Il cuore della pericope è il fatto che Gesù non esita a rivelare come Lui e il Padre, in forza di un amore vissuto da parte del credente, vengano ad abitare al centro del suo cuore.
In questo capitolo quattordicesimo Gesù confida con sollecitudine amicale, direi materna che, pur andandosene da questa terra, non lascerà orfani i suoi: non abbiano paura, ritornerà (v.18), intanto vivano la certezza che lo Spirito Santo come Paraclito, cioè come consolatore, difensore, aiuto, vivrà con loro e in loro (v.17). Con la sua forza sarà possibile osservare i comandamenti del Padre, realizzando così quell'amore a Lui gradito dentro il quale Gesù si manifesta.
Notiamo tre nuclei:
vv.22-23 Non Giuda Iscariota (che ormai aveva lasciato il Cenacolo) ma Giuda di Giacomo (cfr. Mc.3,18; Mt.10,3; At.1,13) pone a Gesù una domanda che mostra come egli non avesse capito quel dire di Gesù che si sarebbe manifestato ai suoi discepoli e non al mondo. Secondo le attese dell'epoca circa un messianismo di potenza, i suoi pensavano ad una manifestazione trionfale, al suo proclamarsi Messia in una grande e gloriosa assise di popolo. Gesù non risponde in modo diretto ma coglie questa occasione per afferrare i suoi dentro una certezza esaltante: il Padre stesso e Lui (e dunque anche lo Spirito) vengono ad abitare in chi crede amando.
v.24 La discriminante? È l'amore. Se non metti in pratica il comandamento del Padre, tu concretamente disattendi l'amore. Tutto l'insegnamento di Gesù ti veicola quello che il Padre vuole ed è nostra salvezza; tutto trova la sua sintesi qui: ama Dio, ama te stesso, ama il prossimo (Mt.22,38-40). Se no ti distruggi e distruggi..
vv.25-26 Nel periodo in cui Gesù è vissuto in terra, questo Egli ha insegnato, ma dopo sarà lo Spirito Santo a far ricordare e recepire in profondità questo insegnamento-luce, questo orientamento che è vita.
È interessante notare come tutto qui porti a fare centro nell'amore: "Se ci amiamo a vicenda, Dio rimane in noi e l'amore di Lui è perfetto in noi" (1Gv.4,12). E l'amore non è una bella parola, un bel sentimento, un vivere di emozioni. L'amore è sostanza di dono, di condivisione, di attenzione all'altro: "Se uno ha dei beni in questo mondo e vedendo il fratello in necessità gli chiude le proprie viscere, come dimora in lui l'amore di Dio?" (1Gv.3,17). Il manifestarsi di Gesù ai suoi è proprio il suo continuo consegnarci la Parola che è lieta notizia di salvezza: Dio non è una realtà astrale. Sì, è "totalmente Altro" dalle nostre piccole logiche, ma è totalmente Amore. Lui per primo prende sempre l'iniziativa di amarmi (cfr. 1Gv.4,19), ma poi mi coinvolge nell'unica avventura che dà senso a questa mia vita e ad un'eternità di festa: vivere la sua Parola che m'impegna in definitiva ad amare. Perché tutti i comandamenti sono in funzione dei due fondamentali: ama Dio, ama il prossimo così come ami te (cfr. Mt.22,38-40). La scommessa è stupenda! Guarda che se ami, tu non sarai più solo/a: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, la Triade Santissima, fuoco e unità splendente d'Amore, abiterà in te (v.23). È Parola inequivocabile: "Dio è Amore e chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1Gv.4,16). In questa società dove molti vivono, stressati e tesi, cercando di fuggire su strade caotiche il proprio isolamento esistenziale, è sostanzialmente irrimandabile cogliere, dentro questa Parola del Signore, un triplice invito:
- percepirsi infinitamente amati e a osservare il comando di Colui che sa come, solo se a nostra volta c'impegniamo ad amare, siamo salvi: in questa vita e nell'altra!
- imparare a liberarsi dalla fretta, dall'attivismo senz'anima, dimorando in particolari momenti della giornata con quel centro di noi stessi, il cuore abitato da Dio, dalla Trinità Santissima!
- restare sotto l'azione dello Spirito Santo che ci educa a passare dal senso dell'isolamento freddo e vuoto alla necessaria solitudine che, se amiamo, Dio viene ad abitare.
So fare attenzione con profonda fede alla promessa di Gesù di venire, Lui e il Padre, a fare dimora in me, se amo?
Ho il coraggio di vedere in me quel che concretamente m'impedisce di amare: risentimenti, stati di non perdono, giudizi negativi, pretese egoistiche, irascibilità non domata, carenza di sguardi, di gesti, di parole-dono? Il prevalere dell'ego non consegnato volentieri alla morte nel mistero di Gesù?
So che, in sinergismo con l'amore, è l'esercizio del dimorare: quel prendermi momenti di completa quiete, raccogliendomi a mente e cuore tranquilli, al centro del mio essere abitato da Dio?
Prendo a dimorare in posto appartato oppure davanti a Gesù Eucaristico. Metto il silenziatore a ricordi, pensieri, sentimenti, con un perseverante esercizio di respiro tranquillo pienamente consapevole. Percependomi per fede abitato/a posso riscoprire la semplice e profonda preghiera:
Gloria a te, Padre; Gloria a te Figlio; Gloria a te Spirito Santo,
ritmandola nel respiro.
Sempre sul respiro posso anche ritmare i nomi della Triade, unico splendido Amore:
Abbà - Gesù - Ruah.
Oppure:
O Tu che sei Uno col Padre, rendici UNO con Te e tra noi, nello Spirito Amore.