Gv 15,11; 16,21-24

 

Oggi è forte l’urgenza della gioia di cui parla Gesù nel testo qui proposto. Come urge che il sole sorga dopo incombenti paure. Interessante che il termine “chazá” tradotto con gioia ricorre 59 volte nel Nuovo Testamento.

Heinrich Schlier dice che “la gioia è l’esplosione della speranza”. E il Cardinal Martini commenta: “Certamente la gioia cristiana ha a che fare con la speranza della gioia perfetta e piena, già anticipata sulla terra. È bene precisare: la gioia frutto dello Spirito non ha niente a che fare con l’esteriorità di un’allegria fatta di chiasso e stordimento. È però una realtà che afferra tutta la persona e s’irradia da essa”. “Un cuore lieto illumina il volto ma, se il cuore è triste, la persona è depressa” (Pro 15,13).

Il capitolo 15 fin dall’inizio è dominato dall’immagine della “vite” con cui Gesù s’identifica. Questa immagine, nel Primo Testamento, era stata attribuita al popolo d’Israele per esprimere l’amore di elezione con cui Dio lo amava. Qui Gesù se ne serve per rivelare fino a quale pienezza di vita feconda di frutti giunge il suo discepolo, cioè colui che rimane unito a lui “come il tralcio alla vite”.

E che cosa vuol dire in concreto questa unione? Significa vivere i suoi insegnamenti che fanno del discepolo una persona che “rimane nel suo amore” e perciò, come dice ancora S.Giovanni nella sua prima lettera, uno che “è passato dalla morte alla vita” (cf 1 Gv 3,14), “è generato da Dio e conosce Dio “ (4,7), “perché Dio è amore” (4,8).

È proprio questa la sintesi esistenziale di quello che Gesù è venuto a insegnare. Ed è proprio questo il “lieto annuncio”! Così si capisce perché Gesù proprio qui esprima il motivo del suo essere venuto a dire queste cose. È un motivo solare: la nostra gioia.

v. 15,11a Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi

Le cose che Gesù ha detto sono dentro una sintesi che è risposta esistenziale alla sete esistenziale più profonda: sete di essere amato e di amare. Se la sintesi è l’invito a “rimanere nel suo amore”, e a vivere i suoi comandamenti, di cui il cardine è quello dell’amore scambievole, risulta evidente che la gioia nasce da queste cose e che queste cose sono ordinate alla nostra gioia; per questo sono volute per noi da Dio.

v. 15,11b e la vostra gioia sia piena

Non una gioia a…”gocce” o a “lumicino”! La gioia è il segno di una pienezza di vita che, per il suo modo d’essere, irradia. Nel Primo Testamento era considerata come la caratteristica della salvezza escatologica e della pace (cf Is 9,2; 35,10; 55,12; Sof 3,14).

Nel Nuovo Testamento il tema è fortemente collegato a Gesù, a quella vita che egli comunica in profondità e pienezza (cf Mt 25,21-23; Lc 1,14; 2,10). Soprattutto in Giovanni, la gioia di Gesù è quella che vive pure nel discepolo (cf 17,13; 1 Gv 1,4; 2 Gv 12) e che può coesistere anche con la sofferenza (cf 16,20-24; 14,28).

La nostra gioia, dunque, è addirittura la Gioia di Gesù che entra nel nostro cuore, è “la gioia di Dio che – come dice Neemia – è la nostra forza”.

v. 16,21 La donna è afflitta perché è giunta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia

La gioia è dunque in diretto rapporto col mistero della vita che ha un suo prezzo di sofferenza (è dolore del parto: appunto!).

Anche il mistero pasquale, che è il vertice e la sublimazione della vita, è imparentato con la passione e con la morte di Gesù; però sfocia nella piena risurrezione che è tale vittoria definitiva su ogni tipo di dolore e morte da esplodere in pienezza di gioia

v. 16,22 Così anche voi ora siete nella tristezza, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà

Gesù è alla vigilia della sua passione, ma non allude alle sue grandi sofferenze ormai alle porte. Parla di quella tristezza che è nel cuore dei suoi discepoli quando presagiscono il dramma di perdere Lui: il Maestro, il Pastore. Ma ecco anche qui, chiaramente, il barbaglio profetico della risurrezione (vi vedrò di nuovo) e il conseguente zampillare della gioia nel cuore.

v. 16,23a E nessuno potrà togliervi la vostra gioia

Commenta S.Agostino: “Dato che Gesù stesso è la gioia dei suoi discepoli, questa affermazione del Signore è in perfetta armonia con ciò che dice S.Paolo: “Una volta risuscitato dai morti, Cristo non muore più, e la morte non ha più dominio su di lui (Agostino, In Joannem, 101,3). In effetti la pasqua del Signore è l’irrompere di una vita così definitivamente vittoriosa che la gioia che ne deriva non potrà essere strappata o soffocata o spenta da nessun potere del male. La scommessa però è entrare sempre più in contatto esistenziale con Gesù risorto, mediante la preghiera e i sacramenti.

v.16,23b In quel giorno non mi chiederete più nulla

Si tratta del giorno della risurrezione di Gesù e di tutto il tempo che segue. Gesù manderà lo Spirito Santo e la comunità cristiana ne sarà illuminata. Non ci sarà dunque più bisogno di porre nuove domande. “Lo Spirito guiderà alla verità tutta intera” (Gv 16,13).

v. 16,24a In verità, in verità vi dico: qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome Egli ve la concederà.

L’affermazione di Gesù è preceduta da quel “In verità” ripetuto due volte che sottolinea l’importanza vitale di quanto segue. In effetti è estremamente consolante sapere che quel che chiederemo al Padre nel nome di Gesù ci sarà concesso! Ma che cosa significa “chiedere nel Suo nome”? Significa vivere quella fede che diventa operante nella carità e perciò ci unisce talmente a Gesù da farci partecipare alla sua comunione col Padre (cf Gv 3,35; 5,20). Di qui il senso e l’efficacia di pregare in suo nome (=radicati in Lui, nella sua persona).

v.16,24a Finora non avete chiesto nulla nel mio nome.

I discepoli, dentro le dinamiche egoiche delle loro paure e preoccupazioni meschine del dopo: “Chi sarà il più grande tra noi?”, avevano capito ben poco della persona di Cristo! Gli erano vissuti accanto, ma non erano entrati nella sua intimità. Per questo non avevano potuto accedere alla vera preghiera che è rivolgersi al Padre fortemente uniti a Gesù, al suo modo di pensare e di amare.

v.16,24b Chiedete e otterrete perché la vostra gioia sia piena

In Lc 11,9.13 leggiamo: “Chiedete e otterrete; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto […]. Se voi che siete cattivi, date cose buone ai vostri figli che ve le domandano, quanto più il Padre darà lo Spirito Santo!”. Ecco, è questo dono supremo dello Spirito che – notiamo! – viene sempre accordato a chi lo chiede con fede, è proprio lo Spirito Santo a permettere al cristiano di vivere il frutto della gioia, come conseguenza e irradiazione luminosa del suo vivere con Cristo sotto lo sguardo del Padre.

Da statistiche cliniche risulta che, oggi, nel vortice di una vita non più a misura d’uomo, un individuo su sei passa, più e più volte, attraverso momenti depressivi. E la depressione è strettamente collegata con la tristezza che è l’opposto della gioia!

Ciò significa che oggi più di sempre abbiamo urgente bisogno di chiedere allo Spirito Santo la gioia: quella che nulla e “nessuno potrà rapire” (cf 16,23). Si tratta infatti di capire una cosa di fondo: la gioia di Gesù risorto emerge da un… “mare” di amore: il suo dare la vita per amore, il suo risorgere che è vittoria dell’amore perfino sulla morte. Inoltre la nostra determinazione ad amare, a vivere il suo comando: è una “sfida” difficile ma piena di gioia per chi, con la sua grazia, persevera giorno dopo giorno.

Ecco ciò che, soprattutto oggi, risulta inequivocabile: anche se hai miliardi di euro, non compri un’oncia di gioia. A meno che, perché ami, tu ti serva anche del denaro per fare del bene.

Se ami con Gesù e come Lui nel dono di te, la gioia ti colma il cuore e s’irradia da te. Perfino quando, per diverse cause, hai da soffrire. “Sovrabbondo di gioia – dice S.Paolo – in ogni mia tribolazione (2 Cor 7,4)

Diceva Chesterton: la gioia (quella delle Beatitudini!) è il gigantesco segreto del cristiano.

Ho capito, non solo con la testa ma col cuore, che il Vangelo è “lieto annuncio”, cioè che gli insegnamenti di Gesù (anche quelli più forti e radicali): sono stati dati da Lui “perché la mia gioia sia piena”?

Nei momenti oscuri e difficili, nelle prove della vita la mia gioia sta a galla, si approfondisce, oppure va in… niente? Cercane i motivi.

Per temperamento sono più incline all’allegria o alla tristezza, ? Come vado educandomi alla gioia (che supera sia l’una che l’altra) entrando nella persuasione sempre più profonda che se “in Dio tutto è gioia perché tutto è dono” (Paolo VI, Esortazione Apostolica “gaudente in Domino”) anche in me la gioia fruttifica dallo Spirito, dentro una vita intesa come servizio e come dono?

Cerca un posto silenzioso e quieto: davanti a Gesù Eucaristico oppure all’aperto, a contatto semplice con la natura. Rilassati alla presenza di Dio-Amore. Ringrazia per tutte le gioie che la vita ti dà (anche le gioie terrene: quelle pulite e buone) ma soprattutto chiedi di sperimentare la gioia che viene da Lui e dal vivere come Lui, dentro itinerari di “dono”.