Luca 6,43-46

[43] Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. 
[44] Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. 
[45] L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore. 
[46] Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?

 

Ciò che domina in questa pericope è la metafora dell'albero. Gesù, amante e osservatore della natura, sottolinea che non si colgono dolci frutti da arbusti spinosi, come da un cuore cattivo gesti di amore. Per discernere dunque quello che sei e come stai fruttificando nella vita, la preghiera è importantissima, purché non sia uno "sbrodolare parole vuote", ma un chiedere a Dio lucidità di sguardo su di sé e conversione del cuore e della vita.

Siamo all'interno del grande discorso della montagna, dove Gesù sviluppa la proclamazione delle beatitudini. Immediatamente prima, ha lanciato l'invito a essere misericordiosi addirittura come il Padre stesso che è Misericordia per essenza. Poi ha messo in guardia dai falsi maestri che "ciechi", cioè incapaci di capire il cuore della Legge e più ancora il suo insegnamento, [l'avere ed essere misericordia (v. 39)], pretendono di insegnare agli altri (v. 40), sono giudici severi degli altri e benevoli verso se stessi (v. 41), Né si credono bisognosi di perdono (v. 42).
Dopo la nostra pericope, Gesù conclude il discorso della montagna con l'icastica parabola delle due case: quella costruita sulla roccia che è la persona impegnata non solo ad ascoltare ma a vivere la Parola di Dio, quella costruita sulla sabbia (perciò senza stabilità e condannata a rovina), cioè la persona che non traduce in vita il suo ascolto orante della Parola.
Proprio da questo ricchissimo contesto acquista ancor più colore e intensità di significato l'immagine dell'albero che siamo noi, che è anzi il nostro cuore.

v. 43 "Non c'è albero buono che produca un frutto cattivo, né un albero cattivo che produca un frutto buono"
Il testo originale dice "bello" anziché buono. E' infatti la bontà interiore, la bontà del cuore la "bellezza" di grande qualità.
Qui Gesù mi persuade che ciò che io opero dipende da ciò che sono, perché l'albero è immagine dell'uomo. In sé è sempre bello perché "a immagine e somiglianza di Dio" fu fatto. Ma può essersi ammalato perché ha disimparato l'amore, la misericordia. C'è un albero che è, per eccellenza, albero bello, albero della vita: la croce su cui è innalzato "l'Agnello di Dio", immolato per la salvezza.

v. 44 "Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini; né si vendemmia uva da un rovo.
"La bontà o meno dell'albero - dice Fausti S. - non dipende dalla buona volontà ma dalla qualità dell'albero". E' così: non si sforzerà la vite di produrre uva: la produce spontaneamente. Solo bisogna prendersi cura dell'albero, perché non vi si attacchino i parassiti. Ma il rovo, per sua natura, non darà quello che non potrà mai avere: il dolcissimo fico. Nella versione di Matteo 7,20, leggiamo: dai loro frutti li riconoscerete. E risulta chiarissimo che l'agire è espressione irrefutabile di quello che io sono nelle profondità del cuore.

v. 45a "L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male"
Ecco, Gesù ancora una volta sottolinea il primato dell'interiorità: dell'essere sull'agire! Il valore e la bontà o meno di quello che io opero non sta nell'opera stessa, ma in quello che io sono.
Ma quand'è che il mio cuore è buono? Quando lo lascio convertire da cuore di pietra in cuore di carne (cf Ez 36,26), perché aprendomi interiormente, mi lascio fare misericordia nel profondo di me, accetto e ringrazio di essere perdonato, ed effondo perdono misericordia bontà, là dove vivo.

v 45b "La sua bocca infatti esprime ciò che sovrabbonda dal cuore"
Gesù sottolinea una cosa tanto importante: il fatto che la parola nasce dal cuore, quasi trabocca da esso secondo quanto contiene.
E ciò è così vero che la parola, in diretto rapporto col cuore, precede l'agire e determina i rapporti interpersonali. Se nasce da un cuore buono, la parola è balsamo, olio che lenisce, forza che incoraggia; se nasce da un cuore cattivo è veleno da cui nascono le offese, la discordia, ogni rottura (cf Ge3,1-4,12).
Perché m'invocate: Signore, Signore e non fate quello che dico?
Nella versione di Matteo 7,21 leggiamo: Non chiunque dice: Signore, Signore entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio.
Così quest'ultima lapidaria affermazione di Gesù ci offre il criterio di fondo per unire preghiera a discernimento in ordine a un serio itinerario di vita cristiana che è vita secondo lo Spirito e da Lui guidata. Preghiera, discernimento intorno a quello che Dio vuole da me, e vita conformata a questo è ciò che, solo, ci realizza.

Credere è contemplare spesso quell'albero di vita su cui è appeso il vero frutto di salvezza: Gesù crocifisso e risorto. Sono però anch'io come albero lungo il gran fiume della storia; ed è importante l'interpellarmi: che albero sono? Chi mi avvicina può cogliere da me frutti di comprensione, di bontà, di accoglienza, di aiuto? Oppure metto fuori frutti acidi di aggressività: dapprima con le parole, e poi con tutto un comportamento scostante egoista negativo?

Ecco, andare verso l'identità dell'albero buono è possibile, anzi è voluto da Dio! A un patto: che io ammetta di non esserlo in partenza. Ci sono "radici amare" nel mio cuore; non m'impaurisco però. Bisogna anzitutto guardarle in faccia, chiamandole col loro vero nome, per esempio: suscettibilità per cui mi offendo facilmente, tendenza a pretendere più che a donare, risentimento e sensi di antipatia, paura di sacrificare le mie voglie o esigenze, attaccamento egoico alle mie idee. Ebbene, è tutto questo che consegno a Gesù - Misericordia del Padre, chiedendo sostanzialmente una cosa: che il mio cuore divenga "buon tesoro": scrigno di misericordia verso tutti, specie per quanti vivono con me.

Non chi dice Signore, Signore ma chi fa la volontà del Padre, entra nel Regno, cioè - già qui e ora cammina con Dio e ne diffonde gioia e pace. La volontà del Padre è fondamentalmente questa: che io sia misericordioso! In un crescendo che non ha termine perché la meta dipende da quel "come". "Siate misericordiosi com'è misericordioso il Padre vostro celeste" (Lc 6,36).

Pregare dunque è indispensabile. Non si tratta però di "sbrodolare" parole, ma di quell'umile perseverante "cercare, chiedere, bussare" (cf Le 11,9.13) che Gesù ci ha insegnato assicurandoci che certamente ci "sarà dato lo Spirito Santo". E' lo Spirito infatti che mi aiuterà a discernere quale albero sono, a seconda dei "frutti" di cui è bene mi renda conto. Ed è lo Spirito che, se da Lui mi lascio guidare, camminando ogni giorno in luce di vangelo, mi porterà a convertire il cuore, a renderlo quello che il Padre vuole che sia: un cuore solare, a immagine di quello del Signore, un cuore misericordioso.

- Sono persuaso che la radice del mio agire è il cuore, la mia interiorità?

- Mi prendo in mano ogni giorno (importante l'esame di coscienza della sera) per vedere quali frutti sono state le mie parole e le mie azioni, oppure mi lascio vivere trascinato dalla mia istintività?

- Constatando frutti acidi o amari nel mio vivere, mi consegno a Gesù-Misericordia del Padre o mi ripiego su me stesso?

- Nutro una fede piena di fiducia nella potenza sanatrice del Signore e nella sua croce, mio albero risanante, con la preghiera e la frequentazione dei Sacramenti?

- Pregare, per me, è ricerca amorosa e assidua per sapere e compiere ciò che a Dio piace? Oppure è un pesante dovere, una piacevolezza del sentimento o che cosa?

- A che punto sono col cuore solare, radice vitale del mio essere albero chiamato a produrre frutti di misericordia soprattutto?

Mi cerco un posto di quiete e visualizzo il crocifisso, lo contemplo. Mi lascio penetrare dalla certezza che mi è "albero di vita e salvezza", albero che mi risana. Poi, con tranquillità, mi vedo albero che vuol dare buoni frutti. E li chiedo questi frutti di vita buona, di un cuore misericordioso. Li chiedo umilmente, appassionatamente a Colui che è Misericordia senza fondo.