Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. (Mt. 13,44)

Se questo capitolo 13 è per essenza racconto di parabole, è importante vedere (quasi visualizzare!) un Gesù che, fin dall'inizio del suo manifestarsi ai contemporanei (3,13), non ha cessato di provocare reazioni, le più diverse. Sempre più c'è stato chi è venuto irrigidendosi contro di Lui e sono esplose controversie evidenziate soprattutto nel cap. 12; c'è stato pure chi si meravigliava e si lasciava afferrare da Lui, nell'accoglienza della sua Parola.

La pericope che prendiamo in considerazione chiude il discorso parabolico che occupa tutto il cap.13. Immediatamente prima Gesù aveva proclamato che quelli che fanno la volontà di Dio: quelli sì sono veramente suoi discepoli, suoi fratelli, sorelle e madri (cfr. 12,46-50).
Dirà poi che a loro è dato di comprendere (v.51), mentre le folle che se ne stanno fuori, non entrano nell'intimità della casa (cfr. 13,36) sembra che riescano a comprendere (vv. 11,34.36) una Parola che li interpella nella loro libertà.
Tutte queste parabole rivelano due modi o due livelli di accoglienza - comprensione del mistero di Cristo: uno superficiale e formale, uno vero e profondo che crea rapporti vitali (addirittura di parentela stretta) con Gesù.

Si coglie che Matteo in questo capitolo ha raccolto 7 parabole intenzionalmente. Il 7 è biblicamente numero perfetto; rievoca i 7 giorni della creazione simbolo della storia del mondo: la realtà spirituale dell'uomo espressa dal 3 (spirito, psiche, corpo) in seno alla natura di cui il 4 rappresenta gli elementi primordiali (acqua, aria, fuoco, terra).

Tre delle 7 parabole sono registrate anche da Marco e da Luca. Le altre 4 sono proprie di Matteo:

Il buon grano, la zizzania e sua spiegazione

Il tesoro nascosto

La perla preziosissima

La rete e la sua spiegazione.

Il discorso è strutturato in modo da cogliere il duplice uditorio. Non a caso torna due volte il termine "casa" come un contrappunto:

v. 1 Quel giorno Gesù, uscito di casa, si sedette ... e molta folla si raccolse presso di Lui...

v.36 Allora lasciata la folla, venne alla casa e i discepoli gli si accostarono.

Interessante la conclusione . Parla del "padrone di casa ": lo scriba divenuto discepolo cioé il conoscitore esperto della Scrittura che, se scopre Gesù, il tesoro occulto, "comprende" tutto: l'ANTICA ALLEANZA e la NUOVA che ne è il compimento.

Circa la parabola del tesoro, con tutta probabilità Gesù si riferisce a un fatto accaduto. A causa delle molte guerre succedutesi in Palestina, molti sotterravano monete d'oro e cose di sommo valore. Succedeva a volte che chi l'aveva nascosto moriva. Felice chi si ritrovava poi in possesso del tesoro spesso in recipiente d'argilla che si spezzava all'urto di utensili di lavoro. Solo ancora pochi anni fa , a QUMRAN, furono trovate tre giare colme di monete sepolte da secoli.
L'uomo che scopre il tesoro agisce correttamente dal punto di vista giuridico: non se ne appropria, ma compera il campo dov'è nascosto il tesoro.
Certo: il ritrovamento appare come una sorpresa e, non a caso, è motivo di grande gioia.
Anche le perle, a quell'epoca, erano di preziosità grande. Pescate da tuffatori nell'oceano Indiano, nel Golfo Persico.