Marco 2,18-22

Un vero cammino di preghiera deve fare i conti con la percezione, per Fede, della Presenza di Gesù come lo Sposo della nostra vita profonda, e anche con la percezione (sofferta talvolta anche acutamente) della sua apparente assenza. Un vero cammino di preghiera è un cammino di amore e di novità di vita.

Gesù, entrando a Cafarnao, non solo ha compiuto un grande prodigio: quello di far camminare un paralitico, ma ha pronunciato parole sconcertanti, che suonarono blasfeme per gli orecchi dei suoi contemporanei: Lui, (creduto un uomo soltanto, come tutti) ha detto: "Ti sono perdonati i peccati". Poi, uscendo ancora lungo il mare, sgancia una paroletta: un piccolo "Seguimi" a Levi, un esattore delle imposte che subito pianta in asso il bischetto dove ammucchiava soldi, e lo segue.

Dopo la nostra pericope, Gesù, criticato perché permette ai suoi di sfamarsi raccogliendo spighe anche se in giorno di sabato, il giorno sacro a Dio, dopo aver detto che anche il sabato è fatto per l'uomo, pronuncia una parola autorivelatrice della sua divinità: "Il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato".

Il racconto procede poi verso 3,6 in cui è detto che "i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire". Sullo sfondo dunque del nostro brano splende la luce del mistero della morte di Gesù. E' in questa luce che quanto stiamo per approfondire acquista densità di senso salvifico.

Tutto è scandito attorno alla domanda che i discepoli di Giovanni e i farisei rivolgono a Gesù (v. 18). La risposta di Gesù si articola e vivacizza entro tre immagini: quella delle nozze, della stoffa grezza, del vino nuovo con relativi otri nuovi.

v. 18a I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno.
La pratica dell'astinenza dai cibi si riscontra in molte religioni. Nel Primo Testamento è soprattutto inteso come segno di penitenza collegato spesso con la preghiera.
E' una pratica ascetica che serve a moderare le passioni e a dominare il corpo in modo che non detti legge, con le sue voglie disordinate, allo spirito. Certamente è un aspetto positivo dell'ascesi e come non riprenderlo in una società di supernutriti come la nostra?
Attenzione però! Al tempo di Gesù soprattutto i farisei lo praticavano con quella mentalità legalistica che lo svuotava del suo significato spirituale. Quanto a Gesù, Egli vede bene che lo si pratichi per rendere più forte la preghiera (cf 9,29) ma stigmatizza quelli che giocano ad apparire più bravi degli altri e non vestono di umile riserbo (cf Mt 6,17) il loro esercizio ascetico.

v.19-20 Gesù disse loro: Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni in cui lo sposo sarà loro tolto; allora digiuneranno.
Gesù - lo afferma lui stesso - è lo Sposo. E' Sposo del suo popolo, della Chiesa, di ogni uomo. Vale la pena di visitare, nella Bibbia, questo tema importantissimo dello "Sposo" (cf Os 18,25; Is 54,1-10; Gv 3,29; 2 Cor 11,2; Ap 21,9).
La presenza dello Sposo è tutto per un fedele. Ma Gesù non illude. Dicendo che "verranno giorni in cui verrà tolto lo sposo" ricorda così il suo mistero pasquale di passione e morte, di "assenza".
Quanto all'espressione "allora digiuneranno" è allusiva della pratica del digiuno che le comunità cristiane iniziarono dopo la morte la resurrezione e l'ascensione di Gesù. In particolare si digiunava il venerdì e il martedì.

v.21-22 Nessuno cuce una stoffa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi.
La Bibbia di Gerusalemme ha una nota esauriente. Nel parallelo di Mt 9,17 spiega: "Il vestito vecchio e gli otri vecchi sono il giudaismo in ciò che esso ha di caduco nell'economia della salvezza; il panno non sgualcito e il vino nuovo rappresentano lo spirito nuovo del Regno di Dio […]. Rifiutando sovraccarichi e rattoppi, Gesù vuol fare qualcosa di incomparabilmente nuovo, sublimando lo spirito stesso della legge di Mosè". L'accento è messo su questa assoluta novità che è Gesù, il suo vangelo e dunque le indicazioni circa la preghiera e la vita.

Gesù anche oggi, a dispetto di tutte le logiche contemporanee, gli atteggiamenti di pensare e di sentire che rinchiudono l'uomo in se stesso, è l'esplosiva novità.
Pensiamo come il suo vangelo è incompatibile con tutto ciò che vorrebbe ridurre l'uomo a un essere rinchiuso dentro beni solo materiali, dentro dinamiche egoistiche che gli impediscono la sua vera vocazione che è vocazione ad amare. E' questa NOVITÀ che ci persuade a catapultarci fuori dalle vuote spinte superficiali verso l'accaparramento dei beni caduchi.
L'uomo è vero cristiano se "dice" questa NOVITÀ! E' figlio di Dio, redento nel Figlio Unigenito Gesù, e ha per destinazione la vita eterna, la festa nuziale del cielo.
La tentazione di oggi (forse di sempre) è di aggiustare il vecchiume della mentalità mondana con qualche po' di pratica cristiana. No! Non tiene! Rischi di spaccare tutto. E di spaccare anche te stesso. Bisogna decidersi per il vangelo, per il discorso della Montagna, per le Beatitudini.
La pratica del digiuno? Utilissima! E da riprendersi. Ma per rendermi libero (anche nella mia dimensione corporale) di pregare, di aderire a Cristo, mai invece per sentirmi a posto, migliore degli altri.
Il centro di tutto è Gesù, lo Sposo. Scrive il cardinale C.M.Martini: "Gesù viene come Colui che si dona sponsalmente a ciascuno di noi e compie così l'attesa di tutta l'umanità. Da sempre l'umanità cercava un rapporto amoroso e quasi sul piano dell'uguaglianza con Dio. "Quasi", perché la distanza tra Dio e l'uomo resta infinita. Però il venire di Gesù lo pone di fronte all'uomo in una dedizione sponsale. "Dio è amore" (1 Gv 4,16) E' questo l'insegnamento biblico che non dovremmo dimenticare mai" (C.M.Martini, La pratica del testo biblico, Piemme, 2000, p.38).
Pregare è dunque sostanzialmente percepire, per fede, sotto l'azione dello Spirito Santo (che sempre invochiamo all'inizio della preghiera) che il Signore è lì: lo Sposo che mi sta amando.
Nella misura un cui, pregando, faccio esperienza di Lui come l'UNICO NECESSARIO perché Sposo della mia vita, la preghiera stessa si salda al mio vivere. La mia giornata è nutrita dal di dentro e il mio vivere (l'azione, il riposo, il sano divertimento, la gioia e il sacrificio, la sanità e la malattia) tutto diventa CONTINUA NOVITÀ D'AMORE. Ecco il "vino nuovo" da attingere però in quell'otre fondamentalmente nuovo che è il cuore di Cristo, la segreta fonte dell'amore, attingerlo col perseverare nella preghiera.
"Verranno giorni in cui sarà loro tolto lo Sposo" Queste parole di Gesù come esprimono il suo mistero pasquale così sono anche allusione dei nostri periodi di aridità, di fatica nel pregare.
Gesù pare assente, sembra che tutto si annebbi, si svuoti di senso. La preghiera sembra una pratica da gettare… Non facciamolo! Lo Sposo si vela al nostro sguardo interiore, si nega alla nostra sensibilità, ma per tornare, se gli rimaniamo fedeli, con una presa di possesso più profonda e totalizzante di tutto quello che siamo e abbiamo.

Chi è per me Gesù? Sono intento a scoprirlo sempre più come Sposo con una preghiera viva, che sgorghi dalle profondità del cuore?
Nei periodi di fatica e aridità, tendo a "mollare" la preghiera o chiedo aiuto per perseverare?
La mia preghiera rende "nuovo" cioè splendente della "novità di Cristo" il mio modo di pensare, di giudicare gli eventi, di affrontare la mia storia, di fare scelte da… Vangelo? Oppure metto "rattoppi"?
Il cuore di Cristo è per me l' "otre nuovo" a cui attingo il vino nuovo dell'amore?

Assorbo, silenziosamente, questa affermazione di un pastore e maestro spirituale odierno: "Ciò che conta è che ciascuno incontri il Signore, si lasci abbagliare dalla sua bellezza e dalla sua novità. Non c'è rinnovamento personale e comunitario se non in questo lasciarsi infuocare dal mistero di Gesù. Si tratta di essere in contatto con la sua persona attraverso la meditazione (preghiera profonda) del Vangelo e la frequentazione dei Sacramenti" (C. M. Martini).
Resto silenzioso/a alla presenza di Gesù. Gli chiedo di percepirlo qual è: Sposo e NOVITÀ ASSOLUTA d'amore per la mia vita.