DALLA PAROLA DEL GIORNO

Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va’!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa’ questo!», ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!»

Mt 8,5-11

Come vivere questa Parola?

Solitamente è Gesù che incontra, chiama e guarisce. Qui è un centurione romano, straniero, pagano, oppressore, che avvicina Gesù. Forse non ha neppure ben chiaro chi sia Gesù, ma qualcosa dentro lo spinge verso di lui. Un’ intuizione, un desiderio è ciò che lo muove. E’ la ricerca di Dio che abita nel cuore di ogni uomo. Il centurione prende sul serio questo desiderio che sente, non si lascia impaurire di fronte a Gesù, ma lo affronta di petto, si sente già amato, si fida di lui. Gesù si meraviglia del coraggio di questo uomo, che chiede la guarigione non per sé ma per il suo servo. Si meraviglia perché è umile. Di fronte a questo uomo così coraggioso e così umile, Gesù intuisce subito la grande fede del soldato che suscita il miracolo della guarigione, anche a distanza.

Il centurione non chiede nulla a Gesù, racconta quello che sta vivendo e gli affida la sofferenza di questo suo servo, che gli sta molto a cuore. Quante cose viviamo nelle nostre giornate? Dovremo imparare a raccontare tutto a Gesù: la nostra sofferenza, o la sofferenza che incontriamo sul nostro cammino, sui nostri fratelli che incrociamo, le gioie che viviamo. La preghiera è innanzitutto la consegna di queste cose. Prima di essere una richiesta, è un affidamento. Poter dire a qualcuno ciò che stiamo vivendo, è già un grande miracolo. Gesù non solo ascolta, ma previene anche la preghiera implicita in questo racconto: “Io verrò e lo guarirò”. Ciò che stupisce ancora di più è la fede immensa che mostra il centurione: “Signore, io non sono degno che tu entri nella mia casa, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”. E come dire: Signore, io mi fido totalmente di te e sono certo che farai qualcosa per lui senza che io lo veda”. Gesù è colpito dalla fede di questo uomo. E’ grande la fede di chi prega senza cercare segni, ma con l’intima certezza che chi ci ama non può non ascoltarci e fare ciò che ritiene giusto.

Anche noi abbiamo le nostre malattie interiori: i nostri peccati. Ricorriamo con fede al Signore, specialmente nei Sacramenti e nella preghiera. Se Gesù trova in noi la fede del centurione, se confidiamo in Lui, viene in nostro aiuto.

Vieni, Signore Gesù, a risanare le nostre ferite; di’ soltanto una parola e guarisci il nostro cuore. Anche se non siamo degni di accoglierti nella nostra casa, entra in noi con la tua parola di salvezza e purificaci. Allora potremo udire con gioia la tua voce che ci invita alla mensa del tuo Regno dove potremo condividere il tuo pane.

La voce di un documento della Chiesa

“Davanti alla grandezza di questo sacramento [l’Eucaristia], il fedele non può che fare sua con umiltà e fede ardente la supplica del centurione: O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato”.

(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1,386)

 

 

Commento di Sr Gisella Serra FMA

gisel.serra@gmail.com