Lc 23,39-49

Quel Gesù che ha detto: "Bisogna pregare sempre, senza stancarsi mai" (Lc 18,1) e "Pregate per non cadere in tentazione" (Lc 22,40), non poteva che esserci perfetto modello di preghiera nella sua umanità del tutto uguale alla nostra.
Gli evangelisti annotano di Lui: "Si alzò all'alba, andò in un luogo deserto a pregare" (Mc 1,35).
"Ora accadde che, trovatosi in un certo luogo a pregare, quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse…" (Lc 11,1).
"Se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione" (Lc 6,12) ecc.
I momenti più importanti della vita di Gesù sono connotati dalla preghiera: quando sta per compiere grandi "segni" come quello della moltiplicazione dei pani (Gv 6,1-15) o della resurrezione di Lazzaro (Gv 11,41), o quando è nell'imminenza di chiamare a sé i Dodici (Lc 6,12), quando sta per trasfigurarsi (Lc 9,28) o per affrontare l'agonia del Getsemani (Lc 22,39). Qui prendiamo in considerazione la preghiera di Gesù sulla Croce, che conclude tutta la sua vita.


Il processo di Gesù presso Pilato si è svolto dentro un'aspra conflittualità. Non trovando in Lui colpa alcuna egli voleva ad ogni costo salvarlo. Ma prevalse la perversa caparbietà di quanti volevano la sua morte. Perfino salvare l'assassino Barabba piuttosto che Lui! Luca annota che Pilato: "abbandonò Gesù alla loro volontà". Ma -ci chiediamo- fu solo la volontà degli uomini a prevalere?

vv. 33-34a "Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i due malfattori (…). Gesù diceva: "Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno".
Gesù è per eccellenza l'orante del Padre. A Lui si rivolge in questo supremo momento della sua esistenza mortale che è anche la manifestazione suprema del suo amore.
Questo suo pregare perché i suoi crocifissori siano perdonati è il vertice di ogni possibilità d'amare. Più in là non puoi andare. Cioè puoi solo più dare la vita per loro, cosa che Gesù fece: per loro, per me, per te, per tutti.
Chiedere di approfondire questo modo di essere di Gesù, chiederlo in preghiera è indispensabile per il nostro essere cristiani!
In questa preghiera Gesù getta il seme del Regno di Dio che è l'amore del Padre nel perdono dei fratelli.

vv. 34b-38 "Dopo essersi divise le vesti le tirarono a sorte, il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano".
Una scena plastica. In primo piano, sotto la Croce i soldati che "arraffano" le vesti di chi si è lasciato spogliare per rivestire noi del suo essere Salvezza. Poi c'è il popolo che sta lì a vedere ma ancora ignora che contemplare il Crocifisso è il principio della nuova e vera sapienza. Infine si stagliano i capi, violenti di cattiva irrisione. E si compie quello che aveva profetizzato il salmista: "Io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Mi scherniscono, scuotono il capo" (Sl 22,7s).

vv. 39-43 La scena si muove in direzione dei due malfattori crocifissi con Gesù. Il primo, che vuole solo salvare la pelle, esprime tutto il groviglio delle pretese egoistiche senza consapevolezza del proprio vero bene, che è anzitutto conversione del cuore a Dio. Il secondo è illuminato. Si rivolge a Gesù chiamandolo per nome e lo prega di salvarlo, ma per la vita che dura! E lo prega all'interno di un rapido ma profondo movimento di conversione.

vv. 43-45 Lo scenario che fa da sfondo alla morte di Gesù è drammatico e solenne a un tempo, ricchissimo di significato.
L'uccisione di Gesù è il tentativo di distruggere l'Autore della Vita e la vita stessa, la "Luce del mondo". C'è una reazione a livello cosmico: quel farsi buio sulla terra. Il velo del Tempio separava il Santo dei Santi dal resto. L'oltrepassava solo il Sommo Sacerdote, una volta all'anno, per il rito dell'espiazione (Cf Lv. 16,2-29; Eb 9,7). Ma ora non è più necessario alcun velo. Nella morte di Gesù s'è svelato tutto l'amore di Dio. La sua Croce è la porta, attraverso la quale chi si pente entra nell'abbraccio del Padre di ogni misericordia.

v. 46 "Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito". Detto questo spirò".
Secondo il Vangelo di Luca, l'ultima Parola di Gesù è una preghiera. Gesù muore pregando.

Ci colpisce il fatto che, in questo drammatico momento, quello che emerge dalla sua esistenzialità percossa da estremo dolore, è una preghiera biblica. Si tratta del salmo 30,2.6: "In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso. Per la tua giustizia salvami (…). Mi affido alle tue mani; tu mi riscatti, Signore, Dio fedele".

vv. 47-49 Gesù è morto. E già tutto cambia, poiché si svela una visione di fede che ha la luce e la profondità della contemplazione.

Il centurione (un militare pagano!) glorifica Dio comprendendo che il Crocefisso è "il Giusto".
- Le folle finalmente aprono gli occhi del cuore. Nel loro battersi il petto si realizza quello che aveva scritto il profeta Zaccaria: "In quel giorno riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a Colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa per un figlio unico" (12,10).
- I conoscenti e le donne contemplano da lontano, fanno come da sfondo silenzioso. Le donne, "che lo avevano seguito fin dalla Galilea" (v. 49) rappresentano più che mai la "sequela" di Gesù, la contemplazione del suo mistero, il profumo di un amore che invade il cuore di quanti si aprono e, da loro, si espande al mondo intero.

Tutta la pericope ci aiuta a concentrarci, in chiave contemplativa, sul fatto che Gesù muore pregando. E non va certo disattesa la realtà di una preghiera attinta da Gesù, nel momento della morte, al repertorio salmico. La Bibbia, per Gesù, non è stato solo suo "pane della vita" (si pensi a quello che risponde al tentatore nel deserto!) ma diventa espressione del suo sentire in punto di morte. E se "di fronte alla morte le parole più vere che Gesù sente il bisogno di pronunciare, sono parole della Bibbia", che significato può avere per noi, oggi?

Un significato importante: anzitutto quello che, familiarizzando con la Parola della vita, noi ce ne nutriamo, noi ci cresciamo dentro, noi assimilandola veniamo assimilati a Gesù, al suo modo di porsi di fronte a qualsiasi realtà, anche a quella suprema della morte. C'è però altro da imparare.
La preghiera di Gesù vien fuori da una solitudine estrema. Non solo è abbandonato ma anche deriso. E lo scherno riguarda ciò che gli sta più a cuore: la salvezza.
Per ben tre volte è ripetuto: "Salva te stesso", "salvi se stesso".

A Nazareth, leggendo la profezia di Isaia e sentendola realizzarsi con la sua venuta, aveva proclamato la liberazione agli oppressi, ai prigionieri: ai sofferenti liberazione dal male che è salvezza (Lc 4,14-19). Ora non può neppur liberare (= salvare) se stesso!
Gli vien chiesto di usare del potere che dice suo per scendere dalla croce. E' in gioco la sua credibilità di Messia!
Ma Gesù non usa di questo potere. Se lo facesse, sarebbe assimilabile a un idolo, il "dio" pagano che ha "potere" per star bene e farti star bene. No, Gesù anche in questo estremo momento della sua vicenda, non comunica l'immagine di un "dio" asservito al proprio vantaggio e comodo.
E un ultimo importantissimo insegnamento ci viene proprio dalla preghiera di Gesù. Di fronte a chi contesta la sua missione fino al disprezzo più tremendo che è lo scherno, l'irrisione, Gesù reagisce con un estremo atto d'abbandono. Il suo pregare: "Nelle tue mani, Padre, affido la mia vita" dentro quello che può sembrare il fallimento totale della sua esistenza terrena, dice un abbandono pieno, cieco, assoluto a Dio: l'unica salvezza vera.

Assimilando l'estrema preghiera di Gesù in Croce, mi chiedo: a quale Dio io credo? E' il Dio a cui ricorro, sostanzialmente solo perché aggiusti le cose mie, mi dia riuscita, successo, magari un bel gruzzolo di soldi e sicurezze varie? O credo al Dio che mi dà vita e pace, se però consento al suo disegno più grande del mio, affidandogli tutto me stesso e i miei progetti per oggi e per domani perché siano sempre più secondo il suo disegno, il suo volere?

La mia preghiera è sempre solo un esigere da Dio o è più una preghiera di affidamento?
Ho il coraggio di chiedere allo Spirito che si avveri in me il Vangelo: "Chi perde la propria vita per me - dice Gesù - la trova; chi la tiene stretta in chiusure egoistiche la perde?"

Sono persuaso che vivere e morire con piena fiducia nel Signore è atteggiamento più che mai indispensabile oggi, perché generatore di vita, di pace, della gioia vera? Sono persuaso che al contrario il lasciarsi vivere dentro soffocanti bisogni e desideri egoistici è un atteggiamento generatore di morte, dentro una selva di paure che avvelenano l'esistenza e la distruggono?

Gesù,
Tu per la fede,
abiti veramente nel mio cuore.
Ti prego,
per la potenza del Tuo Spirito
pronuncia Tu dentro di me

la Tua preghiera di totale abbandono
che io da sola non riesco a dire.
Fa, Signore Gesù,
ch'io prenda in mano
con piena coscienza
la mia vita,
non per tenerla stretta
ma per consegnarla a Te
con affidamento totale.

 

Passo del tempo a ripetere lentamente, con piena fiducia d'amore: "Padre, nelle tue mani, affido il mio spirito".