Approfondire il "Padre Nostro" può sembrare scontato. E' una preghiera cui siamo abituati fin da bambini. Ed è proprio dall' "abitudine" che ci deve trar fuori la nostra Lectio Divina, per poter scoprire le inesplorate profondità della preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato. Allora e solo allora arriveremo a cogliere la densità del termine "Padre" a cui corrisponde il mistero di Dio come Padre di noi che, in Gesù, siamo suoi figli. Sarà importante confrontare Lc 11, 1-4 e cogliere le differenti modalità della stesura dentro però un'identica sostanza. La formula di Matteo è più solenne e rivela uno stile più liturgico.
Il brano è collocato in quel "discorso della montagna" che è un po' la "magna-Charta" di tutto l'insegnamento di Gesù. In questo capitolo 6 è puntualizzata soprattutto la necessità di non orientare la propria vita all' "apparire", ma all' "essere". Quell'entrare nella camera (=il cuore) e "chiudere la porta" (= del cuore), quel sapere che il Padre vede nel "segreto" (del cuore), quel credere che non lo spreco di molte parole, ma l'apertura a credere che il Padre sa di che cosa abbiamo bisogno ancor prima che chiediamo: tutto questo è richiamo forte a un cammino di fede-essenzialità che ha radici all'interno del nostro cuore, non fuori. Non a caso poi, immediatamente dopo aver consegnato il Padre Nostro, Gesù scandisce l'inderogabilità del perdono; il Padre perdonerà a noi, solo se noi perdoniamo (cf al riguardo in Mt. 18, 21-35 l'importantissima parabola del servo a cui molto è perdonato, ma che diventa strozzino verso il debitore). E' dunque evidente che una condizione di fondo per pregare è il sapersi perdonati da Dio e voler perdonare ai fratelli.
Cogliamo nettamente una introduzione invocatoria e sette domande divise in due nuclei di tre con la quarta al centro. Le prime tre domande riguardano direttamente Dio, la quarta il pane, le altre tre il perdono e la vittoria sul male. Sono 7 le domande. E non a caso! Il 7 dice, biblicamente, perfezione.
v. 9 Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli
L'appellativo "padre" si
può trovare in tutte le religioni, ma è il contesto che conta! Nel
Vangelo (anche a differenza del Primo Testamento) la parola Padre si
coglie come la chiave interpretativa per avvicinarsi al mistero di
Dio. Dio è Onnipotente. Certo! Ma la sua onnipotenza è tale per
salvarmi, per volermi bene. E' dominatore. Certo! Ma il suo è il
dominio dell'amore in cui come Padre si dona. E' giudice. Certo! Ma
esercita la sua giustizia di Padre che mi sollecita a scelte che mi
permettano di essere salvato. Capire questo è di fondamentale
importanza. Nostro cioè "Padre di noi che siamo chiamati a
riconoscere il mistero di Dio nel volto dei fratelli".
"Che sei nei cieli" sottolinea non la lontananza ma la
trascendenza. Questo Dio che è Padre (ma anche Madre, Sposo, Amore
senza limiti) è presente in tutto. Non posso però dire che
"tutto è Dio". E la sua è "Presenza-Mistero";
Dio non è catturabile, non è da banalizzare. Nel suo commento San
Francesco esclama: "Santissimo Padre nostro: creatore,
redentore, consolatore e salvatore nostro".
v. 9b-10 Sia santificato il tuo
nome
Dio è la santità per eccellenza, infinita. Che dunque
significa questa petizione? Lo capiamo contemplando Gesù. Il nome
è biblicamente "presenza" Gesù ha santificato
(=glorificato) il Nome del Padre fino alla Croce e il Nome
(=Presenza del Padre) ha santificato Lui (=glorificato) fino alla
Resurrezione. Santificare il nome di Dio Padre per noi significa
accettare la croce di Gesù nelle nostre giornate e credere che la
Presenza di questo Padre-Amore opera continuamente risurrezione in
noi, come in Gesù, se gli diamo fiducia. Da questo punto di vista
capisco come tutto nel mio quotidiano può essere
"santificato": il dolore e la gioia, il lavoro manuale e
intellettuale, la padronanza serena dell'intelligenza incorporata
nel computer, in internet, ecc. Proprio tutto. Quel che importa è
che io viva intero il mistero di Cristo dentro la mia realtà, sotto
lo sguardo del Padre e per la sua gloria.
v. 10a Venga il tuo regno.
Un'antichissima variante in Lc. Diceva: "Venga il tuo Spirito
Santo". In effetti il Padre vuol darci lo Spirito Santo (cfr.
Lc 11, )Proprio perché penetrati dalla sua grazia che libera e
illimpidisce la vita, noi rifiutiamo il compromesso. Chiediamo in
sostanza il Regno di Dio come giustizia, gioia e pace nello Spirito
Santo. Già si affermi in noi e nel mondo. Allora, fuori dalle brame
del possesso egoistico e dall'avidità di un piacere narcisistico,
fuori dall'ingordigia carnale e dall'orgoglio spirituale, il nostro
vivere Cristo diventa verità, bellezza, l'emergere del mio e
dell'altrui "SE" in cammino verso la comunione. Non c'è
più "esteriorità separante", ma la terra intera diventa
"sacramento" e fiducia rappacificante e unitiva.
v. 10b Sia
fatta la tua volontà come in cielo come in terra
Per volontà di
Dio si intende tutto il "progetto" di Dio. Qui chiediamo
che il progetto-grazia di Dio (che è salvezza) si realizzi
attraverso le nostre scelte di vita. "Non chiunque mi dice:
Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli , ma chi fa la
volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7, 21-23) Ancora una
volta Gesù, proprio nell'nsegnarci chi è il Padre e come
rivolgerci a Lui, c'insegna a saldare la fede e la preghiera alla
vita. Fuori da questa modalità la fede diventa spiritualismo e la
preghiera illusione. Non per nulla Lui, nostro modello, ha detto di
sé: "Mio cibo è fare la volontà del Padre mio" (Gv.4, )
Come in cielo così in terra. Significa che il progetto di Dio è
per tutti e per tutto: cielo, terra, universo. Viene in mente il
canto nei cieli di Betlemme: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli
e pace in terra agli uomini di buona volontà" La gloria di Dio
nei cieli, quando è cercata anche dalla buona volontà umana,
produce quello che è desiderabile in terra: la pace del cuore,
delle relazioni, della vita.
v. 11 Dacci oggi il nostro pane
quotidiano
Collocata al centro della preghiera, questa petizione ci
dice che è fondamentale avere il pane, ogni giorno: è un bisogno
materiale ma, se non è soddisfatto, il resto o è devozionalismo o
non è realizzabile. Abbiamo però anche fame del Pane "sovrasostanziale"
che è la Parola di Dio e l'EUCARISTIA. Bisogna dunque che ci
sfamiamo del pane materiale, ma questo bisogno non deve ingigantire
al punto da soffocare o sopprimere la fame più profonda, di ordine
spirituale. Attenzione poi a quell'aggettivo "nostro"! Non
solo il padre è di tutti noi che siamo fratelli, ma anche il
"pane" è una realtà di tutti. Non sono cristiano se non
vivo la necessità di "spezzare" il pane (non mio, ma
"nostro") con chi non ne ha. Gesù ci insegna la
negatività dell'accumulo: "Non potete servire a due padroni: o
odierà l'uno e disprezzerà l'altro (…) Non potete servire Dio e
mammona (Mt 6,24)
v. 12 E rimetti a noi i nostri
debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori
Se la domanda del
pane è al centro, per le ragioni espresse, bisogna però coglierne
lo stretto rapporto con questa petizione che è chiaramente la più
importante. Avessimo infatti anche tutto il pane del mondo ma non ci
sentissimo perdonati, riconciliati, la vita sarebbe un inferno. Qui
la verità della domanda esige la verità della convinzione di
fondo: siamo veramente peccatori e non è il caso di scivolare in
"pura" retorica o vuoto di parole. L'immagine del debito
riguarda due realtà: 1) ti ho fatto torto; 2) Non ti ho dato ciò
che ti dovevo. Chi infatti può sentirsi "giusto" di
fronte a Dio? Eppure Dio è DIO-PADRE NOSTRO perché mi perdona. La
parabola del servo a cui è molto perdonato e che non vuol perdonare
(Mt 18, 21-35) ci aiuta a "scavare" il senso di queste
domande. Scrive O. Clement: "Non è perché io rimetto i debiti
ai miei debitori che Dio rimette i miei. Io non condiziono il
perdono di Dio. E' invece perché Dio mi predona, mi riconduce a
Sé, libero nella sua grazia, è perché sono invaso dalla
gratitudine che estraggo gli altri dalle sabbie mobili del mio
egocentrismo e permetto anche a loro di esistere nella libertà
della grazia". (Il Padre nostro - E:Q:igajon. Bose 1988 p.
111)
v. 13 E non ci indurre in
tentazione
Dio non ci provoca al male, non gioca a vederci cadere,
"Dio non tenta nessuno" (Gc 1,13) Però non vuole
risparmiare la tentazione perché è la prova necessaria alla nostra
Fede che è una realtà viva e dinamica. La tentazione dunque in se
stessa non è un male. Chiediamo però al Padre di ogni bene di
opporre alla tentazione la forza della Parola di Dio come fece Gesù,
quando fu tentato nel deserto. Gli chiediamo pure di non perdere mai
la certezza che il Padre ci sostiene, ci aiuta e ci salva, anche se
sembra non intervenire. "Ha salvato gli altri non può salvare
se stesso. E' il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli
crederemo" (Mt 27,42) Così fu tentato Gesù. Potremo noi non
essere tentati?
v. 13b Ma liberaci dal male -
Sostanzialmente significa dal "maligno"
"Il male non
è solo assenza di essere: è piuttosto intelligenza perversa che, a
forza di cose assurde, vuol farci dubitare di Dio e della sua
bontà" (O.Clement, o.c., 116) Il male dunque non è solo
"privazione di bene" come dicevano i Padri, ma è il
Maligno. Al maligno interessa sostanzialmente una cosa: farci
perdere la speranza, farci colpevolizzare Dio dei nostri guai (cf Gn
3), edulcorare, diluire e vanificare la fede nel Dio Padre di Gesù:
Dio di amore e di perdono, Dio che si è rivelato a noi,
"amandoci talmente da darci il Figlio Gesù (cf Gv3)
Mi rendo conto che la vittoria di Dio nel mio cuore avviene se metto in atto i tre dinamismi vitali del cristiano: fede - speranza - carità?
So che la vittoria del maligno è farli inceppare?
Egli tende a cambiare:
La fede in Dio Padre di Gesù in una evanescente fiducia in Dio (che scompare appena si è nella prova) Vedi, per esempio, NEW-AGE.
La speranza in Dio Padre di Gesù in illusioni che poi diventano disperazione.
La carità in corsa al piacere egoistico dove l'amore è parodia: solo un giocare al sesso e quindi amore nell'incomunicabilità e nella solitudine
Ho la profonda convinzione che Dio sa quello di cui ho bisogno e guida con tenero amore i miei passi concedendomi l'energia dello Spirito Santo perché io realizzi il suo progetto?
Prova a soffermarti su una di queste petizioni Con l'aiuto dello Spirito Santo ripetila a lungo, nel ritmo del respiro fino a percepire di averla interiorizzata, quasi a far parte del tuo tessuto esistenziale.