Maria, madre della sofferenza.
Tu che hai vissuto il calvario di tuo figlio, non puoi rimanere indifferente di fronte al grido di dolore di chi soffre.
Perché la malattia spezza vite e sentimenti, serenità e famiglie, pace e quotidianità.
Assisti gli ammalati nell’ora della morte e non abbandonare chi resta nella disperazione.
Perché la sofferenza rende fragili, e la fragilità ci fa perdere noi stessi.
Ci rende immobili e non ci permette di rialzarci dalla nostra condizione.
Ci rende dipendenti e incapaci di riconoscere ciò che non è amore.
Ma col tuo sostegno e la tua guida, tutti possiamo uscire dalla nostra solitudine.
Possiamo sperare nel futuro e costruire ponti di pace.
Possiamo avere un’altra possibilità.
Possiamo far crescere i giovani nell’allegria.
E arrivare alla fine del nostro cammino dicendo in lacrime di gioia “Ha fatto tutto
lei”.