Lc.13,10-17

 

Nel giorno di sabato, per gli Ebrei assolutamente sacro all'astinenza da ogni lavoro, Gesù parla e opera nella sinagoga, perché la sua Parola e il suo operare salvifico dischiudono all'uomo il "sabato" definitivo che è "l'oggi" della salvezza in cui entra chi ascolta e obbedisce a Lui.
Di sabato, per l'ultima volta in una sinagoga , Egli slega dall'infermità una donna che, curva verso terra, recupera la posizione eretta (segno della sua piena dignità). L'oggi della salvezza non si trova nella sinagoga dov'è proclamata una Legge cristallizzata in formalismi ma nell'incontro con la persona di Gesù.
Il brano presenta forti analogie con altri due: la guarigione dell'uomo dalla mano rattrappita (6,6-11) e dell'idropico (14,1-6). Scandisce 5 volte il termine "sabato" e due volte il verbo "bisogna". Il sabato è simbolo del riposo di Dio in cui siamo chiamati ad entrare noi che abbiamo tanto bisogno di Lui.
La donna legata da infermità è figura d'Israele legato da una legge diventata formalismo senz'anima. È pure figura di un popolo "duro a convertirsi, chiamato a guardare in alto, ma nessuno sa sollevare lo sguardo" (Os. 11,7). Il testo poi è attualissimo se si pensa che l'accumulo, dissennato e avido, tiene l'uomo dei consumi terribilmente "curvo" sui beni materiali, impossibilitato a guardare in alto cercando le cose di lassù (cfr. Col.3,1 ): quelle che non passano e che sono l'eredità di chi vive da figlio di Dio.

Nel cap. 12 colpisce l'accentuazione che Gesù dà al tema del distacco. Stolto è chiamato quel tale che accumulò "tesori per sé" come se non dovesse mai morire (12,13-21); sapiente e libero è invece chi non si affanna e confida nel Padre che sa quello di cui egli ha bisogno; perciò cerca anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia (12,22-34). Fedeltà e vigilanza in ordine al giungere del Signore che verrà senza preavvisi (12,35-48) preparano immediatamente a questa pericope in cui siamo invitati a cogliere l'efficacia salvifica dell'azione di Gesù che ci ricupera alla nostra dignità di persone libere da tutto quello che impedisce la nostra vera realizzazione di figli di Dio.

La pericope è costruita attorno al rapportarsi dei personaggi tra loro.

vv.10-11 L'introduzione ci dà le circostanze dell'episodio. È un giorno di sabato , Gesù sta insegnando nella sinagoga.

vv.12-13 Gesù vede la donna , la chiama e le fa prendere coscienza che, in quel momento, è stata slegata (così è il testo originale!) dalla sua infermità. Le impone le mani mentre, immediatamente, la donna da curva che era si rizza in piedi glorificando Dio.

vv.14-16 Indignato, il capo della sinagoga protesta. Attenzione: non con Gesù, ma con la folla che osa farsi curare in giorno di sabato. Gesù redarguisce non solo il capo, ma tutti quelli che erano soliti scandalizzarsi di Lui e chiude loro la bocca con l'eloquente paragone dell'animale domestico che si slega anche se è sabato.

v.17 Si evidenziano sentimenti opposti: quello del vergognarsi di quanti erano stati messi a tacere, quello dell'esultanza della folla che gioisce a causa di Gesù, del suo dire e operare salvezza.

La donna, figlia di Abramo è figura d'Israele che anche nella sinagoga, dove si proclama la Legge di Dio, è "legata" dai formalismi; è pure figura di ogni uomo legato alle realtà materiali, curvo in atto di avido possesso ai beni terrestri, impossibilitato a guardare in alto. 18 anni sono quelli della sua infermità. Due volte torna questo numero e una volta in bocca a Gesù. Suggestiva l'interpretazione di S. Gregorio Magno (Hom.31): tipico dell'uomo creato il sesto giorno della creazione, è quello di restare legato e curvo nei tre momenti della storia: prima, durante, dopo la Legge. Solo diventa libero quando la Parola di Gesù lo dichiara tale e lo abilita a stare ritto in piedi, dinanzi a Colui di cui è immagine e somiglianza, lasciandosi da Lui inoltrare nella gioia del settimo giorno. Attenzione: 6 X 3= 18!

L'affermazione centrale del brano, in cui Gesù annuncia alla donna la sua libertà, reca due verbi al passivo. "sei stata sciolta (apolélysai) dalla tua debolezza", dice Gesù secondo il testo originale. Gli fa eco il narratore con: "Ella fu resa dritta (anòrthothè)". Si tratta di due "passivi teologici" dicono gli esegeti. Vogliono significare che l'iniziativa è di Dio. È Lui che opera, Lui che libera. E il sabato è propriamente creato da Lui perché entriamo nella libertà del suo riposo e della sua gioia!

Era "curva" non poteva rialzarsi...Satana la teneva legata.
Invidioso dell'uomo, Satana orchestra le sue molteplici strategie perché l'uomo resti chiuso in sé e curvo, nella curvatura d'ogni atteggiamento egoico e animalescamente prono sulle cose della terra. Di lui S.Paolo dice che è "Uomo animale e non comprende le cose di Dio" (1 Cor.2,14).

"Donna sei libera". È libera perché si è lasciata liberare da Gesù, nell' impatto con la sua Parola. Bisogna che ora la libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma abiliti ad amare in quel modo concreto che è mettersi a servizio (cfr.Gal.5,13).

"Le impose le mani Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio".
"Gloria di Dio è l'uomo vivente", dice S.Ireneo, ma l'uomo è vivo davvero solo se, incontrando la persona di Cristo, diventa davvero se stesso: "ritto" e "libero" a immagine di Dio, capace di guardare e valutare ciò che lo circonda, senza attaccarvisi, capace di guardare "in alto", alla Vita che non muore, glorificando in tutto il Signore.

Quella donna è figlia di Abramo come Zaccheo (19,9) e come Lazzaro (16,19ss.) perché solo chi crede con piena fiducia, è figlia di colui che è chiamato nostro padre nella fede (cfr. Rm.4,11 ).

Il capo della sinagoga s'indigna perché non capisce che anche "il sabato è per l'uomo". S'indigna, ma mostra di prendersela coi malati che vengono a farsi curare in quel giorno. È dunque anche ipocrita. E Gesù glielo fa sapere!

La folla gioisce, mentre gli oppositori si vergognano. Solo chi vede in Gesù il manifestarsi della potenza liberatrice di Dio ha la vera gioia. Lo stesso sole rallegra l'occhio sano e offende quello malato.

Provo a calarmi a fondo nella donna curvata senza orizzonti, come "legata" a terra. Colgo forse in me atteggiamenti che rivelano rapporti sbagliati, "terra-terra" con le realtà di ogni giorno?

Lascio che Gesù mi veda, mi chiami (v.12) e nel mio cuore proclami la sua Parola che è libertà per la mia vita.

In silenzio apro fiducioso/a il cuore alla persona di Gesù. Gli chiedo d'impormi le mani liberandomi da ciò che è avidità di possesso, attaccamento sbagliato al mio ego, alle persone, alle cose che passano.
Col suo aiuto inizio a entrare nella piena dignità di persona creata a immagine di Dio e capace perciò di abbracciare orizzonti divini, nella libertà di una vita che diventa libertà di amare nella concretezza del servizio.