Dal 1° al 3 maggio San Biagio si è riempita di volti giovani, di domande vere, di passi in ricerca.
Due gruppi provenienti da realtà diverse – i ragazzi di “Lascia la tua impronta” della casa salesiana del Sacro Cuore a Termini e un gruppo giovanile della Parrocchia degli Oblati di San Francesco di Sales a Roma – si sono ritrovati qui, accomunati da un desiderio che oggi non è così scontato: continuare a cercare Gesù.

Cercarlo non nelle parole già sentite,
non in una fede rimasta al ricordo della Prima Comunione o della Cresima,
ma dentro la vita concreta, lì dove nascono le domande più serie e dove il cuore non si accontenta di restare in superficie.

Sono stati giorni semplici e intensi, vissuti nel clima buono della famiglia, la preghiera condivisa, i pasti consumati insieme. Le mani donate nel servizio e nell’ordine della casa. Il silenzio custodito. Le confidenze nate quasi senza accorgersene. La gioia di sentirsi accolti.

Perché il vangelo, quando è vero, passa anche da qui: da una tavola, da una stanza abitata insieme, da piccoli gesti che educano a uscire da sé e ad accorgersi dell’altro.

Ad accompagnare il cammino è stato il vangelo di Emmaus: due discepoli delusi, in fuga, pieni di interrogativi, raggiunti dal Risorto proprio mentre parlavano della loro fatica.

Ed è sembrato che quella pagina si riscrivesse ancora.
Anche questi giovani sono in cammino, portano sogni, fragilità, attese, timori. Si pongono domande che pesano, eppure non vogliono anestetizzare il cuore.
Scelgono di rischiare, di lasciarsi interrogare da Gesù. Scelgono, pur tremando, di capire se davvero il suo stile di vita può diventare il loro. E Cristo, come sempre, si avvicina senza rumore. Cammina accanto, ascolta, accende la Parola. Si lascia riconoscere nella fraternità. Riscalda lentamente ciò che dentro sembrava tiepido.

Questo abbiamo contemplato in questi giorni:
il miracolo discreto di cuori giovani che non vogliono smettere di cercare il senso,
e un Dio vivo che continua a farsi compagno di strada.
San Biagio, ancora una volta, è diventata Emmaus:
casa dove si condivide il pane, la vita, casa dove il cuore può tornare ad ardere.

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