DALLA PAROLA DEL GIORNO

«C’era allora un uomo di Sorea, della tribù dei Daniti, chiamato Manòach; sua moglie era sterile e non aveva avuto figli. L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: «Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guàrdati dal bere vino o bevanda inebriante e non mangiare nulla d’impuro. Poiché, ecco, tu concepirai e partorirai un figlio sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio fin dal seno materno; egli comincerà a salvare Israele dalle mani dei Filistei».

La donna andò a dire al marito: «Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto maestoso… Allora Manòach pregò il Signore e disse: «Perdona, mio Signore, l’uomo di Dio mandato da te venga di nuovo da noi e c’insegni quello che dobbiamo fare per il nascituro». Dio ascoltò la preghiera di Manòach e l’angelo di Dio tornò ancora dalla donna…

E la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. Lo spirito del Signore cominciò ad agire su di lui».

 

Giudici 13,2-9.24-25a

Come vivere questa Parola?

Mentre l’antifona della novena richiama la riflessione di ieri sul germoglio, le due letture ci presentano due annunciazioni: il concepimento e la nascita di Sansone, un giudice e guerriero (cf Gdc 13,2-25) e di Giovanni, il precursore del Messia (cf Lc 1,5-25). Due racconti con diversi elementi simili, letterari e spirituali. L’epoca storica, prima di tutto: anche se a distanza di secoli, tutte e due sono segnate da occupazioni, soprusi e anche di comportamento poco edificante dello stesso popolo d’Israele. In seno del quale però ci sono sempre delle persone giuste e fedeli all’alleanza, come le due coppie presentate: Manòach e sua moglie, Elisabetta e Zaccaria.

Le due donne, poi, hanno un’esperienza di vita molto diversa, tutte e due però sono afflitte dalla stessa umiliazione agli occhi della società: non hanno figli e sono sterili. Il messaggero del Signore appare per annunciare il cambiamento della loro personale situazione e di quella del popolo – per bocca e mano dei loro figli sui quali agirà lo Spirito del Signore.

Elisabetta l’annuncio lo percepisce attraverso la parola muta di Zaccaria; la moglie di Manòach invece il messaggio lo riceve direttamente, insieme alle indicazioni su come comportarsi. Sorpresa e felice subito condivide la lieta notizia con il marito, il quale chiederà ulteriori istruzioni nella preghiera. E il Signore ascolta e accompagna la coppia ad accogliere il dono tanto atteso quanto inaspettato, per il quale anche le rinunce richieste non sono un peso, anzi, diventano un’offerta gradita e generosa, al momento dell’annuncio, come nella vita successiva. Quel figlio prescelto fin dal grembo materno a compiere azioni gloriose nel nome del Signore, infatti, avrà bisogno del loro sostegno e soprattutto del loro esempio di contare non solo sulle proprie forze e doti, ma sulla fiducia nel Signore, Dio Onnipotente e Salvatore.

Vieni a liberarci, Signore, non tardare.

La voce di due genitori adottivi

La fecondità è la realizzazione di una chiamata, è la risposta a un Tu, il Signore, che ci chiama, che ci raggiunge nella nostra realtà, anche nella condizione di infertilità, là dove siamo, così come siamo.

(Giovanni e Maria Rosaria)

 

 

                                                     

     Commento di Sr. Mimica Oblak FMA

mimica.ax@yahoo.com  

 

  

                                                                     

 

 

 

 

 

Questo sito utilizza i cookie per il suo corretto funzionamento. I dati registrati attraverso i cookie vengono utilizzati al solo scopo statistico. Se vuoi avere maggiori informazioni sull'uso dei cookie clicca qui.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi