Mt. 28,16-20

 

Siamo alla conclusione del vangelo di Matteo. In esso l'Evangelista ha raccolto in cinque grandi discorsi quello che Gesù ha insegnato perché diventassimo figli in Lui (che è il figlio per eccellenza), compiendo la volontà del Padre. (cf. cap. 5,6e7; cap 9 e 10 fino a 11,1; cap. 13, 1-53; cap. 18, 1-35; cap. 23, cap. 24, cap. 25, 1-46)
Da un capo all'altro poi del suo vangelo Matteo ci presenta Gesù come il Dio-con-noi (cf 1,23 e 28,20). E' da questa certezza non a caso collocata all'inizio e alla conclusione che abbiamo il coraggio per assumerci, con gioia, la nostra identità e missione di cristiani.

v. 16 Ora gli undici discepoli si recarono in Galilea sul monte che aveva indicato Gesù Discepoli sono e resteranno (E noi, con loro). Non ha mai senso credersi maestri: uno solo è tale: Lui In Galilea: il luogo (da sempre piuttosto disprezzato - cf Gv 1,46) dove Gesù aveva vissuto la ferialità dei suoi giorni a Nazareth per 30 anni e dove aveva cominciato il suo annuncio. Anche per noi è nella Galilea del nostro quotidiano che cogliamo il suo "esserci" e il suo "annuncio". Sul monte. Oltre a questo monte, Matteo ci segnala quello dove il Figlio proclama le beatitudini (5,1), quello dove Gesù si ritira in preghiera (14,23), quello dove guarisce i malati (15,29) e quello dove anticipa la resurrezione, vestito di luce nella Trasfigurazione (17,1 ss). Ha un fascino il monte: significa elevazione!

v. 17 E vistolo, si prostrarono adorandolo; altri però dubitavano. Si tratta di "vedere" con gli "occhi" del cuore (cf Ef. 1,18) "vedere" Gesù attraverso l'ascolto e il pregare la Parola, vederlo nel fratello di cui ci si prende cura. Prostrarsi è l'atteggiamento anche fisico del riconoscimento adorante. Adorare etimologicamente vuol dire portare alla bocca (= ad orem), "baciare" (cf i Magi 2,2.11). Il "bacio" del Figlio è il senso segreto del nostro vivere! Ed è lo stesso del Padre per il Figlio e per noi. Alcuni dubitarono L'essere tentati da dubbi è normale, come lo fu per Pietro nel suo camminare sulle acque (cf Mt 14,31) Essere coscienti dei propri dubbi e gridare come Pietro a Gesù "Signore, salvami" è ciò che trasforma la nostra fede mancante o debole in fede vera e certa

v. 18 Avvicinatosi, Gesù parlò loro. Tutta la "lieta notizia (= vangelo) è questa: Dio si fa vicino, ci ama e ci salva.  Ogni potere è dato al Figlio dal Padre che è una cosa sola con lui. (cf Gv 8,16)Il discepolo partecipa di questo potere che è poter fare quel che lui dice (7,29), perdonare (9,6) e imparare a vincere il male (10,1) La croce di Gesù è il segno forte di questo potere che vince - al di là di ogni apparente morte e sconfitta.

v. 19 Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli. Ogni vero seguace di Gesù è anche inviato. Non si tratta tanto di insegnare agli altri (non dice "ammaestrateli") quanto di comunicare (con la Parola, la Preghiera e la vita) quello stesso potere che connota il discepolo, come si è detto sopra. Tutti i popoli: esprime quel respiro di universalità che caratterizza il messaggio di Salvezza di cui leggiamo il preludio nella benedizione di Dio ad Abramo (cf Gen. 12,3b). Battezzandoli Battezzato significa immerso. Quanti sono immersi nelle tenebre e nell'ombra di morte vengono "pescati" (Mt 4,19) e immersi nella luce. Nel nome del Padre. Il nome è la grande Presenza, è il Padre della vita, la fonte dell'essere. Nel nome del Figlio. Venire immersi nella sua morte e risurrezione significa poter vivere da figli di Dio nel Figlio per eccellenza. Nello Spirito Santo diventiamo "partecipi della vita divina (cf 2Pt1-4) grazie allo Spirito: Amore reciproco del Padre e del Figlio, flusso della loro vita divina che ci coinvolge nella Trinità Santissima.

v. 20 Insegnando ad osservare…..Che cosa ha insegnato Gesù ai suoi? Ha insegnato ad amare: che, in concreto, è il compiere la volontà del Padre aiutati e vivificati dall'Amore del Figlio.

v. 20b Io sono con voi tutti i giorni fino al compimento del mondo. La Presenza permanente e provvida del Signore è il messaggio ulteriore che si riallaccia all'inizio di questo vangelo di Matteo. Gesù è veramente il "Dio con noi" (cf 1,23) annunciato dai profeti; ma se Dio è con noi chi e che cosa potrà essere contro di noi? (cf Rom. 1,32 ss) Il compimento del mondo è la meta. Noi tutti siamo per strada. E il tempo, i giorni della nostra vita sono questo cammino che si compirà con l'arrivo a casa. Non isolati, ma insieme con Lui e coi fratelli non temiamo alcun male. La sua "vittoria" diventa la nostra scommessa e fiducia.

C'è in me la consapevolezza che Dio mi chiama alla gioia del "discepolato?"

Che cosa è per me essere discepolo di Gesù, realizzare, in qualsiasi vocazione, la "sequela" di Lui?

Ascolto, vivo e annuncio la sua Parola o sono neghittoso/a, pigro/a, sordo interiormente?

E' forte, è di primaria importanza per me sapere che Gesù non è un grande eroe lontano nel tempo né un Dio senza volto, ma Presenza dentro il mio quotidiano che non verrà meno mai?

Quali le mie "strategie" per ricordarmi della sua Presenza durante la giornata?Tendo a "far discepoli" i fratelli o me ne scordo o accampo facili scuse?

Visualizzo il monte e, rendendomi consapevole della Presenza di Gesù, passo del tempo in adorazione.

Posso ripetere:

Tu con me, Signore, sempre. Io con Te.
Oppure: Aprimi gli occhi del cuore. Che io ti veda ogni giorno nella Parola, nell'Eucaristia, nei fratelli
Oppure: Se tu sei con me, chi e che cosa temerò?
Oppure: Rendimi tuo discepolo e mandami dove vuoi.