Luca 8,22-25

 

La domanda che domina questo brano non è nuova. L'avevano pronunciata, perplessi e scandalizzati, scribi e farisei, quando Gesù disse di poter perdonare i peccati (Lc. 5,21); era di nuovo affiorata alle labbra dei convitati di Simone, quando Gesù rimise i peccati alla peccatrice (Lc. 7,49).
Sarà Simone, che subito dopo il Signore chiamerà "Pietro", sarà lui ad identificare la persona di Gesù quando alla domanda del Maestro: "Chi dite che io sia?", risponderà: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivente!" (Mt.16,16).

È interessante cogliere come Luca conduca per mano il lettore a lasciarsi interpellare circa l'emergere della misteriosa personalità di Gesù.
Egli è colui che opera prodigi per salvare l'uomo in tutta la sua realtà: fisio-psico-spirituale. Ha sanato il paralitico perdonandogli i peccati, libererà dal demonio un abitante di Gerasa (vv.26-39), vincerà la malatia incurabile di una donna e contemporaneamente richiamerà dalla morte un' adoloscente (vv.40-56). Subito dopo invierà i dodici ad annunciare la lieta notizia della salvezza (9,1-6) e al ritorno, in un luogo desertico, sfamerà la folla moltiplicando il pane, simbolo della vera manna che fortifica nel deserto della vita (9,10-17).
Qui lo scenario è il mare (vv.22.26.37.40) in tempesta, carico di allusioni alla Genesi e all'Esodo. Al centro è la persona di Gesù che però sembra restare del tutto indifferente: dorme tranquillo a poppa (cfr. nel racconto parallelo di Mc. 4,38 il particolare del suo abbandono tranquillo sul cuscino). In realtà Egli poi si rivela una presenza di inenarrabile forza che risolverà in salvezza la situazione di pericolo e paura.

Introduzione, quattro nuclei, conclusione.

Introd. v.22a In un giorno indeterminato, Gesù invita i suoi a salire in barca per raggiungere la riva opposta del lago.

v.22b Avendo Gesù sulla loro barca, i discepoli prendono il largo.

v.23 Si scatena la tempesta mentre Gesù dorme. Per la prima volta i discepoli sono coinvolti direttamente in una scena di perdizione; Gesù ne sembra estraneo, immerso com'è nel sonno.

v.24 I discepoli ricorrono a Gesù destandolo con un grido-preghiera. Egli si leva maestoso, "sgridando" i venti e i marosi. Da notare: è lo stesso verbo che usa negli esorcismi.

v.25 Gesù rivolge ai discepoli un interrogativo: "Dov'è la vostra fede?". Come dicesse: il luogo della fede trovatelo lì, nel vostro senso di smarrimento e di totale impotenza durante la prova. Proprio quando la barca fa acqua e Dio sembra assente, proprio allora la fede lo risveglia a vostra salvezza.

Conclusione È vedendo come Gesù domina cielo e mare: le forze avverse dell'aria e dell'abisso che, dal cuore dei suoi, emerge la stupita domanda: "Chi è mai una tale persona?".

"In uno dei giorni" - dice il testo originale (v.22). Si tratta infatti di un giorno qualsiasi, ma di quelli in cui Gesù visse il suo tempo tra noi. Ascoltare Lui significa per noi diventare suoi famigliari e suoi contemporanei. Quel giorno qualsiasi diventa anche il nostro giorno: l'oggi della salvezza.

"Salì sulla barca insieme ai discepoli". È Gesù che prende l'iniziativa. La barca è la Chiesa dei tempi di Luca ed è la Chiesa di questo nostro tempo. Non è mai stata una dimora tranquilla, la Chiesa!
Prefigurata dall'arca in cui entrò Noè simbolo di Cristo, la Chiesa ci salva dalle acque del diluvio provocato dalla disobbedienza a Dio (cfr. Gen.7 ), però è spesso in balia di paure e contraddizioni in ordine alla missione che il suo Signore le ha affidato. Eppurre sulla barca, proprio in forza della Parola di Gesù, la pesca diventa prodigiosa (cfr. Lc. 5,6 ).

Il lago ( in Mc.4,39) è chiamato mare, simbolo del caos primordiale vinto da Dio creatore (cfr. Gen. 1). È anche il caos della disobbedienza a Lui, dal quale Dio salvò Noè e si scelse Abramo. È pure allusione al mar Rosso: le acque della schiavitù vinte dall'onnipotenza liberatrice di Dio.
Il mare è dunque il luogo del nulla, del male, della schiavitù; proprio qui Dio agisce creando, salvando, liberando.

Gesù si addormenta e insorge la tempesta. Da notare: il tempo del periglioso navigare della barca (tranne l'inizio e la fine) coincide col tempo del sonno di Gesù nella paura dei discepoli.

Il vento e il lago in tempesta. Le potenze cosmiche: il cielo sopra i tremebondi discepoli e l'abisso delle acque sotto di loro, si scatenano mentre essi sono come sospesi nel vuoto. Succede qualcosa che è analogo e opposto al vento di Pentecoste e alle acque del Battesimo.
Questo è vento di tentazione: il cielo è chiuso, mentre nel cuore dei discepoli insorge l'eterno sospetto di un Dio addormentato, indifferente o quanto meno nemico della nostra fatica di vivere.
Le acque minacciano d'ingoiare in gorghi di morte.
Ecco: nella Pentecoste il vento dello Spirito Santo dissiperà nei discepoli le nebbie del non capire la Parola di Gesù e li associerà al suo mistero di crocefisso e risorto.
Nel suo Battesimo poi, le acque sono diventate simbolo di quella morte in cui Gesù si è immerso, proprio per "ingoiare" la morte del nostro peccato.
Un'altra analogia: nel Getzemani è Gesù che veglia in preda a paura e tristezza dentro la sua agonia che è salvezza per noi; proprio in quel drammatico momento sono invece i discepoli, quelli che dormono accanto a Lui.

"Maestro, Maestro, siamo perduti!". La parola "Maestro" (qui ripetuta) significa uno che sta sopra; in chi le pronuncia ha sapore di soggezione, obbedienza, grande stima e fiducia.
La tentazione, la prova non possono essere perdizione se Gesù è nella barca della nostra vita. Però solo se, facendone esperienza, gridiamo a Gesù il nostro smarrimento, la nostra debolezza, "destiamo" la sua onnipotenza, nel nostro vivere. Ricordiamo il grido del salmo: "Svegliati, perché dormi, Signore?" (Sl.44,24).
La preghiera animata da una vera fede ha questa forza di risvegliare la potenza di Dio.

"Dov'è la vostra fede?". Come se dicesse: non sapete che proprio là dove fate esperienza del vostro sentirvi miseri e perduti, se avete il coraggio di fidarvi totalmente, proprio là è il luogo ove si desta l'onnipotenza liberatrice del Signore?

"Ridestatosi , sgridò... e fu bonaccia". Nel Kerigma primitivo, il termine "ridestarsi" significa il risveglio di Gesù dalla morte nella forza divina della sua risurrezione. La parola "sgridò", non a caso, è la stessa che Gesù usa negli esorcismi; perché le "potenze dell'aria" (cfr. Ef.2,2) e "l'abisso del male" (cfr. il simbolismo del mare) si placano, vinte dal suo essere amore onnipotente.

"Chi è dunque costui?". Ecco: è la domanda già affiorata, inquietante e fondamentale. Qui se ne intuisce la risposta: Gesù è il kyrios, il Signore per eccellenza che, come perdona i peccati (5,21; 7,49) vincendo il caos del male, così vince il caos cosmico ed è sempre l'uomo Dio: il Dio che salva.

Anch'io, sulla barca coi discepoli: discepolo/a io stesso/a nel mio "oggi". Come vivo tentazioni, prove, paure nella Chiesa del mio tempo?

Nel misterioso, sempre possibile "sonno" di un Gesù che sembra assente, coltivo il sospetto, lo scoraggiamento o la fede che vince?

Chi è per me Gesù? Continuo a pormi questa domanda con appassionata ricerca di conoscenza, di preghiera e di vita, per amare sempre più colui che -solo!- mi salva?

Posso parafrasare il salmo107(106), 26-31 pregandolo molto lentamente e assumendolo in cuore
"Salivano in alto i marosi delle mie tentazioni e la mia anima languiva nell'affanno.
La barca del mio cuore era in grave pericolo; svaniva ormai il mio credermi bravo e coraggioso.
Nell'angoscia ho gridato a te, o Signore! Tu mi hai liberato.
Hai ridotto la tempesta alla calma; tacquero i venti delle tentazioni.
Mi rallegro o Signore, nello sperimentare la bonaccia!
So che tu mi conduci al porto sopirato
e la mia anima gioisce
per la tua misericordia senza sponde.