DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». […]
Che cosa è più facile: dire al paralitico «Ti sono perdonati i peccati», oppure dire «Àlzati, prendi la tua barella e cammina»?

Mc 2,1-5.  9

Come vivere questa Parola?

Quando ci mettiamo in preghiera, spesso arriviamo davanti a Dio come il paralitico del Vangelo con parti di noi che non si muovono più, con pesi che non sappiamo nominare, con desideri che non abbiamo il coraggio di riconoscere. Eppure, come quei quattro amici che aprono il tetto, anche noi possiamo lasciarci portare davanti a Gesù. Egli non guarda per prima cosa noi, ma la fede di coloro che ci conducono a Lui quando noi non abbiamo più forza. Quando ci lasciamo guardare da Gesù, Lui fa ciò che nessuno può fare: illumina le nostre tenebre e ci rimette in cammino. La sua prima parola non è un rimprovero, ma un atto d’amore: “Figlio, figlia… ti sono rimessi i tuoi peccati.” Quando Gesù ci dice “Alzati”, non ci chiede uno sforzo, ma ci dona una forza e ci invita a portare con noi il nostro “lettuccio”, non per vergogna, ma come memoria della sua misericordia

Signore, vengo a Te così come sono, entra nelle mie paralisi. Rimettimi in piedi con la Tua parola e rendimi capace di portare altri a Te.

La voce di un Papa

“In effetti, il peccato è una sorta di paralisi dello spirito da cui soltanto la potenza dell’amore misericordioso di Dio può liberarci, permettendoci di rialzarci e di riprendere il cammino sulla via del bene..”

(Dall’Angelus di Papa Benedetto XVI di domenica, 22 febbraio 2009)

 

 

 

                                                     

     Commento di Claudio Del Brocco

claudiodelbrocco@yahoo.it

 

 

  

                                                                     

 

 

 

 

 

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