DALLA PAROLA DEL GIORNO
Mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
 Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità . È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
 Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
 Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.
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Mc 12,13-17
Come vivere questa Parola?
Gli avversari di Gesù volevano tentarlo, tendergli una trappola, e credevano che adulandolo, rivelandogli una verità che non condividevano, lo avrebbero fatto cadere. Lo riconoscevano come una persona sincera, che non si curava degli altri, che insegnava la via di Dio. Lo riconoscevano come una persona autorevole: poteva rispondere con autorità alla domanda: “Bisogna pagare le tasse a Cesare o no?”.
Gesù intuì la trappola e diede loro una risposta brillante: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Insegnò che, pur essendo il Figlio di Dio, al di sopra della legge, pagava le tasse corrispondenti. Vedi Matteo 17:24-27. Il suo atteggiamento solleva interrogativi sull’adempimento dei propri doveri di cittadino.
Signore Gesù, fa’ che in me non ci sia dicotomia tra la mia fede e il mio impegno sociale. Possa l’invito di Don Bosco ad essere buoni cristiani e onesti cittadini guidare il mio cammino quotidiano.
La voce di un Papa
Secondo la celebre affermazione di Gesù: «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio» (Marco 12,17). Se le monete romane recavano l’immagine di Cesare e quindi dovevano pagare il dovuto, così l’impronta del Creatore, unico Signore della nostra vita, si trova nel cuore umano. Pertanto, un autentico secolarismo non significa trascurare la dimensione spirituale, ma piuttosto riconoscere che questa dimensione, fondamentalmente, garantisce la nostra libertà e l’autonomia delle realtà terrene, grazie ai dettami della Sapienza creatrice, che la coscienza umana sa accogliere e mettere in pratica.
(Benedetto XVI, Udienza generale, mercoledì 17 settembre 2008)
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                                                      Sr Teresita Verhelst Solano fma            Â
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