Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Gv 6, 51
Come vivere questa Parola?
C’è una Sequenza evangelica che ha segnato, fin dai tempi antichi, la vita della Chiesa e dei Cristiani. Si tratta di un inno sacro e udirne il testo, accompagnate dalla musica e magari cantate da Bocelli, è davvero una grande commozione. Il cibo che viene dal cielo e che Gesù ci ha lasciato in eredità, come compagnia e forza è chiamato Panis Angelicus, ma pure pane dei pellegrini, pane dei figli. E’ il grande dono che Gesù ci ha lasciato sotto le apparenze del pane e del vino, frutto d’amore della morte e risurrezione di Cristo. L’Eucaristia è il grande mistero di un Dio che si nasconde nella quotidianità per farsi speranza e compagnia di donne e uomini in cammino.
Oggi, in qualche momento di adorazione e silenzio, preghiamo così:
Signore, tu sei per me cibo e bevanda,
più mangio e più ho fame, più bevo e più ho sete,
più possiedo e più desidero.
Sei più dolce al mio palato che un favo di miele, più di qualsiasi dolcezza che si possa misurare. Sempre rimarranno in me la fame e il desiderio, perché sei inesauribile.
(Parole riprese da un poeta sacro)
La voce di un monaco
“Già l’autore della Didachè scriveva: “Se condividiamo il pane celeste, come non condivideremo il pane terreno?”. All’assemblea ecumenica di Nairobi è venuto fuori quest’altro slogan incisivo: “C’è vera evangelizzazione quando un mendicante indica a un altro dove tutti e due possono trovare da mangiare. Chi vive la liturgia si sente preso in questa dialettica stringente. Sente che deve farsi ponte tra eucaristia e vita”.