Questo è l'unico racconto di guarigione di un cieco narrato da Luca. In Matteo (20, 29-34) lo stesso episodio ha una variante: i ciechi sono due. Mc 10, 46-52 ha la splendida connotazione del gettar via il mantello, da parte del cieco che balza in piedi quando Gesù lo chiama. Quando poi guarisce, pren-de a "seguire Gesù sulla strada" che è quella di Gerusalemme, dunque entra nel cammino pasquale di Gesù. In tutti i tre Sinottici è identico l'interrogativo di Gesù: "Che vuoi (o che volete in Mt) che io ti (o vi) faccia?". Identico pure è il grido di chi è cieco: "Che io veda!". Sono tre testi simili e complementari di ricco contenuto teologico, se si pensa che il battezzato era chiamato "l'illuminato", colui che passava dalle tenebre del peccato e del non senso alla luce di Dio e della vita tramite Gesù "luce del mondo" (Gv 8, 12).
Importante la collocazione di questo brano. Gesù ha appena parlato ai suoi della sua Passione, morte e risurrezione: essenza della Sua storia e del suo mistero e l'evangelista ha notato che "essi non ne capirono nulla" (v. 31). Si tratta di vera cecità spirituale che impedisce ai Dodici di entrare nella com-prensione del mistero di Gesù. Significativo poi è il fatto che, dopo aver narrato della guarigione del cieco che vedendo prende a seguire Gesù (sua Luce!), Luca subito narra di Zaccheo: colui che, incontrando il Signore, si converte e compie opere di giustizia e di carità, nella novità di una vita ribaltata dalle tenebre alla luce dell'amore.
Una introduzione, 3 nuclei e conclusione
Intr. v. 35 Offre i particolari essenziali del protagonista. Si tratta di un cieco mendicante. Egli si trova ai margini della strada che conduce a Gerico ed è immagine di assoluta povertà.
vv. 36-37 Tanta gente transita per quella strada. Il cieco si informa perché ciò avvenga. Gli viene annunziato che passa Gesù di Nazaret, di cui egli deve aver sentito parlare come di chi è grandemente benefico.
vv. 38-39 Il grido del cieco ne evidenzia l'intuizione profonda: Gesù - lo chiama - e aggiunge il titolo messianico: Figlio di Davide, cioè Colui che fu promesso a Davide come l'atteso Messia. I passanti lo minacciano perché taccia (la stessa espressione usata nei riguardi dei demoni). Egli, lungi dall'arrendersi, grida più forte.
vv. 40-43 Gesù si ferma, comanda che sia condotto da lui e lo interroga: "Che vuoi che io ti faccia?". Risponde il cieco: "Che io veda (ana blèbo letteralmente: che io alzi bene gli occhi). Gesù pronuncia parole di guarigione: "Alza gli occhi - La tua fede ti ha salvato". Il cieco ci vede e prende a seguire Gesù, glorificando Dio.
Concl. v. 43b Al vedere ciò, anche il popolo loda Dio.
La guarigione avviene nei pressi della città di Gerico, che fu la "porta", per così dire, prima di entrare nella terra promessa dopo il lungo "esodo" dalla schiavitù d'Egitto alla libertà. (cfr. Gs.6). Imprendibile perché fortificata dal nemico, Gerico si arrese al suono della tromba e alle grida del popolo. Non è una piccola Gerico il cuore dell'uomo finché il Signore non ne vince le tenebre perché possa ricevere la vera LUCE della vita?
Il cieco mendicante (neppure dentro la strada, ma ai margini di essa) è fortemente emblematico di quello che è ciascuno di noi quando non lo illumina la Parola del Signore." Lampada ai miei passi è la tua Parola, luce del mio cammino" (Sl. 118 (119), 105). La nostra cecità è la non-sequela di Gesù che ha detto di essere la luce del mondo (Gv 8,12). Il nostro male è anche presunzione di vederci, tipica del fariseismo di tutti i tempi e denunciata da Gesù (Gv. 9,41); è la "luce tenebrosa" (Lc. 11,35) che ci incapsula nell'avidità della roba e del denaro, del pre-varicare sull'altro, del fare dell'altro un "oggetto" di piacere. La "luce tenebrosa" è il tran-tran di un cristianesimo formale e sonnolento: " O tu che dormi destati dai morti e Cristo ti illuminerà" (Ef. 5,14). Si tratta dunque anzitutto di prendere atto della propria cecità.
"Annunciarono" (dice il testo originale, v.37) al cieco che stava passando Gesù il Nazareno. È l'unica volta che Luca lo chiama così, indicando la sua origine terrena. L'annuncio è recepito dal cieco. Il primo passo infatti per incontrare Gesù è l'ascolto.
Gesù, figlio di David (v.38). È il nome messianico quello che il cieco proclama. Subito dopo (v. 41)lo chiamerà "Signore", cioè Dio. Gesù significa "Dio-salva". È il nome di "Dio con noi". Proprio per questo Egli è la "luce della vita". "In nessun altro nome c'è salvezza: non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel qua-le è stabilito che possiamo essere salvati (At. 2,21; 4,12). "Abbi pietà di me". Se il nome di Gesù esprime la potenza salvifica di Dio, il grido del cieco è preghiera che esprime la piena fiducia di essere salvato dentro quella radice di cecità che è il nostro essere peccatori. Ecco, è la stessa preghiera del pubblicano al tempio che viene perdonato (cfr. Lc 18,13). v Lo minacciavano ma egli gridava più forte (v.39). Chi prega spesso viene scoraggiato o zittito. Ma la scommessa è di "pregare sempre, senza stancarsi mai" (Lc. 18,1; 11,5 - 13). Che vuoi che ti faccia? Importantissima domanda di Gesù. Che cosa chiedo a Dio per la mia vita? che cosa desidero? Il Vangelo è Gesù che educa i desideri del nostro cuore per condurci a capire di che cosa abbiamo davvero bisogno. Che io veda (originale: alzi bene gli occhi). Nell'incontro con Gesù smettiamo di guardare, avidi, solo le cose terrene; si aprono gli occhi del cuore che guardano e cercano gli orizzonti della salvezza totale, dell'amore che non delude.
"Apri (alza) gli occhi. La tua fede ti ha salvato (v.42). All'iniziativa salvifica di Dio, in Gesù, corrisponde la nostra risposta personale di una Fede che ci fa percepire salvati, giorno dopo giorno: dentro il dono di Dio e le nostre scelte.
"E lo seguiva glorificando Dio" (v.43). "Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono" (Is. 42,15). "Chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv. 8,12). Seguire Gesù è diventare gloria vivente di Dio, nella vera realizzazione di noi stessi, che è luce anche per gli altri.
Dove si annidano le mie cecità? Ho il coraggio di chiamarle per nome o sono di quelli che "pur es-sendo ciechi dicono di vederci" (Gv.9,41)
Percepisco il continuo passare di Gesù sulla mia strada e il suo interrogarmi: "Che vuoi che io faccia per te?" o vivo sonnolente, anestetizzato da questa società materialista e chiuso nell'orizzonte dei suoi pseudobeni?
"Signore, grida il cieco. So che l'illuminazione è riconoscere in Gesù il Dio che mi salva, conse-gnarmi a lui e vivere le mie scelte di fede alla luce della sua Parola?
Chiudo gli occhi corporei e, in profondo raccoglimento, passo il tempo a sussurrare: Gesù, fi-glio del Dio vivente, aprimi gli occhi del cuore; fa che io veda e ti segua. Oppure: Gesù, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.