DALLA PAROLA DEL GIORNO
«Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato”.
All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”. Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. […]
Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”. Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”. Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gv 11,3-6
Come vivere questa Parola?
Questa quinta domenica di Quaresima, dopo il tema dell’Acqua della vita (Samaritana) e della Luce (Cieco Nato) incontrate nelle due domeniche precedenti, troviamo – all’interno del cammino battesimale che ci porta alla Pasqua – il tema del “passaggio dalla morte alla vita”. La “risurrezione” o meglio il ritorno alla vita di Lazzaro è il settimo dei segni presenti nella prima parte del Vangelo di Giovanni. Esso, insieme agli altri segni, ci prepara a capire meglio il mistero della Pasqua di Gesù.
“Colui che tu ami è malato” (v3). Malato in greco è molto simile alla parola: mancante. “Colui che tu ami è mancante” … dell’incontro con l’altro, con l’amico, con colui che ami. Dio ci ha creato per amore: mancanti del Suo amore. La nostra vita è una ricerca disperata di Lui come dirà la sposa del Cantico di Cantici (2,5; 5,8): “Sono malata d’amore”. La nostra malattia è vivere, desiderare la pienezza. Dio ci ha creati così, con questa malattia che si chiama: “vita”.
“Questa malattia non è per la morte, ma per la Gloria di Dio” e a volte noi riempiamo questa mancanza in modo sbagliato. Ma Dio ci dice di non preoccuparci: questa mancanza non è per la nostra scomparsa, ma perché la nostra vita possa essere riempita da Dio. Questa malattia è una mancanza che porterà Lazzaro e ciascuno di noi, direttamente ad incontrare Gesù. “Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava” (v 6). Gesù non va subito da Lazzaro, ma aspetta due giorni che rappresentano la distanza tra la sua croce e la sua risurrezione. Gesù ingloba la malattia – la mancanza – e la morte di Lazzaro nella sua morte.
Le obiezioni di Marta che sono le nostre, permettono a Gesù di far fare a Marta un salto: dalla fede di Israele: so che risorgerà alla fine dei tempi (v 24) all’ IO SONO la Risurrezione e la vita (v 25). Gesù ci fa vivere l’anticipazione della risurrezione dalla fine dei tempi al suo oggi.
Aiutaci a vivere con te la nostra mancanza di amore permettendoti di riempirla, per risorgere con te già oggi. Questa è la nostra fede. AMEN!
La voce di un Papa
“Gesù avrebbe potuto evitare la morte dell’amico Lazzaro, ma ha voluto fare suo il nostro dolore per la morte delle persone care, e soprattutto ha voluto mostrare il dominio di Dio sulla morte. In questo passo del Vangelo vediamo che la fede dell’uomo e l’onnipotenza di Dio, dell’amore di Dio si cercano e infine si incontrano. È come una doppia strada: la fede dell’uomo e l’onnipotenza dell’amore di Dio che si cercano e alla fine si incontrano. Lo vediamo nel grido di Marta e Maria e di tutti noi con loro: “Se tu fossi stato qui!…”. E la risposta di Dio non è un discorso, no, la risposta di Dio al problema della morte è Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita… Abbiate fede!”
(Francesco, Angelus, 29 marzo 2020)