx", ma verso Dio e ciò si esplica esattamente in quell'amore vicendevole che ci dà di adempire la legge (cfr. Rom.13,8). Se, seguendo lo Spirito e col potente suo aiuto uccideremo le opere della "sarx", sapremo cioè dire di no a quel complesso di tendenze, passioni, istintività che legano l'uomo alla corporeità e lo chiudono nella terrestrità, nel suo egoismo, allora avremo la vita piena: quella che durerà sempre. Si tratta di rinnegare quelle realtà di peccato elencate in Gal. 5,19-21, ispirate proprio dalla "sarx" e ricordare che Gesù è venuto perché noi abbiamo la vita e l'abbiamo in pienezza (cfr. Gv. 10,10).
v.14 Stupenda definizione del cristiano! I guidati dallo Spirito di Dio sono coloro che, afferrati fin dentro le radici della loro persona dalla potenza dello Spirito di Dio, possono vivere da figli, non da schiavi, perciò con un tale impegno sorretto dalla fiducia che il loro pensare, amare e operare è "frutto dello Spirito" e dunque conforme a quanto descritto in Gal. 5,22 (testo importantissimo!).
"LA VITA RELIGIOSA DEVE ESSERE ANZI TUTTO COMPRESA ED AFFERMATA
COME VITA "PNEUMATICA" PERCHÉ ISPIRATA, SUSCITATA E SORRETTA DALLO
SPIRITO SANTO CHE ACCOMPAGNA LA SUA CHIESA NEL CAMMINO VERSO IL REGNO FINO
ALLA VENUTA GLORIOSA DEL SIGNORE GESÙ, INVOCATO DALLO STESSO SPIRITO E DALLA
CHIESA PELLEGRINANTE"
Se è lo "Spirito della vita" (v.2 -cfr. testo originale) che
vuol avere la regia della nostra esistenza, quanto importa che siamo anzitutto
persone vive, aperte a tutto ciò che è vero, giusto, buono, bello,
rinnegando in noi con la forza dello Spirito che ci abita, con la "spada
dello Spirito, che è la Parola di Dio" (Ef.6), le pulsioni o pensieri
("loghismoi" li chiamavano i Padri) che ci attraggono
disordinatamente verso la morte spirituale! Qual è il disordine di fondo?
Mettere al centro l'"ego", anche ponendo in modo distorto,
deformato, l'ideale di santità. Lo si sogna in chiave di volontarismo o di
quietismo e, alla fine, lo si butta dalla finestra a favore di un vivere alla
giornata in balia dei propri desideri contingenti.
Poniamo l'accento sui desideri. Noi siamo i nostri desideri. Se sono
dominati dalla "sarx": desiderio di primeggiare, d'essere al centro
dell'attenzione affettiva ed estimativa degli altri, corsa all'efficientismo,
al protagonismo del fare, all'agitarsi di un "super-ego" non
liberato dallo Spirito, andiamo verso la morte spirituale, quasi senza
accorgersene, una morte che è apatia e secolarismo coniugati nella giornata.
Chiediamo, invochiamo anzitutto la purificazione dei desideri.
"Desiderium: sinus cordis", dicevano i Padri ("sinus"
come piega più intima del cuore). Sostituiamo, con la forza dello Spirito
(v.12) "i desideri della carne" (che spesso sono soltanto
"bisogni" artificialmente prodotti dalla società consumistica e
mass mediale) coi "desideri dello Spirito che portano alla vita e alla
pace" (v.6), cioè ad un tipo di esistenza dov'è l'amore a dettare
legge; quell'amore che lo Spirito Santo stesso diffonde nel cuore abitato da
Lui (cfr. Rm.8,12), quell'amore che con la pace e la gioia (cfr. Gal.5,22)
realizza una personalità cara a Dio e amabile per gli uomini; "amor
meus, pondus meus", diceva S. Agostino.
Se è l'amore di Dio e del prossimo a dettar legge interiormente, la persona consacrata acquista un movimento che a lungo andare le diventa spontaneo: quello di rapidissimi e continui rientri nella zona abitata nel profondo del cuore dov'è lo Spirito di Dio ad aiutarla a discernere.Questo che desidero e voglio è secondo Dio, secondo le prospettive e le logiche evangeliche? Lo voglio dunque anch'io!
Questo che mi trovo a volere o a rifiutare è più dalla parte della mondanità, del possesso, magari del fare violenza psicologica alle persone, del voler emergere, dell'acconsentire del tutto egoistico? Mi rifiuto di acconsentire. Questi movimenti insistiti di rientro in sé nella forza dello Spirito che viene in aiuto alla nostra debolezza (8,26), a lungo andare ci fanno camminare "da figli" sospinti dallo Spirito e dai suoi desideri. Evitiamo così dei falsi desideri o delle immagini idealizzate di noi stesse e degli altri.
È a questo punto che la tenerezza, l'affabilità, spesso confuse con erotismo e sensualità possono emergere purificate, libere, insieme con l'energia, l'efficacia, il gusto della bellezza, la creatività, una misurata fiducia in se stessi, nelle proprie capacità date da Dio, spesso confuse con l'orgoglio e tutto questo nell'unificazione di un'esistenza che vive unicamente per Dio per la sua gloria per il trionfo del Regno, che vive con Gesù in compagnia dei fratelli, ma sotto lo sguardo del Padre, nella guida dello Spirito Santo (v.14). La priorità non è convertire il mondo, ma convertirsi da una vita solo "psichica" a "pneumatica" e perciò cristiana, perché è Cristo e il suo Vangelo a dare l'impronta di sé. Il resto viene di conseguenza.
"GUARDA QUESTA FINESTRA - dice Chuang -Tzv - NON È ALTRO
CHE UN BUCO VUOTO NEL MURO, MA GRAZIE AD ESSA TUTTA LA STANZA È PIENA DI
LUCE" Nell'edificio della Chiesa la consacrata è anzitutto
"quel buco".
Se si svuota di desideri e atteggiamenti secondo la carne, se s'impegna a
camminare secondo lo Spirito e, dunque, non soddisfa i desideri a Lui contrari
(cfr. Gal.5,16-17), se non si stanca di seminare nello Spirito (cfr. Gal.6,8),
(seminare dimenticanza di sé, pazienza, bontà, gioia, mitezza, accettazione
dell'altro e degli eventi letti in chiave di mistero pasquale), la consacrata
diventa una "finestra "per la Chiesa e per il mondo.
È questo il suo primo e autentico apostolato: ciò si ottiene anzitutto con
l'attingere forza nel Signore e nel vigore della sua potenza (Ef.6,10) con una
fede-preghiera che diventi respiro di fiducia; ma anche con l'impegnarsi in un
diuturno combattimento spirituale (cfr. l'armatura di Dio in Ef.6,11-20) che
tenda a detronizzare l'"ego" al centro del proprio essere e a
sostituirlo con Gesù respirato, vissuto, amato con la potenza-aiuto dello
Spirito (8,12). Questo è il segreto non solo della mia vita personale
cristianamente autentica, ma anche di una comunità viva in comunione.
Quali desideri e pulsioni mi dominano solitamente?
C'è armonia tra il mio fiducioso ricorrere alla potenza dello Spirito e il mio rivestire "le armi di Dio" per un combattimento spirituale mai assillante, ma perseverante?
Che cosa blocca in me la pace, l'unificazione?
Che cosa paralizza la mia vita fraterna in comunità?
Ripenso a "fallimenti", contrarietà, prove subite durante la mia
vita e, rivedendo ogni evento nel dominio dello Spirito, interiorizzo, in
preghiera, queste espressione salmiche:
"Bene per me se sono stato umiliato perché io impari ad
obbedirti" (Sl.118,71).
Nell'ora della paura, io in te confido
in Dio di cui lodo la Parola
in Dio confido non avrò timore
che cosa potrà farmi l'uomo? (Sl.56(55), 4-5).
"Mi rifugio all'ombra delle tue ali finché sia passato il pericolo" (Sl.57(56), 2).
Prego lo splendido Inno che chiude il capitolo 8 della Lettera ai Romani (31-37) e mi abbandono allo Spirito Santo perché io, in effetti, mi lasci guidare da Lui per esprimere Cristo allo sguardo del Padre e nella compagnia delle sorelle e dei fratelli.
Considero in un clima di preghiera questo prospetto di segni opposti.
SEGNI DELL'AZIONE DELLO SPIRITO
- PACE
- SEMPLICITÀ
- APERTURA AL DIALOGO E FLESSIBILITÀ
- UN CORAGGIOSO APPRODARE ALL'AZIONE
- SENTIMENTI D'IMPOTENZA CONSEGNATI ALLO SPIRITO
SEGNI DI UN MODO D'ESSERE NON GUIDATO DALLO SPIRITO
- ANSIETÀ - TENSIONE - PAURA
- COMPLICAZIONE (CHE NON È COMPLESSITA')
- CHIUSURA E RIGIDITÀ
- POLEMIZZARE E NON APPRODARE MAI ALL'AZIONE CONCRETA
- SENSI D'INFERIORITÀ O DI PROTAGONISMO NON CONSEGNATI ALLO SPIRITO.
Padre,
per Gesù,
ti chiedo una vita in piena dipendenza dallo Spirito Santo
perché, da Lui guidata,
io attenda alle cose del tuo Regno.