DALLA PAROLA DEL GIORNO
«Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera, in virtù della promessa. Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze. Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar. Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi. Sta scritto infatti: «Rallégrati, sterile, tu che non partorisci, grida di gioia, tu che non conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell’abbandonata, più di quelli della donna che ha marito».
Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.
Cristo ci ha liberati per la libertà ! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù».
Gal 4,22-24.26-27.31-5,1
Come vivere questa Parola?
«Rallegrati, o sterile che non hai partorito; prorompi in grida di gioia, tu che non hai conosciuto i dolori del parto, perché la donna abbandonata ha più figli di colei che vive con il marito». Nulla è impossibile a Dio; la vita offre esempi di come la sterilità sia stata trasformata in fecondità . Oggi, quando tutto appare arido e sterile — quando non vi sono frutti — questa Parola ci invita a confidare nell’agire di Dio: nonostante la nostra apparente sterilità , qualcosa di nuovo sta per nascere. Ci credi?
Signore, Tu rendi possibile ciò che appare impossibile; trasformi i nostri cuori aridi in cuori fecondi quando sono abitati dalla Tua Parola. Inviala dal Tuo santo cielo a guidarci, affinché — anche tra le tenebre di un mare in tempesta — possiamo gettare le reti e Tu possa riempirle di una pesca abbondante: nuovi figli per il Tuo regno.
La voce di un Padre della Chiesa d’Oriente
San Giovanni Crisostomo commenta: “Dov’è la figura di Sara? La Gerusalemme di lassù è libera. Pertanto, coloro che nascono da lei non sono schiavi. Agar era la figura della Gerusalemme terrena, come è evidente dal monte che porta il suo nome [il Sinai]. La Chiesa, invece, è la figura della Gerusalemme celeste. L’Apostolo, tuttavia, non si ferma alle prefigurazioni, ma presenta Isaia a conferma delle sue parole. Così, dopo aver affermato che la Gerusalemme di lassù è nostra madre — e aver attribuito questo titolo alla Chiesa — cita il profeta, il quale esprime il suo stesso pensiero (Is.54,1) …
“Egli ritorna più volte su questi argomenti, desideroso di dimostrare che quanto accaduto non era una novità recente, ma era stato stabilito fin dal principio, molto tempo prima. Non sarebbe forse assurdo che un popolo scelto tanto tempo fa, e giunto alla libertà , si sottomettesse volontariamente al giogo della schiavitù? Con queste parole, egli indica un’ulteriore ragione per persuaderli a rimanere saldi nella retta dottrina” (Commento alla Lettera ai Galati 4,22–24, 26–27).
Commento di Sr Teresita Verhelst Solano fma