Dalla servitù di una vita telecomandata da tante pseudo necessità passare a un servizio come espressione di vero amore liberante: è la pista in cui ci immette questa pericope. Si tratta però di aprirsi ad essa come a un'espressione del fuoco divorante dell'amore che Dio, in Gesù, vuol rivelarci. "Ad esso non si resiste se non con una ostinata incredulità o con un persistente rifiuto a mettersi in silenzio davanti al suo mistero che è rifiuto della dimensione contemplativa della vita"( C.M.Martini Quale bellezza salverà il mondo? Milano 1999, pp. 32-33).E' in chiave contemplativa che vogliamo affrontare questo brano.
Inizia con questo capitolo la seconda parte del Vangelo giovanneo: quello che racconta la passione, morte, risurrezione di Gesù come l'incredibile "DOXA" (GLORIA) di un amore di Dio tutto donato all'uomo, un amore al di là di tutto, oltre il quale non c'è più "inoltro" possibile. Col cap. 12 si è conclusa la vita pubblica di Gesù. Ora tutto si raccoglie attorno a Lui e ai suoi più intimi, in un'atmosfera altamente contemplativa. Da notare: l'ambiente è quello della cena. Non è detto da Giovanni che sia "l'ultima Cena". Lo si può dedurre, anche per il fatto che proprio questo evangelista non descrive l'istituzione dell'Eucaristia tipica dei Sinottici. C'è da chiedersi se proprio il gesto emblematico di Gesù: quello di servire i suoi nel gesto più umile che esisteva per quella società: lavare i piedi - Lui il Maestro! - ai discepoli, non sia allusivo del suo darsi totalmente in un servizio di umile amore che si esprime fino alla morte (e che morte!) per amore. Qui più che mai Gesù si rivela il servo di Javeh di cui con intensità aveva parlato Isaia.
Un'introduzione ampia, solenne e tre nuclei narrativi.
vv. 1- 3 E' da cogliersi come "introduzione - un portale d'ingresso"! alla contemplazione del più alto mistero d'amore.
vv. 4-11 Viene descritta l'azione misteriosa del Rabbì che lava i piedi ai discepoli. Importante la reazione di Pietro e l'allusione di Gesù a Giuda.
v.12 Emerge la domanda provocatoria di Gesù.
vv. 13-17 Risplende l'insegnamento del Signore.
v.1
"Prima della festa di Pasqua".
E' la 3^ e ultima Pasqua della vita pubblica di Gesù. Dalla Pasqua ebraica con
la tipica immolazione dell'agnello si passa ora alla Pasqua cristiana dove
l'Agnello immolato è il Figlio stesso del Dio vivente.
v.1b "Sapendo Gesù che era giunta la sua ora".
Questo tema "dell'ora" è importante. Rivela la piena consapevolezza
di Gesù circa questa ora suprema del suo vivere e del suo morire per far
nascere noi a vita vera. E' sempre lucido Gesù nel suo andare verso questa ora
che è la "sua" ora per eccellenza; quella per cui è venuto al mondo!
v.1b
"Avendo amato i suoi, li amò fino al termine estremo".
Significa che Gesù sta per consegnare la sua vita agli uomini nella pienezza
assoluta del dono di sé (cf. 1Ts 2,16). In questa consegna: "il più bello dei figli dell'uomo"
(Sl 44,3) si
offre -nel segno paradossale del contrario come "uomo dei dolori (…)
sfigurato (…) davanti al quale ci si copre la faccia (Is.53,5).
Così "la Bellezza è l'Amore crocifisso, rivelazione del cuore di un Dio che ama:
- del Padre, sorgente di ogni dono
- del Figlio, consegnato alla morte per amore nostro
- dello Spirito che riunisce Padre e Figlio e viene effuso sugli uomini per condurre noi, i lontani da Dio, negli abissi della carità divina"
(C.M. Martini - Quale bellezza salverà il mondo? Milano 1999, p. 31).
Quando sulla croce, Gesù dirà: "tutto è compiuto" (Gv.19,30) avrà toccato il fondo: l'infinito nell'amare, a cui nessun uomo può giungere.
vv.2-4 La lavanda dei piedi veniva effettuata immediatamente prima della cena
da parte degli schiavi pagani (cf. 1Sam. 25,41) Qui, questo tipo di azione sorprende: sia perché collocata durante la cena, sia
perché si tratta del Maestro per eccellenza (che ha tra l'altro piena
consapevolezza di esserlo). La lavanda è un gesto-metafora splendente che va colto nella sua densità
simbolica:
Gesù "sapendo che Dio gli aveva dato tutto nelle mani e che veniva da Dio
e a Dio tornava" (v. 3) con la più lucida consapevolezza, dunque, della
sua identità di Messia, figlio di Dio venuto a riscattare l'uomo, si alza,
depone la veste, prende l'asciugatoio, se lo cinge alla vita, versa l'acqua nel
catino e prende a lavare i piedi. Il racconto qui è come una cinepresa che
esalta i dettagli che a loro volta esaltano, (rivelando la sublime grandezza di
chi compie questi gesti), il suo essere uomo-Dio pienamente.
Si abbassa a lavare i piedi, Lui che abbassandosi alla ignominia della croce
(il più infame patibolo dell'epoca) sarà innalzato a mostrare, come vivente,
l'abbraccio a tutta l'umanità riscattata dal suo sangue.
Depone (tithénai) e riprende (lambànein) le vesti in questo momento, la
vita poco più tardi, nel suo mistero pasquale.
vv.6-11 Pietro, ancora una volta impulsivo, è ben lungi dal capire la forza di
un
gesto che è profezia colma di amore e di insegnamenti. Reagisce due volte.
Gesù risponde con decisione: "Se non ti lavo non avrai parte con me"
(v 8).
"Aver parte" è tipica espressione semitica e nell'A.T. significa la
parte legata all'eredità che Dio concede al suo popolo (cf Gn 31,14; Deut.
10,9; 14, 27-29 ecc.).
Nel N.T. ha preso a significare la vita di chi entra in comunione con Dio
tramite la Chiesa (preghiera-sacramenti).
A questo punto Pietro è al bivio: scegliere di accettare questo gesto è
scegliere lo scandalo della croce, senza la quale non c'è salvezza. Bisogna
decidersi.
Quando Gesù dice: "Chi ha fatto il bagno da poco non ha bisogno di lavarsi
se non i piedi. Voi siete puri, ma non tutti" (v.10) allude a due realtà:
1. C'è una purezza interiore sostanzialmente già acquisita dai discepoli, che
hanno accolto la sua parola e ci credono. (Cf. anche "Voi siete già mondi
per la Parola che vi ho annunciato" (Gv 15,3). Chi accoglie la Parola e ci
crede è dunque puro nella sua fede. Ma questo essere mondi (radicalmente è
avvenuto nel Battesimo) è un processo in perenne divenire.
2. Non tutti sono puri. Gesù "sapeva" che Giuda stava per tradirlo.
Anche davanti a lui si inginocchia, lavandogli i piedi. Lui però resta
"chiuso" nella sua incredulità.
vv.12-17
Quando Gesù provoca più a fondo, pone delle domande: "Capite
che cosa vi ho fatto?" (v. 12)
Tutto è stato dunque emblematico. Dentro il mistero del gesto e delle parole
non c'è che da spalancare il cuore accogliendo l'insegnamento che, ancora una
volta, è in ordine all'amore - Se il Signore e Maestro ha lavato i piedi ai
discepoli, così essi dovranno lavarsi i piedi a vicenda. L'amore è vero solo
se è umile servizio nel pieno dono di sé. Il resto è retorica o distruttiva
illusione.
v.17
Beati voi se capirete questo e lo metterete in pratica.
Sono solo due le beatitudini ricordate da Giovanni: quella circa la Fede (20,29)
e questa sull'umile servizio in cui l'amore diventa vero e si esprime.
Qui tocchiamo il fondo della ricca pericope: questo fondo è l'essere beati (=
pieni di gioia) se vorremo non solo capire, ma tradurre in vita.
Sono in cammino verso la comprensione di quell'abisso d'amore che è il mistero pasquale dove Gesù, il Servo di Javeh, si è fatto nostro servo abbracciando la più ignominiosa delle morti, solo per amore?
Percepisco nella Fede che dalla servitù del peccato e di una vita schiavizzata dal compromesso (con atteggiamenti prossimi al peccato: attaccamento al denaro, alla bella figura, all'essere importante, ecc.) Gesù mi ha tratto fuori indicandomi la chiave della libertà che è il "vicendevole lavare i piedi", ossia il reciproco perdono e l'umile servizio d'amore?
All'interno della coppia o della famiglia vivo questo atteggiamento di perdono facile e di umile servizio oppure mi arrocco su posizioni di pretese egoistiche, di accuse, di giudizi alteri e non benevoli?
In clima di silenzio orante, invoco lo Spirito Santo e contemplo la scena
della lavanda dei piedi che visualizzo interiormente. Posso identificarmi a
Pietro e sentire dette a me le parole di Gesù.
Lascio che destino risonanza dentro il mio "vissuto". E' su di esso
che invoco l'energia dello Spirito d'Amore perché anch'io impari ad amare,
acquistando un atteggiamento interiore di prontezza nel perdonare e di umile
servizio.