DALLA PAROLA DEL GIORNO

Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

 

Lc 12,39-48

Come vivere questa Parola?

«…Siate pronti, perché nell’ora che meno pensate, viene il Figlio dell’uomo». Questa frase del Vangelo mi ricorda una poesia di Gabriel García Márquez, scrittore colombiano e premio Nobel per la letteratura.

“Se sapessi…”

Se sapessi che questa è l’ultima volta che ti vedo uscire da quella porta,

ti darei un abbraccio, un bacio, ti chiamerei di nuovo per darti di più…

Se sapessi che questa è l’ultima volta che sentirei la tua voce,

registrerei ogni tua parola per poterla riascoltare ancora e ancora all’infinito…

Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, ti direi che ti amo

e non darei per scontato scioccamente che tu lo sappia già.

C’è sempre un domani, e la vita ci dà un’altra possibilità per sistemare le cose,

ma nel caso in cui mi sbagliassi, e oggi è tutto ciò che ci rimane,

vorrei dirti quanto ti amo, che non ti dimenticherò mai…

 

Sì, se sapessimo quando il Signore verrà, il nostro atteggiamento sarebbe molto diverso. Leggiamo di nuovo una beatitudine per i servi: “Beato il servo che il padrone, arrivando, troverà così al lavoro”. In che modo? Essendo fedeli e diligenti davanti agli altri, distribuendo la porzione al momento opportuno, beati. Il Signore ci ha dato tanto, ci ha affidato tanto, e quindi richiederà molto da noi.

Chiediamo al Signore di essere sempre vigilanti, di custodire ciò che ci ha affidato, affinché possiamo essere fedeli, anche nel poco che ci è stato donato.

La voce di un santo Papa

 […] Per questo può esserci di grande aiuto una parola dell’apostolo Paolo: “Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele” (1 Cor 4, 1-2). Questa parola, “amministratore”, non può essere sostituita da nessun’altra. Essa è radicata profondamente nel Vangelo: pensiamo alla parabola dell’amministratore fedele e di quello infedele (cfr Lc 12, 41-48). L’amministratore non è il proprietario, è colui al quale il proprietario affida i suoi beni, affinché li gestisca con dedizione e responsabilità. Proprio così il sacerdote riceve da Cristo i beni della salvezza, a favore di ciascun fedele e dell’intero popolo di Dio.

Non possiamo dunque mai ritenerci proprietari di questi beni: non della parola di Dio, che dobbiamo testimoniare e proporre con fedeltà, senza mai confonderla o sostituirla con le nostre parole e le nostre vedute; non dei sacramenti, da amministrare con sollecitudine e anche con sacrificio personale, secondo l’intenzione di Cristo espressa dalla Chiesa; ma nemmeno dei locali, degli spazi, delle dotazioni materiali delle nostre parrocchie e comunità: abbiamone cura, come se fossero nostri e più che se fossero nostri, non però per il nostro vantaggio ma unicamente per il bene della porzione del popolo di Dio che ci è affidata.

(Discorso al Clero della Diocesi Di Roma Giovedì, 13 febbraio 1997 San Giovanni Paolo II)

                                                     

     Commento di Sr Teresita Verhelst Solano fma           

 tereverso2017@gmail.com

  

                                                                     

 

 

 

 

 

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