“E il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Mi perdoni Giacomo Leopardi se oso appropriarmi di un suo verso famoso. Forse esprime anche quel che provo nei confronti del tema che mi è stato affidato. Pur avvertendo la mia insufficienza a trattarlo come varrebbe la pena, vorrei aiutare anche altri, ad apprezzarlo e a viverlo.

Si, la meditazione, già come espressione umana dell’uomo pensante, è un’azione di profondità che mi affascina. Tanto più quando si tratta di un suo preciso modo d’essere all’interno della Lectio Divina.

Già San Giovanni Paolo II ai Vescovi lombardi in visita ad Limina Apostolorum, nel febbraio 1991, aveva detto: “Per la nuova evangelizzazione occorre soprattutto il passaggio da una fede di consuetudine, pur apprezzabile, a una fede che sia scelta personale illuminata, convinta, testimoniante… In questo rinnovato sforzo evangelizzatore occorre continuare a promuovere nel popolo un’assiduo contatto con la Bibbia intimamente assimilata nella Lectio divina” (cfr. Formati a una fede adulta nn. 5-6).

Papa Ratzinger poi ha detto a proposito della L.D. che si tratta di “una confidenza sempre nuova e sempre più da approfondire con tutta la Sacra Scrittura, letta nel contesto di fede e di preghiera”.

Non a caso Benedetto XVI si espresse proprio così, evocando il card. Carlo Maria Martini, che non solo della L.D. fu maestro, ma la liberò – per così dire – da polvere e ombre di secoli, spesso più ligi a devozioni e devozionalismi vari che alla forza vitale della Sacra Scrittura.

Se si tratta di un contatto forte con la Bibbia, è dunque indispensabile chiederci:  che cos’è fondamentalmente la L.D.?

Proprio il Card. Martini afferma che è “esercizio ordinato dell’ascolto personale della Parola di Dio”.

Credo che non si potrebbe trovare definizione più concisa e nello stesso tempo più illuminante.

Dire ‘esercizio’ significa chiara allusione a un dinamismo: qualcosa che stimola in me un movimento importante.

Non va taciuto che spesso compiamo alcune pratiche religiose quasi telecomandati da inveterata abitudine. E l’abitudine – lo sappiamo bene – spegne lo slancio personale e vitale.

La Lectio, essendo qualcosa di attivo, suscita in me e promuove quell’attività personale di preghiera e di contemplazione che è appunto la Lectio Divina.

‘Ordinato’ significa che è un esercizio con una sua interna dinamica molto semplice ma tale da suscitare in noi sorpresa e interesse.

Non andiamo per ‘fischi e frasche’ ma da questo ‘ordine dinamico’ ci lasciamo coinvolgere, provocare, anche positivamente inquietare.  Proprio per questo la parola biblica non ci riesce ostica arida e lontana ma tale da trasformarsi dentro di noi in preghiera.

‘Personale’ non si tratta dell’ascolto di un’omelia, di una parola che viene letta pubblicamente nella Chiesa.     Caratteristica di questo esercizio è la dinamica di un ascolto personale che essendo in sintonia con l’ascolto comunitario della Parola proclamata in chiesa non scade nell’individualismo o nel semplicismo, coltivatore di cristiani superficiali.

‘Della Parola’ si tratta della Parola divina è Dio che parla, è Cristo che illumina ciò che il Padre vuole e dice, è lo Spirito Santo che assiste e preserva da inquinamenti la limpidezza della Parola annunciata.

Esplicita il senso profondo della Parola di Dio quanto dice il Card. Martini: “Mi parla la Parola che mi ha creato, che ha il segreto della mia vita, la chiave delle mie situazioni presenti, che ha il segreto del cammino della Chiesa, la chiave delle situazioni storiche presenti. Mi parla lo Spirito che penetra ogni realtà economica sociale politica culturale del mondo. E’ sempre ascolto della Parola con la maiuscola: della Parola che ha fatto il mondo, che lo sostiene, lo guida e lo regge” (C.M.Martini La scuola della Parola. All’alba ti cercherò, Piemme 2002, pag. 55)

 

Mentre la teologia cristiana è “nutrita” di Sacra Scrittura attraverso lo studio (qualcosa che, in qualche misura, dovrebbe far parte del bagaglio personale del cristiano) la L.D. è nutrita di Parola di Dio contattata in un clima che chiamerei orante-esistenziale.

Il già ricordato Card. Martini chiese che sulla sua tomba fosse posto questo versetto salmico “Lampada ai miei passi è la tua Parola” (Sal 118,105).  A proposito del nostro assunto, mi sembra illuminante il fatto che San Giovanni Paolo II, sulla scorta della Dei Verbum, definisce la L.D.  ‘Lettura meditata e orante della Sacra Scrittura’ (Pastores dabo vobis 47).

Il Concilio Vaticano II affermò poi il suo essere finalizzata alla conoscenza di Gesù Cristo ( Cf. Dei Verbum, 25).

Meditata e Orante sono i due aggettivi che connotano la Lectio Divina. Sono loro a preparare il terreno di una conoscenza viva e non superficiale.

Dire Lettura meditata significa proporre qualcosa di accessibile a chi, nel suo modo di essere e di agire, si caratterizza per una certa propensione al gusto del silenzio e del raccoglimento che, come dice il vocabolo, esprime la capacità che una persona può avere di rientrare facilmente in sé stessa, scegliendo anche di proposito momenti che facilitano questo rientro, mai finalizzato a uno psicologismo telecomandato dall’ego ma piuttosto a una conoscenza reale di sé, degli altri, del mondo e di Dio.

Questo gusto del raccoglimento va di pari passo con il gusto del silenzio che si dissocia totalmente dal mutismo come un fiore profumato dalla gramigna.  Tanto per il raccoglimento come per il silenzio è importante prevedere per sé e per chi eventualmente ci è affidato in campo educativo, un percorso che eserciti la persona a familiarizzare con questi due elementi preziosi e tanto disattesi dalla società rumorosa e chiacchierona di oggi.

Se nel campo della scienza, della letteratura, della poesia e dell’arte in genere raccoglimento e silenzio sono elementi importanti, va detto che sono pure importantissimi per chi voglia percorrere la strada della Lectio divina. Va però subito chiarito che ci si raccoglie e si fa tacere la lingua, fuggendo possibilmente dai rumori, non per scappare via dal consorzio umano e dalla compagnia degli uomini ma anzi per approfondire e ravvivare il proprio cuore profondo che in tal modo si abilita ad accogliere la Parola di Dio e a lasciarci da essa convertire a una vita che estromette ogni giorno l’ego perché sia l’Amore a ordinare la quotidianità soprattutto per quel che riguarda relazioni umane in cui l’Amore-dono si imponga

Non è nata ieri la L.D.!  Guigo il Certosino (XII secolo) ne propose una formulazione suddivisa in quattro momenti, dopo averla presentata come una scala che dà sulla vita: Lectio (lettura), Meditatio (meditazione), Oratio (preghiera), Contemplatio (contemplazione).

La Meditazione è dunque al secondo gradino, ma certamente la traviseremmo se non la vedessimo in stretta relazione con il primo gradino della famosa scala: la Lectio, preceduta però sempre – nota importantissima! – dall’invocazione dello Spirito Santo.

E’ infatti lo Spirito che può inoltrarci nel contatto vero e forte con la Parola, fuori da tentazioni di esercizi spiritualistici o intellettualistici.

E’ lo Spirito che, attraverso la Parola penetrata in clima di preghiera, ci permette di ‘spremere’ il senso prezioso del testo biblico sempre ordinato alla vita vera e profonda, dunque alla gioia che ne sgorga.

 

Quale il criterio di scelta del testo biblico? Non è il caso di scivolare in scelte dilettantistiche. O si sceglie la ‘Lectio continua’ di un libro della Bibbia, oppure i testi liturgici del giorno; meglio uno solo, se si vuol davvero andare in profondità.

Ecco sono “a tu per tu” con la pagina della Scrittura, dopo aver fatto zittire mente cuore e l’intera mia persona con l’aiuto dello Spirito.

Ho letto e riletto il testo, cercando di penetrarne bene parole e frasi, evitando seriamente la tentazione della fretta che è madre della superficialità.

Ora si che posso entrare nella meditazione della Parola evitando tutto ciò che è fuorviante come il facile abbandonarsi a sofisticate autoanalisi, dove è la nostra psiche a dettare leggi pericolose.

Questo momento della Meditatio non va dato per scontato, perché è proprio di lì che parte il nostro primo approfondimento.

Ricorrendo anche a buone note della Bibbia, consultando passi paralleli, mi arricchisco e imparo a leggere la Bibbia con la Bibbia stessa.

Può esserci dunque un breve momento a carattere ermeneutico. Né va disprezzato un buon commento esegetico. Soprattutto gli antichi Padri hanno infatti ancora cose preziose da dirci a proposito del passo biblico da approfondire.

Attenzione però! Meditare qui vuol dire essenzialmente chiedersi: questa Parola di Dio che cosa dice a me, oggi? Come entra nel mio vissuto illuminandomi?

No, non si tratta di erudizione, ma di lasciarsi felicemente provocare alla conversione del cuore e della vita.  Per questa ragione il momento della Meditazione, come è strettamente legato a quello della Lectio, così è assolutamente connesso anche con quello dell’Oratio (preghiera) che segue subito dopo.

Si, torna bene l’immagine della scala suggerita da Guigo il certosino.  Sulla scala, infatti, non puoi saltare da un gradino all’altro. Rischi di romperti una gamba o l’osso del collo.

Tenendo ben presente che il protagonista di questa “avventura spirituale” è sempre lo Spirito, a questo punto più che mai Lo invochi con fede semplice e viva. E’ così che quanto hai meditato non è lì per addobbare il cervello, ma diventa un dinamismo che muove il pensiero e il cuore, l’oggi il domani la vita.

 

La meditazione dunque, all’interno della L.D., è come un’immersione in acque profonde e terapeutiche.

Ti libera da tante scorie dell’ego, ti porta al largo sull’onda del primato della gloria di Dio e sul tuo poterti inserire in quella pace interiore che viene da Cristo e che ti rende testimone.

Solo infatti se ti sei lasciato pacificare interiormente, potrai diventare ‘pace’ nell’oggi di Cristo al mondo che ti circonda.

Si, l’assidua frequentazione della Parola di Dio, meditata all’interno della L.D., porta a quella visione serena dell’esistenza totalmente vissuta nell’abbraccio del Dio Presente e provvido, che mai cessa di amare ogni uomo.

Questa frequentazione della ‘meditatio’è un aiuto efficace proprio a entrare sempre più a fondo nella Parola senza mai uscire dalla vita.

Anzi, vivendola nella sua verità profonda e nelle opportunità più ricche e buone che essa offre, la meditazione della Parola ti porta quasi spontaneamente alla contemplazione.

E’il momento in cui la Parola meditata diventa bellezza fulgore, come quando lo sbocciare di una rosa è investito dal sole. E il tuo non è più solo sguardo attento ma vivificante stupore.

E’ il momento in cui proprio la Parola meditata diventa elemento talmente vitale da consentirci di “essere sempre pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi” (cfr. 1Pt 3,15).

Diventa evidente che la Parola meditata e pregata, proprio perché dilata il cuore e ci fa crescere nelle ampiezze dell’amore di Dio, ci rende aperti al dialogo con tutti, non solo al dialogo ecumenico ma anche a quello interreligioso e con ogni tipo di uomo. Diventiamo capaci di comprensione e di quella compassione che è luce di bontà al di là di ogni indifferentismo e meschina chiusura nella prigione di interessi egoici.

Inoltre la Parola di Dio meditata e pregata ci rende agili sulla strada del nostro quotidiano, proprio perché vigilanti nell’attesa del compimento di quelle promesse che la Parola stessa ci rende ogni giorno familiari.

Si, possiamo dire che la Parola di Dio e dunque la L.D. ci rende avvertiti di quelle strategie ideologiche impregnate di materialismo e continuamente fabbricate dalle grandi macchine regolatrici dell’efficientismo economico voluto da chi possiede di più e sempre più vorrebbe possedere a scapito di chi poco o nulla possiede.

La Parola di Dio, frequentata ogni giorno, nella decisione quotidiana di praticarla senza rimandi ci libera anche da ogni paralisi provocata dalle paure e dalla pigrizia dell’anima per rinnovare sempre una curiosità positiva per ciò che è vita dell’uomo, della natura, del progresso.

Infine la Parola di Dio non solo diventa regolatrice di una vita vera buona e bella, ma ci conduce a questo attraverso l’incontro personale con Gesù: Parola Vivente del Padre, Parola che interpreta nel profondo e rivela il senso recondito di ogni verità giustizia e amore.

Concludo citando ancora il maestro della L.D. Card. Martini che, in un’omelia del suo servizio pastorale nell’Arcidiocesi ambrosiana, pregò così: “Ti chiedo, Signore, che Tu faccia di noi un’acqua sorgiva per gli altri, pane spezzato per i fratelli, luce per quanti camminano nelle tenebre, vita per chi brancola in ombra di morte. Signore, sii tu la vita del mondo, guidaci con la tua Parola alla tua Pasqua.  Cammineremo verso la Gerusalemme celeste incontro al Padre” (Omelia del 29 marzo 1980).

 

Sr Maria Pia Giudici FMA

Convegno

MEDITAZIONE SPIRITUALITÀ E BENESSERE

Università Pontificia Salesiana, Piazza dell’Ateneo Salesiano, 1, Roma

3-5 Ottobre 2014