È un episodio che sbalordisce, tanto è insolito dentro ogni cultura richiamare dalla morte una persona. Proprio questo miracolo della resurrezione della dodicenne figlia di Giairo ha anche senso profetico: anticipa il miracolo-chiave di volta della nostra fede: Gesù stesso risorgerà da morte. Lo spauracchio più tremendo per l'uomo di ogni tempo è vinto da Lui per sempre. Anche per noi l'ultima parola non è della morte, ma della vita. Conrisorti con Lui fruiremo delle nozze eterne.
Da poco Gesù ha domato la tempesta, ha vinto il demonio. "Chi è
costui?" ( v. 25), si chiedono i suoi affascinati e sgomenti davanti al
mistero della sua Persona.
Luca c'inoltra così a cogliere sempre più a fondo l'identità di Cristo: Colui
che ha il potere sul cielo, sul mare, sui nostri mali, persino sul maligno e sul
male che sembra più definitivo: la morte.
Il racconto si struttura a incastro : un episodio inglobato in un altro con
un'introduzione ( v.40) nel segno di due verbi importanti: ATTENDERE-
ACCOGLIERE.
Sono due verbi della vera fede. Si accoglie il Signore, solo se lo si attende.
v.41-42 Giairo (il nome significa "Egli irradia luce") è capo della sinagoga; dunque non era affatto tenuto ad inginocchiarsi davanti a Gesù. Lo fa per disperazione. Ha infatti una figlia morente di 12 anni, cioè nell'età delle nozze, secondo il costume ebraico. L'evangelista Marco dice "perché aveva 12 anni" (Mc. 5,42), sottolineando ancora più fortemente questo numero simbolico. Se si approfondisce, si comprende infatti che lo Sposo è Gesù, Colui che è venuto perché abbiamo non la morte, ma la vita e l'abbiamo in pienezza (cfr.Gv.10,10). In questa ragazza si coglie il dramma fondamentale di chi vive senza Dio: morto alla speranza, avvertendo la vita come una corsa verso la morte di cui sfugge il senso. In realtà la morte è entrata nel mondo "per invidia del diavolo " ( cfr. Sap. 2,24) e " a causa del peccato" (Rm. 5,12) di cui è "stipendio" ( Rm. 6,23). È dentro la morte che Gesù - lo Sposo di ogni uomo!- fa " esplodere" la Risurrezione.
v.43-44 Nel frattempo mentre la folla si accalca attorno a Gesù, una donna tocca solo la frangia del suo mantello. Da dodici anni ( qui significa da lungo tempo) soffre di emorragia, cioè di perdita di vita, di cui il sangue è segno. I suoi tentativi di guarire col soccorso di vari medici non solo furono tutti fallimentari, ma risultarono di grave perdita. Ora, toccando la frangia del mantello di Gesù, il flusso di sangue si ferma. La fede è proprio questo protendersi a Gesù: questo "toccare" Colui che per primo ci ha toccati, quando eravamo ancora peccatori ( cfr. Rm.5,6-11). La fede è TOCCARE la fedeltà di Dio. La non fede è ricorso a vari idoli che, non solo non salvano, ma danneggiano.
v.45-46 Gesù porta un mantello con frangia. Anche in questo particolare obbedisce alla Legge (Num. 15,37-41; Dt. 22,12); però poi la supera per amore, permettendo di venir toccato da una donna che è impura secondo la Legge ( Lv. 15,25-27). Egli è il comunicatore di energia salvifica. Lc. in 6,19 già aveva detto che la folla cercava di toccarLo perché da Lui usciva una forza che sanava tutti.
v.47-48 L'esperienza intima della donna che si sente guarita diventa coraggio di annuncio davanti a tutto il popolo. Gesù le dice che è la fede la sua salvezza e la invita a camminare verso la pace: Lui, il sole venuto a guidare i nostri passi sulla via della pace (cfr. Lc.1,79).
v.49-52 Quasi per "sovrimpressione" succede alla donna ammalata, la dodicenne morta. Allo sgomento del padre che ne sente annunciare la morte, Gesù risponde con una parola - fulcro che si raccorda ancora alla fede: " Non temere : solo credi e sarai salvata".Per Lui - e lo afferma- la morte non è l'irreparabile, ma è solo un Sonno, talmente è grande il suo potere su di essa!Sono inoltrati al mistero della Risurrezione solo Pietro, Giacomo e Giovanni: i testimoni della trasfigurazione e dell'agonia di Gesù e i genitori della dodicenne.
v.53-56 Gesù tocca la ragazza
prendendola per mano. Anche in questo toccare un morto Gesù si pone al di
sopra della Legge che lo proibiva (cfr. Num.19,11). Egli si preoccupa -
particolare umanissimo! - che le sia dato del cibo. I genitori sono
attoniti nello sbalordimento di chi avverte la forza ultramondana della
Persona di Gesù.
A causa del segreto messianico, Egli comanda che la cosa non sia
divulgata.
Nella "sovrimpressione" la donna che perdeva sangue (e vita)
guarita dalla fede, diventa la giovinetta pronta per le nozze, destata dal
sonno della morte dallo Sposo per eccellenza. E la giovine risorta viene
ad identificarsi a Gesù che, in prima persona, sgominerà la morte dentro
il suo sepolcro.
C'è attesa di Gesù nelle mie giornate?
C'è accoglienza vera della sua parola nel mio cuore e nella mia vita? O mi lascio troppo spesso "spegnere" dall'apatia, da preoccupazioni mondane, spendendo inutilmente il mio vivere?
La mia è fede vera che mi salva dentro le varie situazioni, anche le più incerte e dolorose? È piena fiducia nel Gesù della vita e della risurrezione?
Vedo il dolore, la morte (dei miei cari e mia) nell'ottica della Risurrezione oppure mi chiudo e incupisco nella tristezza?
La mia fede diventa attenzione, annuncio, dono di me a quanti avvicino?
Mi stupisco della affascinante Personalità umano-divina di Gesù e lo lascio operare salvezza nel mio cuore, ascoltando e vivendo la sua Parola (è così ch'Egli mi tocca!).
Prova a pregare questo brano sperimentando il lasciarti "toccare" da Gesù come la ragazza morta e, a tua volta il protenderti a voler toccare tu il Signore come la donna ammalata. Ciò in pratica significherà esporgli ferite nascoste, debolezze, mali vari, entrando con profonda fede in un rapporto intimo con Gesù "Vita e Risurrezione" del nostro cuore.